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::: Le nuove certificazioni AMBIENTALI ed ECOLOGICHE focus di Domenico Adelizzi
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Dall’Emas all’Ecolabel.
Passando per Blue Angel,
Dgnb, Fsc (e molti
altri). Un insieme
di strumenti utili
sia alle imprese
che ai consumatori.
Per guadagnare
maggiori quote
di mercato. Certificati
e marchi, infatti,
aumentano il valore
del sistema
e dei prodotti,
rendendoli competitivi ...
Prima di procedere ad analizzare le più importanti nuove certificazioni
in merito agli aspetti ecologici e ambientali per l’edilizia, è
importante capire che cos’è il Life Cycle Assessment, ossia la Valutazione
del Ciclo di Vita dei prodotti perché rappresenta uno degli
strumenti fondamentali per l’attuazione di una politica integrata dei
prodotti, nonché uno dei principali strumenti operativi da utilizzarsi
per alcuni tipi di certificazioni. Lca è un metodo oggettivo di valutazione
e quantificazione dei carichi energetici e ambientali e degli impatti
potenziali associati ad un prodotto lungo l’intero ciclo di vita,
dall’acquisizione delle materie prime alla fine vita (“dalla culla alla
tomba” o, meglio ancora, “dalla culla alla culla”). La rilevanza di tale
tecnica risiede principalmente nel suo approccio innovativo che consiste
nel valutare tutte le fasi di un processo produttivo come correlate
e dipendenti. A livello internazionale, la metodologia Lca è regolamentata
dalle norme ISO della serie 14040 in base alle quali uno studio
di valutazione del ciclo di vita prevede: la definizione dell’obiettivo e
del campo di applicazione dell’analisi (ISO 14041), la compilazione di
un inventario degli input e degli output di un determinato sistema (ISO
14041), la valutazione del potenziale impatto ambientale correlato a
tali input ed output (ISO 14042) ed infine l’interpretazione dei risultati
(ISO 14043). A livello europeo, l’importanza strategica dell’adozione
della metodologia Lca come strumento di base e scientificamente
adatto all’identificazione di aspetti ambientali significativi, è espressa
chiaramente all’interno del Libro Verde COM 2001/68/CE e della COM
2003/302/CE sulla politica integrata dei prodotti, ed è suggerita, almeno
in maniera indiretta, anche all’interno dei regolamenti europei quali
Emas ed Ecolabel. Del resto, la valutazione del ciclo di vita di un
prodotto rappresenta un importante supporto fondamentale
per lo sviluppo di schemi di etichettatura ambientale nella
definizione dei criteri ambientali di riferimento per un
dato gruppo di prodotti (etichette ecologiche di tipo
Ecolabel), oppure come principale strumento atto
a ottenere una Dichiarazione Ambientale di Prodotto:
Dap (etichetta ecologica di tipo III). Quindi,
potenzialmente, le sue applicazioni sono innumerevoli:
sviluppo e miglioramento di prodotti/
processi; marketing ambientale; pianificazione
strategica; e attuazione di una politica
pubblica. Tuttavia, poiché uno studio dettagliato
di Lca può risultare a volte costoso (in termini
economici e di tempo) e complesso da eseguirsi
(si deve acquisire una notevole quantità di dati ambientali durante ogni fase del ciclo di vita e si devono conoscere
in modo approfondito sia gli aspetti metodologici
standardizzati della metodologia che gli strumenti di supporto
quali software e banche dati); si stanno sempre più
sviluppando strumenti di “Lca semplificata” che consentano
una verifica immediata del ciclo di vita dei prodotti anche a
coloro che non possiedono tutte le competenze e le risorse
necessarie per realizzare uno studio dettagliato. Inoltre, poiché
di fondamentale importanza per la buona riuscita di
uno studio di Lca, vi è la disponibilità di dati attendibili, in
campo internazionale ed europeo si sta cercando di favorire
accessibilità, disponibilità e scambio gratuito e libero di dati
Lca attraverso lo sviluppo di banche dati pubbliche, protette,
compatibili, trasparenti e accreditate.
