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PLANCE E MAXILISTONI ::: Passato, presente e futuro di PLANCE E MAXILISTONI
    focus di Domenico Adelizzi
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Sono gli elementi di grande formato, utili per pavimentare ampi spazi pubblici e privati. Utilizzati sin dal Medioevo, questi rivestimenti si caratterizzano per la naturale bellezza del legno e per le particolari proprietà meccaniche e tecniche ...

È alquanto verosimile che il comune utilizzo da parte di molti produttori di pavimenti di legno a plancia unica lo si deve al fatto che con l’originario termine latino planca (tradotto in Francia con planche e in Italia con plancia), si identificava la passerella larga da 50-70 cm e lunga da 2-3 metri, costituita da un unico strato di legno duro massiccio comunemente utilizzata per lo sbarco e imbarco delle merci dalla banchina alle navi.
Pertanto, ci si riferisce a un manufatto ligneo storico che nel contempo doveva essere molto tenace, flessibile e soprattutto durevole e resistente non solo ai carichi alle intemperie, ma anche ai forti sbalzi d’umidità e alla salsedine, immancabili in prossimità del mare.
Date le proprietà, liste o doghe di legno massiccio a plancia unica si utilizzavano sin dal Medioevo, non solo per rivestire sfarzose pavimentazioni di castelli e tenute di campagna, ma anche di chiese, chiostri e teatri, come testimoniano le storiche pavimentazioni lignee di refettori di conventi, sacrestie di chiese, cappelle e palcoscenici di teatri.
Il perché del loro impiego nel Medioevo, si lega anche a uno specifico problema tecnico tipico dell’epoca: la plancia si otteneva con la più antica e comune tecnica di lavorazione, ossia la segagione del tronco senza eseguire altre fasi successive per ridurne il formato o per abbellirne l’aspetto estetico, se non quelle minimamente necessarie per regolarizzarne il formato, mantenendo però il più possibile costante la larghezza e la lunghezza in funzione del tronco da cui le plance venivano ricavate. Un ulteriore caratterizzazione della plancia era il fatto che si utilizzavano specie legnose autoctone (ad esempio Quercia, Rovere, Castagno e Larice) perché erano reperibili sul luogo di produzione e questo comportava il fatto che la scelta estetica era praticamente limitata; ma ciò non significava all’epoca e non significa tuttora, che la qualità fosse inferiore a quello ritenuto lo standard qualitativo medio. Da queste storiche motivazioni, si capisce perché le plance moderne si caratterizzano dal fatto che nella stessa fornitura si possono trovare elementi con varie larghezze e lunghezze mantenendo costante lo spessore, con lievi variazioni cromatiche e, verosimilmente, con la faccia a vista che evidenzia tracce della lama utilizzata per tagliare la plancia di legno naturale.

::: LE PROPRIETÀ TECNICHE DEL LEGNO
Senza considerare le proprietà meccaniche e di usura che si caratterizzano e diversificano a seconda del tipo di specie legnosa utilizzata; le plance si contraddistinguono anche per la naturale bellezza del legno massiccio dovuta sia al naturale contrasto degli anelli annuali di accrescimento che alle sezioni radiali che formano disegni, ornamenti, aspetti e sfaccettature sempre unici e caratteristici; sia per la naturalità del legno (con la possibile presenza di elementi tipici costitutivi del legno come ad esempio nodi vivi o scuri, deviazioni della fibratura, marezzature, leggeri cretti e setolature) che per i possibili segni generati dal tempo come ad esempio: colpi di sole, leggere scoloriture e limitata presenza di legno giovane (alburno).
Affinché la plancia di legno massiccio garantisca resistenza e durevolezza, è fondamentale che si utilizzi legno oltre che stagionato, anche duro e tenace; intendendo con questi termini le specie legnose con massa volumica non inferiore a 600 Kg/m3, durezza minima 10 N/mm2 (10 N/mm2 = circa 1 kgf/mm2) e contenuto di umidità compreso tra 9±2%.
Altre proprietà tecniche che il legno massiccio è bene che possieda sono:
• basso indice di ritiro e rigonfiamento al cambiamento del contenuto di umidità del legno;
• facile lavorabilità, carteggiabilità e mantenimento dell’aspetto della finitura, sia essa ad olio che a vernice a basso impatto ambientale;
• stabilità dimensionale e volumetrica al cambiare dell’umidità relativa dell’aria e della temperatura ambientale.
Dall’analisi, s’intuisce che i legnami massicci destinati a diventare sia plancia unica di elemento monostrato, sia la faccia a vista delle plance stratificate (elemento multistrato) a doga unica (anche detta lista o doga) sono i legnami di conifera come Larice di latifoglia sia europee dure quali Acacia, Acero, Betulla, Castagno, Ciliegio, Faggio, Frassino, Noce, Olmo, Pero, Quercia, Rovere e le pregiate specie legnose extraeuropee come Afrormosia, Doussiè, Teak e Wengè.

