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::: IL MERCATO DELLE COSTRUZIONI visto da CRESME (e non solo) dossier edilizia di Federica Fiorellini
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Siamo di fronte
alla crisi più lunga dal
secondo dopoguerra
(-9,8% nel 2009,
-5,9% nel 2010),
con un’erosione
di circa un quinto
del mercato.
Qualche buona notizia
solo dal recupero
e dalla manutenzione
straordinaria.
I dati del 18mo
rapporto dell’istituto
leader in Italia
per il comparto edile ...
Partiamo da un fatto che ci ha particolarmente colpiti: lo scorso primo
dicembre le associazioni imprenditoriali - industriali, artigiane
e cooperative e le organizzazioni sindacali di tutta la filiera delle
costruzioni (promotrici degli Stati Generali delle Costruzioni) si sono
date appuntamento per una manifestazione
nazionale a piazza
Montecitorio.
«In questi 18 mesi non è successo nulla e la situazione
si è aggravata». È la denuncia arrivata da 1.500 imprenditori
delle costruzioni e 1.400 tra artigiani e professionisti,
per la prima volta insieme da tutta Italia e
per la prima volta così critici. Obiettivo: richiamare
l'attenzione del governo, del parlamento e di tutte le
forze politiche sull'importanza del settore delle costruzioni
per l'economia del Paese e sulla crisi senza
precedenti che lo ha colpito: circa 30 miliardi di investimenti
in costruzioni in meno in quattro anni, oltre
250.000 posti di lavoro persi nelle costruzioni e nei
settori collegati, oltre il 20% medio di riduzione delle
produzioni nei settori dei materiali da costruzione,
oltre 300% in più di utilizzo ammortizzatori sociali,
impennata del numero dei fallimenti, anche per effetto
dei gravissimi ritardi nei pagamenti degli enti pubblici
(l'Ance stima crediti dei costruttori per 14 miliardi,
con tempi di pagamento sempre più lunghi, arrivati
a oltre sei mesi per il 45% delle imprese, con
punte che arrivano a 24 mesi).
Cresme Ricerche ogni anno produce oltre sessanta
ricerche, fornendo opportunità di conoscenza
strategica per chiunque operi nell’edilizia.
Negli ultimi anni ha regolarmente anticipato
le tendenze e le evoluzioni del mercato,
offrendo interpretazioni e indicazioni che si
sono rivelate preziose.
I dati pubblicati in questo Dossier sono tratti
dallo studio: “Il mercato delle costruzioni
2011 - XVIII Rapporto congiunturale Cresme -
Lo scenario di medio periodo 2010-2015”.
Per maggiori informazioni: www.cresme.it
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Al settore dell'edilizia è arrivato il sostegno di Emma
Marcegaglia. «Il settore - ha affermato la presidente di Confindustria
- deve tornare a essere tra le priorità dell'agenda politica e trovare
risposte adeguate. Garantire i pagamenti alle imprese per i lavori
eseguiti, utilizzare le risorse disponibili per realizzare le infrastrutture
che servono al Paese, puntare su processi di semplificazione amministrativa
rafforzando i controlli di sicurezza e regolarità: sono obiettivi
che come Confindustria condividiamo e che meritano adeguate
risposte da parte del governo».
Nel pomeriggio, il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, ha guidato una
delegazione che si è recata a Palazzo Chigi per un incontro con il sottosegretario
alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, e il ministro delle
Infrastrutture, Altero Matteoli (grande assente il ministro dell'Economia,
Giulio Tremonti). Il governo si è impegnato a varare la semplificazione
normativa e amministrativa, mentre per l'accelerazione dei pagamenti alle
imprese si sta studiando una soluzione tecnica con la cassa depositi e
prestiti.