“DALLA CULLA ALLA TOMBA” A
“DALLA CULLA ALLA CULLA”
L'idea è controcorrente. Eliminare il concetto di rifiuto
attraverso il design. Non quindi il consueto
approccio ambientalista - ridurre, riusare e riciclare
- ma l'idea che buona parte degli oggetti di cui ci
circondiamo, una volta terminato il proprio ciclo di
vita, possano trasformarsi in elementi di base ("nutrienti")
per altri oggetti.
Questa è l'impostazione di William Mc Donough,
che però ha un assunto più che realistico: le risorse
naturali sono finite, non si rigenerano, e l'ambiente
è più vulnerabile di quanto si sia mai pensato in
precedenza nella storia dell'uomo. Dunque il design,
in senso lato, ha la responsabilità di accompagnarci
in un profondo mutamento di prospettiva,
dall'impostazione della moderna industria
manifatturiera "cradle-to-grave" (dalla culla alla
tomba) a una "cradle-to-cradle" (dalla culla alla
culla).
Un ciclo autorigenerante che può prendere ad
esempio la natura, dove i sistemi biologici funzionano
perché i “rifiuti” che vengono prodotti in
realtà sono componenti utili per la crescita di altri
sistemi biologici, all’interno di ecosistemi complessi
e ricchi di varietà. Le implicazioni sono molteplici:
al design non può più bastare un approccio universale
secondo cui "one size fits all" e in base al quale
la forza bruta è il principio-guida della produzione.
Al posto di una monocultura industriale che tende a
ridurre la diversità culturale e naturale, il design è
chiamato a fare spazio alla varietà.
Qui s’inserisce la critica al criterio di eco-efficienza.
Se un prodotto non è stato disegnato sin dal principio
secondo una logica differente, riciclarlo o smaltirlo
quando finisce il suo ciclo di vita può ridurre il
danno ma non eliminarlo.
"Less bad is not good": dunque il problema va affrontato
in una prospettiva diversa, quella di un
metabolismo tecnico che, al pari del metabolismo
biologico, impari a considerare ogni oggetto prodotto
non come potenziale (futuro) rifiuto, bensì
come materiale riutilizzabile in un ciclo che non ne
deteriora le qualità, come invece avviene nel tradizionale
riciclaggio, ma le trasferisce a nuovi prodotti,
realizzati secondo una logica da ecosistema
in cui varietà e differenza contano più dell’omogeneità.
Anziché ottimizzare il vecchio paradigma, l’ideatore
“dalla culla alla culla” è convinto che si
debba inventarne uno nuovo di zecca.
Così nuovo da coincidere con quello che esiste da
sempre: la natura.
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::: I MARCHI, UN’OPPORTUNITÀ
PER LE IMPRESE
L’esistenza delle certificazioni e dei marchi che le contraddistinguono,
la credibilità del sistema che ne garantisce la veridicità
e il valore (e quindi la produzione e commercializzazione
di prodotti marchiati), hanno un grande valore sia per le imprese
che per il consumatore. Infatti, lo scopo primario per il
quale le imprese certificano e marchiano il proprio sistema o i
propri prodotti, è di comunicare - in modo sintetico e simbolico
- che essi hanno caratteristiche specifiche che ne aumentano
il valore e li rendono migliori dei prodotti concorrenti, quindi
di differenziare il proprio prodotto per renderlo chiaramente
distinguibile dagli altri (fino al punto da farlo ritenere non sostituibile)
e di guadagnare maggiori quote di mercato. A
conforto di tale tesi, vi è la ricerca UNI-CIRM-WorldResearch
2003, dalla quale emerge che per capire se un sistema o un prodotto
risponde alle proprie esigenze di qualità, sicurezza e rispetto
ambientale, il consumatore nel 55,9% dei casi “legge la
confezione” e per il 23,6% cerca specificatamente un “marchio
di qualità, di sicurezza, di compatibilità ambientale” oppure la
“indicazione di una norma di riferimento” oppure il “marchio