PLANCE E MAXILISTONI



::: UN PO’ DI STORIA
Si è scritto che in origine la plancia era la semplice tavola o asse a cui si era regolarizzato il formato e lo stato della superficie per renderla calpestabile e per poter accostare al meglio i singoli elementi tra loro. Oggigiorno, i produttori hanno mantenuto queste specificità estetiche ma, allo scopo di migliorare la pedonabilità, la stabilità e per evitare il formarsi delle normali torsioni e deformazioni che un elemento di legno massiccio naturale lungo e largo presenta a causa della complessa struttura morfologica del legno, hanno innovato le tradizioni e le storiche conformazioni, realizzando plance che non solo si caratterizzano dal fatto di non essere costituite da un unico strato di legno massiccio naturale, sostituendolo con due o tre o più strati tecnici, ma anche trattando lo strato di legno nobile a vista (la faccia) in modo da personalizzare e valorizzare al meglio il legno massiccio naturale, realizzando finiture sia manuali che ottenute a macchina per personalizzare l’aspetto finale, oltre che per realizzare lo strato inferiore a contatto con il sottofondo in grado di reagire al meglio agli eventuali scompensi dovuti alla non perfetta planarità del massetto oppure agli sbalzi di umidità tra massetto e l’elemento ligneo.
Il mercato offre anche plance wpc per realizzare elementi prevalentemente destinati a pavimentazioni esterne. WPC è l’acronimo di Wood Polymer Composite, un materiale ottenuto mediante amalgama di fibre di legno all’interno di una matrice plastica, o per penetrazione di un componente plastico in una trama di materiale ligneo fibroso che può essere sia legno massiccio che fibre di canapa, lino o palma ridotte a uno spessore inferiore a 1 mm, essiccate (umidità <8%) e mondate. Allo stato attuale non è possibile fare una classificazione di questi innovativi elementi anche conosciuti con il nome di “legno composito” perché dipende dalla specifica composizione e dalla realizzazione che le aziende specializzate compongono e propongono. Le proprietà tecniche di questi nuovi materiali dipendono dalla specifica costruzione, dalle materie prime utilizzate e dalla resina sintetica impiegata e, seppure non è possibile indicare specifiche proprietà a causa della grande varietà, si può asserire che in comune hanno la buona stabilità meccanica e resistenza agli attacchi biotici, sempre che l’elemento manifesti omogenea miscelazione, distribuzione e coesione delle materie prime.

PLANCE E MAXILISTONI



::: LA COMPOSIZIONE
Assodato che le attuali plance si caratterizzano per la composizione strutturale a più strati; dal punto di vista strutturale e costitutivo ricadono nella grande famiglia dei cosiddetti elementi multistrato con incastri, perché la struttura ben s’addice alla definizione stabilita dalla vigente norma tecnica UNI-EN 13489-2004: “Elemento a costruzione lamellare costituito da uno strato superiore di legno massiccio e da uno o più strati aggiuntivi di legno, o materiali a base di legno, incollati insieme”.