Aspettiamo alla finestra…

::: COSTRUZIONI: -5,9% NEL 2010
Detto questo, ci sembra utile presentare ai nostri lettori (tutti coinvolti
in qualche modo nella crisi che ha colpito la filiera delle costruzioni, dai
parchettisti ai rivenditori, dai produttori ai progettisti), un’interessante
fotografia del settore, quella che emerge dal 18° Rapporto congiunturale
e previsionale Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato
per l’edilizia e il territorio) sul mercato delle costruzioni
Presentato presso il Centro Congressi di Verona Fiere, nell’ambito del
Construction Day, lo scorso 9 novembre, il rapporto evidenzia come il
2009 sia stato, per il mercato delle costruzioni, l’anno peggiore dal secondo dopoguerra. E il 2010 chiuderà con un altro sensibile calo che
determinerà per il quadriennio 2007 - 2010 una perdita complessiva intorno
al 20%.
::: LA PAROLA A… LORENZO BELLICINI, DIRETTORE CRESME
«Nella nostra previsione peggiorano i dati delle nuove
costruzioni, residenziali e non residenziali, mentre migliora
e torna positiva la stima degli investimenti in riqualificazione
residenziale, ma in misura assai più contenuta
rispetto alla perdita del nuovo. Il risultato è che
nel 2010 il mercato delle costruzioni complessivamente
registrerà un ulteriore calo intorno al 6%.
Mentre nel 2011, auspicando che il Piano Casa 2 (quello che avrebbe dovuto consentire
l'ampliamento delle abitazioni esistenti, ndr) e l’ampliamento del patrimonio esistente inizino
a produrre i primi effetti sul mercato residenziale, ripartirà un nuovo ciclo edilizio con una
crescita comunque inferiore all’1%. In caso contrario, anche il 2011 avrà un andamento in
perdita e l’avvio del nuovo ciclo verrà rimandato al 2012. Ciò anche come conseguenza del
trend ancora negativo del mercato pubblico dovuto allo “slittamento” dei programmi delle
grandi opere e alla contrazione della spesa degli enti locali, che nel 2010 tocca anche le Aziende
Speciali.
Più dinamica del previsto dovrebbe invece essere nel 2011 la domanda di riqualificazione residenziale
che dovrebbe caratterizzare il prossimo ciclo edilizio».
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«Se esaminiamo le fasi critiche principali per le costruzioni dal secondo
dopoguerra - ha rilevato il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, nella
sua presentazione -: il triennio 1975-1977, i bienni 1982-1983 e 1993-1994,
il quadriennio 2007-2010, risulta immediatamente evidente la gravità dell’attuale
congiuntura. Nel primo periodo la contrazione del mercato fu
dell’11,7%, nel secondo periodo del 7,5%, nel terzo del 9,1%, oggi siamo
di fronte ad una crisi innanzitutto più lunga e soprattutto dagli effetti
ben più rilevanti con una erosione di circa un quinto del mercato».
Due sono i dati più rilevanti in termini di analisi delle stime sull’andamento
e sulle prospettive del settore. Il peggioramento della stima relativa al
2010 rispetto a quanto previsto alla fine del 2009, passata da un meno 2,8%
a meno 5,9%, e la contrazione della crescita preventivata nel 2011 da un
+1,6% a un +0,9%.
::: 2010: L’ANNO DELLA RESA DEI CONTI
Per il direttore del Cresme «…il 2010 sarà l’anno della “resa dei conti”:
in termini occupazionali, in termini di capacità competitiva delle
imprese, in termini di selezione. L’analisi sui bilanci di oltre 1.000 imprese
della filiera delle costruzioni ha messo in evidenza come, rispetto
al già difficile 2008, si sia registrato un drastico peggioramento
delle performance di bilancio e dei fatturati. Tanto da mettere una seria
ipoteca sulla tenuta di una parte del settore. I dati del 2009 mostrano
una crisi che interessa tutte le classi dimensionali: certo quelle
minori sembrano soffrire di più (-20% le più piccole, -16% le medie,
-13,4% le grandi): ma tra le grandi quelle tra 250 e 500 milioni di euro
vedono il fatturato ridursi del 18,8%, quelle oltre i 500 milioni del 10,5%. Nel 2009 la crisi sembra agire in forma più complessa, oltre
che più ampia. Se esaminiamo lo scenario dal punto di vista dell’utile
netto e della variazione di fatturato 2009/2008, il 28,3% del nostro
campione ha un bilancio in perdita e una riduzione del fatturato - era
il 16,1% per i bilanci del 2008. Inoltre, il 51,8% delle imprese del campione,
pur mantenendo bilanci in nero, vede ridursi il fatturato rispetto
al 2008. Nel 2008 era solo il 35,6% del campione. In sostanza l’80%
del campione perde fatturato (era il 48,4% nel 2008); il 2,9% cresce ma
non ha utili e solo il 17,3% cresce ed è in utile. Era il 51,6% nel 2008.