CE”. Inoltre, il 77,8% dei consumatori ritiene che la presenza di
un marchio di qualità, sicurezza e rispetto ambientale influirà
sempre più sulle proprie future scelte di acquisto. Questa maggiore
sensibilità del consumatore nel lungo periodo genererà
una domanda di prodotti e sistemi “marchiati” che inevitabilmente
risalirà le filiere distributive e produttive, portando tutte
le aziende a qualificare la propria produzione. Nel breve/medio
periodo, le imprese che avranno anticipato la tendenza lavorando
in questa direzione saranno premiate dal mercato in
modo particolare poiché non avranno concorrenza in grado di
combattere sullo stesso livello. Inoltre, con l’apposizione di un
marchio che ha notorietà internazionale basato su documenti
di riferimento autorevoli e riconosciuti (come ad esempio le norme tecniche europee emesse dal Cen, oppure norme tecniche
internazionali emesse dall’ISO); il produttore ottiene
anche una facilitazione nell’accesso ai mercati esteri in quanto
la validazione di enti accreditati conferisce un elemento di
eguaglianza a norme di riferimento. Tutte le attività necessarie
per certificare e apporre un marchio sui prodotti, però,
comportano dei costi sia organizzativi, che di produzione,
controllo, comunicazione e pubblicità che non devono essere
superiori ai ritorni economici e che comunque non devono
penalizzare il prodotto a livello di rapporto prezzo/qualità.
I marchi che danno maggiori vantaggi ai loro utilizzatori
appaiono essere quelli più forti, più conosciuti e quindi maggiormente
in grado di dare un messaggio chiaro al potenziale
cliente, anche perché la proliferazione dei marchi appanna la
loro forza, indebolisce la funzione di garanzia e contribuisce
a creare confusione e quindi sprecare utili risorse.
::: MARCHI OBBLIGATORI
Per legge questi devono essere apposti
sul prodotto come condizione
necessaria per immettere il prodotto
stesso sul mercato: si tratta
quindi di una dimostrazione evidente
e sintetica del rispetto dei requisiti
obbligatori di legge, solitamente
adottata nel campo della sicurezza
come ad esempio la marcatura
CE oppure quando vi sono
elevati rischi di frode al consumatore.
Il produttore non può scegliere
se marcare o meno il prodotto e
-in ogni caso- il marchio conferma
solo che il prodotto ha i requisiti di
legge necessari, mentre non dà alcuna
informazione sul fatto che
possa avere caratteristiche superiori
a quelle previste dalla legge.
::: MARCHI VOLONTARI
Sono il frutto della libera
scelta del produttore di dichiarare
sotto la propria responsabilità
ed eventualmente
con l’ausilio di una
terza parte indipendente che
il proprio prodotto ha
qualità superiori e ulteriori
(in aggiunta alle caratteristiche
di legge) rispetto alla
concorrenza, alle quali vuole
dare evidenza in modo sintetico
e credibile, per guadagnare
la fiducia dei clienti
convincendoli prima dell’acquisto
che quel prodotto è
in grado di soddisfare le
aspettative.
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::: TIPI E CARATTERISTICHE DELLE CERTIFICAZIONI
Non è possibile essere completamente esaustivi nello spiegare e descrivere
la moltitudine di certificazioni esistenti in ambito internazionale relativamente
alla salvaguardia dell’ambiente, materie prime, semilavorati e manufatti
a basso impatto ecologico utilizzati nei vari comparti dell’edilizia e
quindi anche interessanti per il sistema parquet per l’utilizzo di legno, adesivi
e vernici producibili sotto controllo e nel rispetto dell’ambiente circostante.
I tipi di certificazioni successivamente analizzati (circa una ventina)
sono quelli ritenuti più comuni, ma, se qualche lettore verifica l’assenza di
altri importanti marchi ce li potrà indicare, cosicché si potrà incrementare
e approfondirne l’importanza in un eventuale prossimo articolo.