• STRATO NOBILE
La tradizione voleva che la superficie da calpestare della plancia fosse di un legno autoctono, ossia di origine dei medesimi luoghi del produttore e, constatato che le plance venivano molto utilizzate in ville, corti e case poste in luoghi collinari e di montagna, era facile che la superficie di calpestio delle plance fosse di Abete, Larice o Pino, ossia di conifere, le quali, grazie alla particolare struttura morfologica e presenza della naturale resina garantiscono buona resistenza agli sbalzi di temperatura ed umidità.
Nel tempo, però, sia per il maggiore apprezzamento del legno naturale in tutte le sue fogge, colorazioni e strutture da parte degli architetti e designer, sia per diversificare la scelta cromatica, sia per incrementare l’utilizzo di elementi a grandi dimensioni per ambienti diversi da ville e casolari, sia, ancora, per realizzare lo strato nobile di calpestio, i produttori hanno inserito nuovi legnami sia autoctoni, nazionali che europei (Rovere, Quercia, Castagno, Ciliegio, Acero e Frassino), sia extraeuropee (Doussiè, Iroko, Afrormosia, Teak e Wengé). Specie legnose appartenenti alle latifoglie che da sempre sono utilizzate per la realizzazione di elementi tradizionali da posa per parquet e pavimenti di legno (tavolette e listoni) grazie alle loro insite e naturali proprietà di durezza, stabilità e resistenza agli sbalzi di temperatura e umidità. Oltre a quanto già analizzato, ciò che caratterizza lo strato nobile è anche la possibilità di avere nella stessa partita elementi di differente larghezza, in quanto questa dimensione è soggetta in modo particolare al diametro massimo degli alberi delle specie legnose utilizzate, nonché alla possibilità e facilità a lavorarli per ottenere la maggior larghezza possibile. È indubbio che la maggiore o minor larghezza dello strato nobile di calpestio della plancia influenza anche l’aspetto estetico delle venature e quindi del disegno che si forma sulla superficie di calpestio perché maggiore è la larghezza della doga, maggiore sarà la possibilità di avere una superficie da calpestio con disegno variegato e compreso tra il rigatino e misto semifiammato, perché dettato dai limiti naturali della conformazione dell’albero.

• INSERTO CENTRALE
L’inserto centrale della plancia di grande formato può essere organizzata in differente modo e realizzato sia con l’impiego di specie legnose differenti da quella utilizzata per lo strato nobile e con materiali lignei diversificati (tavolette di segati, singoli fogli di sfogliati o piallacci, nonché pannelli compensati o multistrati o paniforti o altro manufatto a base legno) assemblati tra loro in modo da costituire l’inserto centrale a più strati, non considerando la controfaccia di cui si approfondiranno le specificità nel paragrafo successivo. Dal punto di vista normativo non vi sono limitazioni alla realizzazione dell’inserto centrale. L’unico vincolo che la norma tecnica UNI EN 13489:2004 stabilisce per questi elementi da posa, è che lo strato interno sia costituto da uno o più strati aggiuntivi di legno (segati, piallacci o sfogliati) o materiali a base legno (pannelli mdf, osb, multistrato, compensato, paniforte ecc.). A fronte dell’esigua ricerca tecnologica esistente sia in Italia che in altri Paesi per questi specifici elementi per parquet, allo stato attuale rimane ancora molto importante l’esperienza dei produttori che organizzano le strutture interne delle plancia sia in funzione delle informazioni e segnali che arrivano dal mercato, sia per quanto riguarda l’aspetto estetico generale, sia per le informazioni tecniche che derivano da contestazioni derivanti dall’utilizzo di questi manufatti.