Insomma una situazione decisamente
drammatica. Anche
quest’anno, come già l’anno
scorso, l’invenduto, l’insoluto,
la liquidità, la capacità di gestire
il credito a monte e a valle,
la capacità patrimoniale
dell’impresa, il livello di efficienza,
la capacità strategicooperativa
di stare sui mercati
emergenti, rappresentano tutti
elementi chiave, che insieme
alla domanda, fisseranno i
contenuti della competizione e
della selezione che avverrà nel
2010, ma soprattutto nel
2011».
::: ANCE E LE IMPRESE DI COSTRUZIONE ITALIANE NEL MONDO
Il sistema delle costruzioni italiano sta affrontando la crisi investendo
all’estero, vista la profonda debolezza del mercato italiano
delle opere pubbliche. Questo è il principale risultato che emerge
dal Rapporto Ance 2010 sulla presenza delle imprese di costruzione
italiane nel mondo nel 2009.
Da ormai alcuni anni, infatti, le imprese di costruzione stanno aumentando
la loro presenza all’estero, mostrando un’elevata dinamicità
e coraggio nel penetrare nuovi mercati e nell’affrontare sfide impegnative
dal punto di vista tecnico, organizzativo ed economico.
Dall’analisi risulta evidente che le imprese italiane hanno visto
aumentare negli ultimi sei anni il fatturato prodotto all’estero
in maniera molto sensibile, a fronte di una preoccupante
riduzione dell’attività realizzata in Italia. A fine 2009, il fatturato
estero rappresenta, infatti, oltre la metà del fatturato
globale (54%). Tra il 2004 ed il 2009 le attività oltreconfine
sono cresciute ad un ritmo pari al +19,2% annuo, mentre quelle
svolte in Italia sono diminuite ogni anno mediamente
dell’1,8%.
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::: UN NUOVO CICLO
EDILIZIO?
L’avvio del nuovo ciclo edilizio,
in base al Rapporto del Cresme,
appare legato a tre fattori principali.
Il primo riguarda la capacità
del Piano Casa 2 di incidere come
volano sul mercato delle
nuove costruzioni residenziali,
anche in sinergia con i piani di
housing sociale (sotto questa
definizione rientra una nuova
categoria di immobili ovvero
“residenze di interesse generale
destinata alla locazione a
studenti, immigrati, anziani e
persone a rischio di esclusione”).
L’analisi della stima degli
investimenti in costruzioni senza
piano casa mostra come la dinamica delle costruzioni nel 2011 risulterebbe negativa,
e il comparto residenziale subirebbe una ulteriore flessione negativa del 9%
nel 2011 e del 1% nel 2012 per assestarsi, senza crescere,
solo nel 2013.
Il secondo attiene alla conferma degli impegni in
termini di finanziamenti da parte dello Stato a sostegno
dei programmi delle opere pubbliche. La
scarsità di risorse, dopo aver colpito le piccole opere
e gli enti locali, registra infatti una fase di “slittamento”
anche per le grandi opere sopra i 100 milioni
di euro. Le attese per il 2011 dovrebbero essere
produttive, ma visto quanto accaduto nel 2010, è
bene avere prudenza. Le risposte più positive per
le opere pubbliche, pur in un quadro difficile, vengono
dal partenariato pubblico e privato (in crescita
del 13% in termini di investimenti), dal facility
management, e dall’energy technology (l’innovazione
tecnologica al centro delle strategie per ridurre le emissioni di gas
serra e per la sicurezza energetica). Mentre si conferma, in questa situazione,
la debole del comparto delle piccole opere pubbliche di sola
esecuzione.
