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Infortuni sul lavoro ::: A proposito di INFORTUNI
    la voce del legale dell'avv. Filippo Cafiero
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La Corte di Cassazione ha ribadito con una recente sentenza che “la colpa altrui non elide la propria”. Vediamo allora le responsabilità del datore di lavoro per le imprudenze del lavoratore ...

Gli infortuni costituiscono certo una calamità per il mondo del lavoro, evidenziando spesso i limiti e le inadempienze in cui talora incorrono gli operatori, tutti, del settore e in particolare gli imprenditori datori di lavoro.
Non sono rari, però, i casi in cui gli stessi infortuni evidenziano, piuttosto, le difficoltà e le incapacità di tali soggetti nell’attuare le prescrizioni normative al riguardo previste, anche laddove formalmente osservate come adempimenti amministrativi o burocratici.
Anche quando il datore di lavoro si sia, correttamente, preoccupato di apprestare strumenti e sistemi di sicurezza, non è, infatti, escluso che possa incorrere in responsabilità, laddove, ad esempio, abbia tralasciato formazione, informazione e comunicazione o, ad esempio ancora, quando l’infortunio del lavoratore sia collegato a una imprudenza o negligenza propria di una condotta autonoma dello stesso lavoratore, che ne farà di lui anche la vittima.
Orbene, è mai possibile che anche in simili casi il datore di lavoro possa essere chiamato a rispondere non solo sotto il profilo risarcitorio, ma anche sotto il profilo penale ?
Anche se può sembrar strano, la risposta è sì.
Almeno secondo un ormai definitivamente radicato orientamento della magistratura penale che, proprio per questo, nel momento in cui la sicurezza del lavoro ha ricevuto un impulso nuovo e ulteriormente incisivo (il nuovo testo unico sulla sicurezza), può risultare utile portare all’attenzione dei lettori in quella stessa visione e considerazione che la Corte di Cassazione ha ancora una volta ribadito con una recente sentenza.
Sentenza nella quale, in applicazione del più generale, anche se meno tecnico, principio per cui “la colpa altrui non elide la propria”, possono leggersi e opportunamente cogliersi alcune significative considerazioni di carattere più rigorosamente giuridico, tali da costituire anche vero e proprio criterio guida del corretto agire del datore di lavoro.

 

FILIPPO CAFIERO. AVVOCATO DEL FORO DI MILANO E DOCENTE DI DIRITTO ALL’ISTITUTO I.S.I.S. G. MERONI DI LISSONE , SCUOLA PER L’INDUSTRIA DEL LEGNO DEL MOBILE E DELL’ARREDAMENTO. DA OLTRE 10 ANNI COLLABORA CON PROFESSIONAL PARQUET E LA CASA EDITRICE SPAZIOTRE. È CONSULENTE DI FEDERLEGNO-ARREDO.



::: LA SENTENZA
Precisa infatti la Corte che la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalla sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandale, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Conseguentemente, in caso di infortunio sul lavoro originato dall’assenza o inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondursi anche alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare il rischio di quel comportamento.
Il soggetto responsabile della sicurezza del lavoro deve dunque avere una sensibilità e una attenzione tali da renderlo interprete, in via di prevedibilità, anche del comportamento altrui, così che l’aspettativa che non si verifichino condotte imprudenti da parte dei lavoratori non sempre potrà essere da lui invocabile, per almeno due ragioni.
La prima, per il derivare di tali imprudenti condotte proprio dall’insufficiente, se non inesistente, informazione resa al lavoratore con riguardo alle condizioni di pericolo esistenti nella zona interessata dai lavori; la seconda, per non aver negligentemente impedito l’evento lesivo. Secondo il riferito pensiero della Cassazione, dunque, l’eventuale imprudenza, profilabile nella condotta della stessa vittima, non può considerarsi imprevedibile e tale da interrompere il rapporto di causalità con l’evento infortunistico, quando questo risulti riconducibile, anche e comunque, all’omissione, da parte del responsabile o del delegato alla sicurezza, della propria condotta doverosa di impedire (per mezzo di informazione specifica e di predisposizione di apposite misure di protezione) che il lavoratore alle sue dipendenze operi, anche per imprudenza, in condizioni di pericolo, ad esempio di caduta dall’alto.

::: INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI
Come detto prima, ciò non deve affatto meravigliare.
Anzi, può ben essere preso come un dato di fatto certo, anche perché in tal senso depongono risultati di indagini e studi scientifici. Proprio di recente la comunità scientifica ha pubblicato uno studio attestante che l’80% degli infortuni è dovuto a comportamenti non sicuri anziché a condizioni strutturali carenti o a strumentazione tecnica inadeguata.
E l’unico sistema per ridurre drasticamente i fattori di insicurezza va ricercato nell’informazione e nella formazione dei lavoratori, che deve essere adeguata al tipo di lavoro e al contesto di esecuzione, il cantiere nelle sue diverse e singole specificità. L’insicurezza, infatti, non sempre deriva dall’inesperienza professionale, ma, spesso e volentieri, anche dall’ignoranza sui rischi e sulle procedure da adottare e, nondimeno, dall’incoscienza e inconsapevolezza dei possibili effetti del proprio agire, a maggior ragione se legato o collegato all’agire altrui.
Non è un caso allora che anche il nuovo testo unico sulla sicurezza del lavoro, il d.lgs 81/08, si presenti fortemente orientato in tal senso, prevedendo informazione e formazione del lavoratore fin dalla costituzione del rapporto di lavoro, con coinvolgimento anche delle eventuali fasi del trasferimento o cambiamento di mansioni, della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi.
Per chi sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, la formazione, poi, dovrà essere specifica e periodicamente aggiornata, in particolare in materia di definizione e individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.
Ai datori di lavoro e, più in generale, ai responsabili della sicurezza non rimane dunque che impegnarsi fin da subito per evitare di farsi trovare impreparati.

 

RICORDA!

L’insicurezza non sempre deriva dall’inesperienza professionale, ma, spesso e volentieri, anche dall’ignoranza sui rischi e sulle procedure da adottare e, nondimeno, dall’incoscienza e inconsapevolezza dei possibili effetti del proprio agire, a maggior ragione se legato o collegato all’agire altrui.

Per chi sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, la formazione dovrà essere specifica e periodicamente aggiornata, in particolare in materia di definizione e individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.




 

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