• CONTROFACCIA
Le soluzioni più comuni sono quattro:
• striscia di legno segato della stessa specie legnosa dello strato nobile;
• striscia di specie legnosa conifera (prevalentemente Abete, Larice o Pino);
• striscia di segato proveniente da una differente specie legnosa da quella utilizzata per la faccia da calpestio ma dura e compatta;
• pannello a base legno.
Appare giustificato che nei casi in cui s’utilizzi il segato di legno per realizzare la controfaccia, la qualità del medesimo è inferiore rispetto al legno utilizzato per la superficie di calpestio. Ciò si giustifica con il fatto che quel legno non rimane in vista. Seppure questo è un ragionamento logico dal punto di vista economico, non vuol dire che la controfaccia debba essere realizzata con materiale di qualità scadente o con palese ed eccessiva quantità di difetti morfologici, perché in questo caso potrebbe mettere a repentaglio la planarità e stabilità generale della pavimentazione, perché verrebbe a crearsi una eccessiva discrepanza tra le due facce con reazioni e diverso comportamento alle differenti sollecitazioni che si verificano sui pavimenti di legno.
Un ulteriore elemento da non sottovalutare è che lo spessore della controfaccia è bene che sia uguale a quello della faccia da calpestio in modo da assicurare la stessa massa per le due superfici evitando in questo modo l’inarcamento o l’imbarcamento generato dalle differenti tensioni che si producono su spessori differenti. In altre parole, è bene che la plancia composita sia adeguatamente bilanciata. Lo stesso concetto vale anche se si utilizza un pannello di legno. In questo caso, è preferibile che il medesimo sia di buona qualità, che l’incollaggio sia ottenuto con adesivi resistenti agli sbalzi d’umidità ed avente massa volumica (densità) molto simile a quella della specie legnosa utilizzata per la faccia da calpestio. Se così non fosse, potrebbero facilmente verificarsi delle deformazioni e distorsioni. Nel caso in cui si utilizzi un compensato o un multistrato, maggiore è il numero degli sfogliati utilizzati e più è durevole la specie legnosa utilizzata, meglio è perché maggiore sarà “l’omogeneità strutturale” del pannello.

• FINITURA
Al di là della constatazione che più aziende propongono plance di grande formato con la superficie da calpestio grezza, spazzolata, piallata a mano, prelevigata, oppure grezza con effetto segato od altro; per la verniciatura e finitura dello strato nobile di calpestio di sovente si utilizzano sia prodotti vernicianti a base acrilica o fotosensibile ai raggi ultravioletti, poliuretanica e senza solventi ossia all’acqua, oppure olio. Opportunamente miscelate e con l’eventuale inserimento di pigmenti o tinte, gli aspetti estetici che si possono ottenere sono praticamente illimitati, conferendo alla superficie a vista e di calpestio sia aspetto estetico naturale che aspetti più moderni e attuali. Tra i tanti ottenibili si cita l’aspetto estetico decapè nelle varie fogge naturale, colorato di rosa, sbiancato, velato perlato, o a effetto nuvola oppure fumo di Londra. Però, se si desidera un aspetto rustico, naturale o di legno vissuto (come lo era nel Medioevo), i trattamenti di oliatura e di ceratura sono in grado di conferire questi plus ai parquet, anche grazie alla fattibilità di ottenere effetti quali la finitura anticata e sbiancata, anticata utilizzando oli ecologici sia trasparenti che tinti, nonché la tradizionale e sempre utilizzata cera d’api. Un ulteriore plus valore della finitura consiste nell’eseguire delle lavorazioni prettamente artigianali e manuali che oltre ad abbellire la superficie di calpestio caratterizzano anche i fianchi e i bordi come avviene quando si eseguono la bisellatura o la spigolatura irregolare eseguita con sgorbie e altri tipi di attrezzi antichi, o la chiusura di nodi, fessure, cretti con uno stucco che nel contempo garantisce tenuta ed aspetto rustico.

::: ALCUNI TIPI DI STRATIFICAZIONI
Tra i tanti tipi di stratificazione, se ne citano alcuni che seppure non esaustivi rispetto a quanto il mercato offre, danno una panoramica della grande versatilità esistente in questo comparto.