Il terzo fattore è rappresentato dal ritmo con cui crescerà il mercato della
riqualificazione del patrimonio esistente, da tempo ormai il principale
mercato delle costruzioni. Lo scenario elaborato dal Cresme prevede per
la riqualificazione un ruolo di traino nel prossimo ciclo edilizio, come avvenuto
negli anni ’80 e soprattutto nella prima metà degli anni ’90. Il
prossimo ciclo si caratterizzerà per il prevalere dell’aspetto tecnologico
rispetto a quello estetico. E in questo scenario l’energy technology giocherà
una partita rilevante.
::: LA PAROLA A… ANDREA NEGRI, VICEPRESIDENTE FEDERCOSTRUZIONI
«Sono convinto che nel 2011 non si muoverà nulla, non ci sarà
sviluppo, salvo per alcuni piccoli poli d’eccellenza (penso ai
cantieri in essere in alcune città come Milano), anzi, il comparto
perderà altri 200.000 posti di lavoro. L’unico elemento
di interesse sarà forse l’housing sociale, ma solo a livello di progetti, per le realizzazioni bisognerà
aspettare il 2012.
La situazione è buia. E lo Stato per il momento è fermo, anzi, in quattro anni ha sottratto al comparto
30 miliardi di euro. Il conto è presto fatto: dei 13 miliardi che avrebbero dovuti essere stanziati dal Cipe
ne sono stati deliberati solo 267 milioni, 3 miliari di euro per le piccole opere sono stati azzerati, 14 miliardi
che le Pubbliche Amministrazioni avrebbero dovuto pagare per lavori già conclusi sono congelati.
Non è finita: le detrazioni del 55% per le spese di riqualificazione energetica sono state diluite in 10 anni
e questo è senza dubbio un deterrente per il consumatore. E Il Piano Casa non ha portato a nulla.
Insomma, il settore delle costruzioni è entrato in una fase di circolo vizioso, non riesce più ad autofinanziarsi,
per riprendere ossigeno ha bisogno di investimenti generati da altri comparti dell’economia,
di capitali esterni».
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::: VERSO LA RIPRESA?
Su fronte del mercato immobiliare residenziale, si segnala la previsione positiva
per il 2010, con una crescita delle compravendite del 2,4% e una ulteriore
riduzione dei prezzi, che porta il valore medio delle abitazioni in Italia
ridotto del 17,2% e del 18,7% nelle città capoluogo. Sugli esiti del 2011
pesa la valutazione sulla componente ‘scudo fiscale’ sulla dinamica 2010.
L’analisi del Cresme
evidenzia come
le quotazioni
immobiliari proseguano
nel 2010 nella
discesa tracciata
nei due anni precedenti,
sebbene si riduca
l’intensità del
calo e appaiano alcuni
segni positivi
nelle aree di pregio
delle città, in cui si
sta concentrando
l’investimento immobiliare.
Dopo la
forte discesa dei
prezzi nel corso del
2009 (-10,0% nelle grandi città e -9,8% nella media nazionale), anche in
funzione del limitato contributo dato dall’inflazione (soltanto lo 0,7% di
variazione dei prezzi al consumo), il 2010 si dovrebbe chiudere con un
rallentamento del ritmo di deflazione delle quotazioni residenziali con
un calo dell’1,6% nelle grandi città e del 4,0% nella media nazionale. Con
un tasso di inflazione tendenziale attualmente all’1,5%, si osserva che
nelle grandi città il calo in valori reali è stato solo dello 0,1% contro il
2,5% della media nazionale.
::: LE OPERE PUBBLICHE
Per le opere pubbliche è probabile che tutto venga rimandato al 2012.