• LEGNO NOBILE - LEGNO MASSICCIO MONOSTRATO - LEGNO NOBILE
Allo strato di legno nobile da calpestio, utilizzando un adesivo termoplastico a forte tenuta e resistente agli sbalzi di umidità, si accoppia un unico monostrato ligneo o più tavolette di spessore compreso tra 4-6 mm di legno di conifera disposte con le venature perpendicolari, ossia trasversali a quelle dello strato nobile e della controfaccia, cosicché si forma una sorta di struttura reticolare che determina una maggiore omogeneità di comportamento di tutta la plancia nei confronti delle eventuali dilatazioni che si potranno formare nel caso di variazioni di temperatura e umidità relativa dell’aria. Affinché il sistema rimanga ben bilanciato, è preferibile che l’aggrappaggio della controfaccia avvenga con lo stesso tipo di adesivo utilizzato per aggrappare lo strato nobile all’inserto centrale, soprattutto nel caso in cui la specie legnosa della controfaccia appartenga alla stessa specie legnosa dello strato di calpestio. È normale, sia per motivi economici, sia per evitare inutili sfridi, che la controfaccia non sia dello stesso livello qualitativo dello strato nobile, però è pur vero che non deve essere di eccessiva bassa qualità, perché in questo modo si vengono ad annullare quelle che sono le caratteristiche peculiari della specie legnosa nobile, determinando un eccessivo scompenso di comportamento tra lo strato nobile e la controfaccia, la quale, è preferibile che sia dello stesso spessore dello strato nobile.

• LEGNO NOBILE - LEGNO MASSICCIO MONOSTRATO - LEGNO DURO
Rispetto alla precedente struttura, cambia solo il fatto che la controfaccia si realizza con l’impiego di un monostrato di legno duro differente da quello della faccia da calpestio. È indubbio che il perché di queste composizioni è insito nel risparmio economico. Il sistema più o meno articolato funziona se la scelta dei tre differenti materiali lignei è accurata, se lo spessore tra le due facce è uguale e se il contenuto % di umidità presente nei tre strati è uguale. Ulteriore elemento che influenza una struttura di questo tipo è l’incollaggio che non deve essere rigido ma elastico il tanto quanto consenta di “compensare” le eventuali differenze di dilatazioni che possono avvenire tra i differenti tipi di specie legnose utilizzate, anche a fronte del fatto che la qualità strutturale e di conformazione dei vari strati è facilmente diversificata: nella stragrande maggioranza dei casi la prima scelta riguarda lo strato di calpestio e la scelta variegata attiene invece gli altri strati e la controfaccia.
• LEGNO NOBILE - PANNELLO LIGNEO - LEGNO NOBILE O SPECIE LEGNOSE DURE
Nel caso di utilizzo di pannelli lignei come ad esempio multistrati, compensati, è bene che lo stesso sia stato ottenuto incollando i vari sfogliati con un adesivo resistente agli sbalzi d’umidità, e a parità di spessore dell’inserto centrale, optare per il multistrato omogeneo sia per l’utilizzo della medesima specie legnosa, sia per tutti gli sfogliati e per un’omogeneità di spessore dei singoli sfogliati. Nel caso in cui invece si utilizzano altri tipi di pannelli lignei quali pannelli di particelle (truciolari), mdf e pannelli osb, quest’ultimi costituiti da sottili strisce di legno disposte in tutte le direzioni amalgamate tra loro con adesivo, è indubbio che la qualità da scegliersi è quella che prevede maggior compattezza e densità, uniformità della struttura anche visibile sullo spessore del pannello, e accertarsi che l’incollaggio sia adeguato per resistere all’umidità. Proprietà non difficili da ottenere, constatato l’alto utilizzo di questi pannelli lignei sia per realizzare sottostrati di elementi da posa che per altri componenti edili. Rispetto agli elementi con inserto centrale in monostrato di legno massiccio, in cui le linee collanti sono due (legno nobile/inserto centrale e inserto centrale/controfaccia), bisogna considerare anche le altre linee collanti esistenti nella struttura dell’elemento stratificato realizzato, cioè quelle determinate dall’adesivo per realizzare il pannello ligneo. Pertanto non è da trascurare l’importanza che l’adesivo ha e come il medesimo si correli rispetto al collante utilizzato per assemblare le due facce esterne; ossia verificare che nei due o tre (se differenti) sussistano delle non compatibilità.