Lo scenario vede una contrazione degli investimenti del 5,5% nel 2009 in
valori costanti (-5,8% era stato previsto a novembre 2009), del 4,8% nell’anno
in corso e del 2% nel 2011. La ripresa è prevista nel biennio 2012-
2013, ma sarà modesta: +1% nel 2012 e +2% nel 2013. Quasi tutte opere la
cui partenza era programmata per il 2010, ma che il persistere del particolare
momento di debolezza della finanza pubblica fa oggi prevedere
tra la seconda metà del 2011 e il 2012.
In base alle stime Cresme di breve e medio periodo, la ripresa del settore
viene posticipata, di circa un anno, dalla seconda metà del 2010 alla seconda
metà del 2011. A partire da tale data dovrebbero farsi sentire gli effetti
dell’avvio dei nuovi cantieri per la realizzazione delle grandi infrastrutture di
trasporto programmate per l’expo di Milano 2015, dai cantieri per le nuove
tratte ferroviarie ad alta velocità tra Milano e Brescia, Milano e Genova nonché
il tunnel del Brennero, dall’avvio di nuove tratte autostradali da realizzare
in project financing e dal proseguimento di importanti cantieri in corso,
mentre appare ancora incerto l’avvio del ponte sullo Stretto.
Allo stato attuale delle informazioni, tra il 2011 e il 2015 si attende, quindi, una
nuova stagione, moderatamente positiva, per il settore delle opere pubbliche,
trainata innanzitutto dalle opere del genio civile. Nel 2011 il trend
sarà ancora negativo (-2% in valori costanti, che in valori correnti corrisponde a un pareggio), ma nel quadriennio 2012-2015 il bilancio sarà di crescita:
+1,7% il tasso medio annuo in valori costanti.
Su questo scenario però pesano tre aspetti fortemente critici: il nodo ripresa
economica/debito pubblico, gli esiti della crisi politica, la farraginosità
della macchina burocratico-organizzativa.
Il quadro tracciato presuppone infatti che vengano mantenuti i programmi,
soprattutto per quanto riguarda le opere di maggiori dimensioni
inserite nel Programma delle Infrastrutture
Strategiche e non vengano
avviate operazioni di “rallentamento”
degli interventi e di “slittamento”
delle partite economico-finanziarie
dal bilancio di un anno all’altro.
Come è successo chiaramente nel
2009 e nel 2010. Infatti, confrontando i
risultati dell’analisi svolta a novembre
2010 con quella svolta a ottobre
2009 è subito evidente il disatteso avvio
di un numero significativo di cantieri
programmati per il 2010 e l’avanzamento
lento di quelli in corso.
Questo risultato pone delle ombre, anche nel segmento delle grandi opere,
sulla ripresa del settore prevista e auspicabile nel breve e medio termine.
::: IL SISTEMA ITALIANO DELLE COSTRUZIONI
Nel 2009 le costruzioni italiane hanno registrato un
fatturato complessivo di oltre 338 miliardi di euro.
A determinare il valore del sistema contribuiscono, oltre
alle imprese di costruzioni in senso stretto (il 57% del
mercato), quelle della filiera del cemento e del calcestruzzo,
dei laterizi e della ceramica, del legno, dei mobili
e dell’arredamento, delle macchine movimento terra,
dei prodotti sider-metallurgici, delle tecnologie elettrotecniche,
elettroniche e meccaniche, del vetro e della
chimica per l’edilizia, le società e i professionisti della
progettazione, le aziende di commercio di macchine
movimento terra.
Nel sistema lavorano circa 3 milioni di persone, il 16,8%
degli addetti che operano nelle imprese dell'industria e
dei servizi. La produzione del settore delle costruzioni
rappresenta il 12,8% degli impieghi del Pil.
Fonte: Rapporto 2010 Federcostruzioni
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::: BUIO PER IL NON-RESIDENZIALE
Prosegue, invece, con dinamiche negative l’andamento delle compravendite
non residenziali. Un trend negativo che continua dal 2006 in
misura pesante, per tutte le tipologie non residenziali.
La proiezione del 2010 sulla base dei dati del primo semestre mostra
un stabilizzazione della caduta del comparto industriale - dopo il
crollo del 20% del 2009- una flessione del 3% del commerciale e una
ulteriore significativa flessione
del comparto degli uffici. Si
conferma la difficoltà del comparto
non residenziale nell’attuale
scenario di mercato.
E poco di meglio è da attendersi
per il 2011, stante l’attuale
quadro economico.
::: LA MANUTENZIONE
STRAORDINARIA
CI SALVERÀ?
Le buone notizie vengono dal
recupero e dalla manutenzione
straordinaria.
Con il 2010 l’attività di manutenzione
del patrimonio esistente
si rivela ancora una
volta, come già con la crisi del
1993-94, la vera ancora di salvataggio
del mercato delle costruzioni.
Certo per ora attraverso
le sue caratteristiche di
intervento minuto sul territorio:
sono la ristrutturazione
degli appartamenti e dei condomini
i principali sostenitori
di questa fase di mercato. Anche
perché una parte della domanda
invece di cambiare casa
ristruttura quella che ha.
Gli investimenti crescono intorno
al 2,5/2,4% all’anno. E
nel ciclo espansivo si stabilizzeranno
intorno al 2%. Una
crescita importante, ma contenuta,
che produce effetti sul
mercato delle costruzioni.
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::: IN CANTIERE
Il site manager e il project manager sono due figure fondamentali in un cantiere edile. Il primo ha un ruolo di verifica, coordinamento, supervisione, valutazione
della progettazione esecutiva e realizzazione di tutte le attività di cantiere. Il secondo deve gestire tutte le fasi della commessa/progetto,
dalla pianificazione all'organizzazione,
dal coordinamento al controllo. Va da sé che si tratta di interlocutori importanti per i produttori di pavimenti in legno, così come per i posatori.
Spetta a loro, per esempio, verificare la qualità dei prodotti coinvolti in un cantiere, non da ultimi i pavimenti.
Per fare un po’ di chiarezza e per individuare i nodi cruciali e le possibilità di migliorare il dialogo tra l’impresa e il mondo dei
pavimenti in legno, abbiamo intervistato
due operatori: Egidio Soli e Angelo Sirtori, rispettivamente site e project manager di due noti gruppi milanesi.
Quali sono le sue funzioni e quali le difficoltà che incontra più frequentemente in cantiere?
EGIDIO SOLI, SITE MANAGER di una nota società milanese.
Nel mio caso, il “site” è una figura poliedrica, che si
inserisce sia nelle attività di General Contactor, sia
nel “construction & management”. Supervisiona le
attività del cantiere, verifica la congruenza con il
progetto e relaziona al P.M., tiene sott’occhio i crono-programmi, provvede alle stime e alle verifica della produzione, collabora
con la DL per le verifiche di conformità, collabora con il CSE, verifica che la qualità
dei prodotti sia conforme alle prestazioni richieste. Nel panorama attuale, le
maggiori difficoltà sono generate dalla scarsa preparazione delle maestranze generiche,
nel coordinamento dei subappaltatori, nel rispetto delle tempistiche.
ANGELO SIRTORI, PROJECT MANAGER SELI (www.seli.com)
Il mio compito è quello di gestire, con procedure
snelle, tutte le fasi della commessa, per minimizzare
qualsiasi spreco di risorse. Devo supervisionare
costi, tempi e standard qualitativi, oltre al lavoro
delle maestranze, per evitare, per esempio, metodi
lavorativi non efficienti o sprechi sistematici di tempo. Le difficoltà sono tante,
prima tra tutte riuscire a rispettare i tempi e a ottenere dai fornitori prodotti
realmente rispondenti al capitolato.
Parliamo di pavimenti in legno, come si confronta con questo materiale, lo reputa un prodotto “problematico”?