• LEGNO NOBILE - PANNELLI ARTICOLATI - LEGNO NOBILE O SPECIE LEGNOSE DURE
In questi casi, lo strato interno si realizza con più differenti tipi di materiali a base di legno a loro volta aggrappati al soprastante strato nobile e al sottostante strato (la controfaccia) con adesivi sintetici a forte tenuta. Il recente Made Expo 2010 di Milano, ha riconfermato l’infinita gamma di stratificazioni realizzate dai produttori utilizzando invece dei tradizionali pannelli lignei, delle specifiche strutture appositamente organizzate con piallacci, sfogliati intervallati diversamente connessi tra loro; oppure con assicelle e/o tavolette di legno segato di conifera o di latifoglia ad alta massa volumica, frammiste e amalgamate tra loro oltre che con l’adesivo, anche con materiali inerti e reticolari. Il tutto per consentire non solo il maggiore reticolo strutturale della plancia aumentando le doti di stabilità e planarità, ma anche per favorirne il minor assorbimento d’umidità con il conseguente vantaggio del verificarsi delle minori deformazioni. Oltre all’impiego di materiali a base legno, non si disprezza l’utilizzo di materiali elastici e sintetici sotto forma di reti o mat o sottili materassini cosicché, oltre alle precedenti proprietà, si è in grado di assicurare anche un miglior comportamento nei confronti dell’isolamento termico e acustico.

::: TECNICHE DI POSA
La tecnica di posa dipende soprattutto dallo spessore della plancia. Se questa ha spessore superiore a 16 mm si può utilizzare qualsiasi tipo e tecnica d’installazione, mentre se lo spessore è fino a 16 mm e la stratificazione è del tipo due strati (supporto in pannello a base legno e strato nobile) è più che consigliata la posa in opera mediante adesivo o, in alternativa, la posa flottante. Per quanto concerne le modalità di applicazione e l’attrezzatura da impiegare, sono in funzione di quanto prescrivono le schede tecniche dei produttori, mentre per tutto ciò che riguarda il sottofondo, ambiente e condizioni operative di posa è bene assicurarsi dell’adeguatezza dei seguenti elementi:
• che nel massetto vi sia inserita una barriera vapore;
• che il massetto sia di spessore adeguato, stagionato, risuoni di pieno ma con superficie che non crei polvere o sgranature ed esente da aloni di umidità residua;
• che il contenuto di umidità del massetto negli strati profondi non sia superiore a 1,5 - 2 %;
• che l’ambiente presenti le seguenti condizioni idrotermiche: umidità relativa dell’aria compresa tra 45 - 65% e temperatura tra 16 e 22°C.
Infine, per quanto concerne manutenzione e pulizia, si dovrà scegliere quella più opportuna che dipende dal tipo di finitura scelta rispettando le indicazioni, metodologia e prodotti indicati nelle schede tecniche predisposte dai produttori.

::: NORMATIVA TECNICA
La norma tecnica di riferimento è la UNI EN n° 13.489:2004, la quale, oltre a riportare informazioni di carattere generale, stabilisce le caratteristiche dimensionali, gli scostamenti limite e il livello qualitativo dell’aspetto visivo. Quest’ultimo, come avviene anche per tutti gli altri tipi di elementi da posa per parquet, si identifica con una delle tre classi di aspetto visivo definite con i simboli △ ▢ ◯ che, in estrema sintesi, identificano la prima scelta (◯), la seconda (△) e la terza scelta (▢). Un’ulteriore e importante indicazione che la UNI EN 13.489 riporta, riguarda le altre specifiche dello strato superiore del legno di latifoglia o conifera. Questo, deve essere sano ossia senza vizi quali funghi, muffa o danni da insetti. Da una lista all’altra possono esserci variazioni cromatiche ma l’impressione totale che il parquet deve mostrare è il carattere omogeneo della classificazione scelta con inevitabili differenze cromatiche pari al 3% degli elementi del lotto fornito.