EGIDIO SOLI. Le nuove tecnologie hanno permesso la produzione di pavimenti evoluti, diversi
dal concetto convenzionale di parquet. Nei nuovi progetti vi è sempre la
componente pavimento in legno, gli architetti ne propongono di infinite tipologie,
sulla base delle offerte del mercato. Ritengo che, nella sua “essenzialità”,
non sia un prodotto problematico. Lo diventa se lo rapportiamo alla difficoltà
nel riconoscere un prodotto di qualità da un materiale di “moda”. Un
altro elemento di criticità è dato dalla scarsa capacità degli operatori dell’edilizia
di selezionare un prodotto che offra le più alte garanzie, nel rispetto delle
norme che ne regolano il commercio, a tutela del consumatore finale (che
trovandosi in fondo alla catena, si ritrova a pagare prodotti non sempre di
qualità). Infine, un prodotto naturale quale è il legno necessita di accorgimenti
particolari di manutenzione e mantenimento, diversi per esempio dalla ceramica,
ma non sempre queste informazioni sono note all’utilizzatore finale.
ANGELO SIRTORI. Nell’economia complessiva di un cantiere non esiste un materiale problematico.
È logico, ci sono materiali più pregiati, e spesso più delicati, che richiedono
una maggiore attenzione, spesso solo e soltanto delle maestranze, nelle
movimentazioni e nelle lavorazioni successive alla posa. Talvolta l’utilizzo del
legno crea problemi logistici: il parquet va protetto, coperto e questo molte
volte viene fatto male o in maniera approssimativa. Un piccolo pezzo di macerie
sotto al cartone di copertura può creare graffi e abrasioni, spesso di grave
intensità. In generale la supervisione è la soluzione migliore, insieme a maestranze
che siano partecipi del problema.
Quali caratteristiche cerca in un parquet?
EGIDIO SOLI. Sicuramente la qualità, poi il design e, in ultima analisi, un rapporto prezzo/
qualità corretto.
ANGELO SIRTORI. Dipende molto da cosa chiede la committenza. Sicuramente in fase di cantiere
avere un materiale duro, resistente e con un buon imballo può facilitare la
movimentazione e la protezione dello stesso.
Cosa si aspetta da un’azienda produttrice di pavimenti in legno, quali garanzie e quale tipo di collaborazione?
EGIDIO SOLI. Prodotti di qualità, conformi alle norme vigenti. Che sia in grado di fornire garanzie
e che possa supportare il cliente nelle fasi della progettazione e, successivamente,
nei preliminari della posa. Che fornisca all’utilizzatore finale sufficienti
ed esaurienti manuali di gestione del prodotto posato. Che le “schede prodotto”
siano conformi e che soprattutto lo sia il pavimento fornito.
ANGELO SIRTORI. Spesso, durante le fasi di gestione della commessa, si fanno ordini ai produttori
con scadenze diverse, vuoi per errori progettuali, vuoi per varianti in corso
d’opera. Questo può provocare l’approvvigionamento di materiale di partite
diverse, con differenze dal punto di vista cromatico e di qualità in generale.
Sono consapevole che ormai quasi nessuno tiene grandi scorte in magazzino,
ma questo è sicuramente un fattore discriminante nella scelta. Fornitori che
possano garantire forniture omogenee sono sicuramente preferibili ad altri.
E da un installatore?
EGIDIO SOLI. Mi aspetterei che un installatore fosse in grado di fornire, a sua volta, sufficienti
garanzie di posa e utilizzo del prodotto. Trovo lacunoso che il produttore sia assoggettato
a una seria regolamentazione, marcatura e controllo del processo produttivo
fino alla consegna in cantiere, mentre talvolta, quando il pavimento passa
nelle mani del posatore, svaniscono improvvisamente tutte le tutele del materiale.
Penso che servirebbero più corsi di formazione, seminari sui nuovi prodotti, tecnologie…
Mi piacerebbe pensare che tutta la catena non avesse anelli mancanti.
ANGELO SIRTORI. Spesso ormai abbiamo a che fare con installatori che non hanno cura di quello
che fanno, che sono in cantiere per fare metri e non per fare un buon lavoro.
Quindi scarsa cura delle finiture, strumenti di lavoro non in perfetto stato di
conservazione e manutenzione o, peggio, inadatti al lavoro da fare. Gli operatori
preparati, in base alla mia esperienza, sono la minoranza.
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