::: CONCLUSIONI
L’analisi eseguita su questi particolari elementi per parquet e pavimentazioni lignee, evidenzia che le plance, oltre a essere particolarmente indicate per rivestire sia pavimenti rurali che raffinati, possiedono proprietà estetiche e meccaniche grazie alla moderna tecnologia della stratificazione articolata e all’ausilio di miscele adesive tenaci non solo per assicurare stabilità e aggrappaggio, ma anche resistenza agli sbalzi di temperatura e umidità; il tutto è racchiuso in un prodotto che, nel contempo, è stabile, planare, esteticamente pregevole e ricorda il tempo in cui si rivestivano casolari, castelli e residenze reali.


 

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[maggio 2009] ADESIVI PER PARQUET: una norma ad Hoc di D. Adelizzi

[maggio 2009] APPALTI E “RESPONSABILITÀ SOLIDALE” dell'avv. F. Cafiero

[marzo 2009] COSA CAMBIA CON LA NUOVA UNI EN 14342 di D. Adelizzi

[marzo 2009] MARCATURA CE: NUOVE PROSPETTIVE dell'avv. F. Cafiero

[marzo 2009] LUSSO E FUNZIONALITÀ. interior design dell'arch. L. Truzzi

[gennaio 2009] NORME IN CACHET di D. Adelizzi

[gennaio 2009] NOCE, VARIAZIONI SUL TEMA di F. Fiorellini

[gennaio 2009] QUAL È IL TUO GRADO DI PROFESSIONALITÀ? dell'avv. F. Cafiero

[gennaio 2009] QUANDO CI VUOLE COLPO D’OCCHIO (E MAESTRIA) di M. Errico

[novembre 2008] SEDOTTO DALLA LUCE di. L. Truzzi

[novembre 2008] PERCHÉ SI CONTESTA TANTO? di A. Viscardi

[novembre 2008] CI VUOLE MESTIERE, PROFESSIONALITÀ, UMILTÀ (E ALTRO ANCORA…) di F. Cafiero

[novembre 2008] UNI 11.265:2007, PER SAPERNE DI PIÙ di D. Adelizzi

[novembre 2008] RESTAURO A SORPRESA di M. Errico

[luglio 2008] Il legno, la musica e la città di L. Truzzi

[settembre 2008] Architettura e libertà di L. Truzzi

[settembre 2008] RICOMPENSA O “BASTONATA”? di A. Viscardi

[settembre 2008] I PERICOLI DELLA CONSEGNA “SILENZIOSA” di F. Cafiero

[settembre 2008] PARQUET e impianti di riscaldamento e raffrescamento [II parte] di D. Adelizzi

[luglio 2008] LA DISPONIBILITÀ paga? di A. Viscardi

[luglio 2008] IL POSATORE è un operatore professionale! di F. Cafiero

[luglio 2008] PARQUET e impianti di riscaldamento e … di D. Adelizzi

[luglio 2008] SARDEGNA magica di M. Errico

[maggio 2008] Nuove forme per vecchie INDUSTRIE di L. Truzzi

[maggio 2008] Un angolo etnico nel bosco dei misteri di L. Truzzi

[maggio 2008] Atmosfere inedite in ufficio di G. Fermi

[maggio 2008] IL CONTRATTO. Serve o non serve? di A. Viscardi

[maggio 2008] IL CONTRATTO. Aspettative e impegni vanno chiariti di F. Cafiero

[maggio 2008] SPAZI FLESSIBILI, al passo coi tempi di D. Adelizzi

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