Blue angel: È tra le più antiche certificazioni ambientali. È emesso da
Ral (Deutsches Institut für Gütesicherung und Kennzeichnung e V.) e
dal ministero Federale per l’Ambiente. L'etichetta ecologica “Blauer Engel”
(angelo blu) nasce in Germania nel 1978 ed è rilasciata se l’intero
ciclo di vita del prodotto (Lca) si caratterizza per il ridotto impatto ambientale, se il prodotto è conforme a tutti gli aspetti di protezione
ambientale (contenuto di sostanze pericolose, emissione di inquinanti,
rumore, risparmio di energia, materie prime e acqua) e se si rispettano
gli standard di sicurezza per la tutela della salute.
Dgnb: Deutsche Gesellschaft für nachhaltiges Bauen e V. / German Sustainable
Building Council è l’Associazione tedesca per la Costruzione
Sostenibile, il cui obiettivo è di mettere in evidenza i percorsi e le soluzioni
per una costruzione sostenibile. Il sigillo di approvazione “Costruzione
sostenibile” individua i migliori edifici in varie categorie ed è
applicato sia al mercato nazionale che internazionale. Il Dgnb istruisce
speciali revisori che conferiscono certificati di sostenibilità d‘oro, d’argento
e di bronzo. Come parte del processo di certificazione, si considera
l’intero ciclo di vita dell’edificio e gli aspetti economici, ecologici,
socio-culturali e funzionali dell’edificio, così come tutti i tipi di materiali
da costruzione utilizzati per quel specifico edificio.
Ecolabel: È il sistema di etichettatura ecologica definito dal Regolamento
dell’Unione Europea n. 1980 del 2000 e revisioni successive. Ecolabel viene
esposto direttamente sia su un prodotto, sia su un servizio caratterizzati
da un ridotto impatto ambientale nell'intero ciclo di vita. Sono stati
stabiliti i criteri di assegnazione dell’Ecolabel per circa 20 categorie di
prodotti tra cui anche vernici per pavimenti di legno oltre che carta da ufficio,
fazzoletti di carta, carta igienica, pannocarta, lampadine, computer,
frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, concimi, scarpe e materassi. Creato dalla
Commissione dell’Unione Europea, Ecolabel è l’unico marchio ufficiale
esistente in Europa per la qualità ecologica. Esso indica che il prodotto è
stato ottenuto con un ridotto impatto ambientale in ogni fase del suo ciclo
di vita (produzione, imballaggio, distribuzione, utilizzo, smaltimento).
Ad ogni stadio del processo di produzione e di consumo, vengono presi
in esame aspetti come l’inquinamento di aria ed acqua, le materie prime
impiegate, il consumo di energia e di altre risorse naturali, i residui di pesticidi
e di metalli pesanti, oltre che gli effetti generali sull’ecosistema. I
criteri sono elaborati secondo una complessa procedura che prevede
l’intervento di organismi nazionali competenti dalla Commissione Europea,
(in Italia è L’Agenzia nazionale per l’ambiente) con la rappresentanza
sia dell’industria, che del commercio, dei consumatori e degli ambientalisti.
Qualsiasi impresa può chiedere alle proprie autorità nazionali l’attribuzione
del marchio di qualità ecologica che, una volta ottenuto, sarà valido
in tutti i Paesi della Comunità Europea. In Italia, le procedure per l’attribuzione
del marchio comunitario di qualità ecologica sono definite dal
decreto n.413 del ministero dell’Ambiente adottato il 2 agosto 1995 con
successive modifiche e aggiornamenti.
Emas: Acronimo di "Environmental Management and Audit Scheme". Si
tratta di uno strumento di politica ambientale basato sull'accesso volontario
introdotto in Europa con il Regolamento (CEE) 1836/93 fondato
su di un’impostazione di tipo corresponsabilizzazione delle imprese
nel miglioramento della qualità dell'ambiente, stimolandole ad adottare comportamenti ambientalmente sostenibili. In tal senso, si collocano
accanto al sistema Emas gli accordi volontari tra imprese e le pubbliche
amministrazioni. In Italia il sistema fa capo al Comitato Ecolabel-
Ecoaudit che assegna il marchio ecologico e accredita i verificatori ambientali
sulla base dei criteri stabiliti dalla Commissione Europea. Il sistema
Emas ha una notevole valenza politica, poiché assegna all'impresa
una responsabilità diretta nella crescita complessiva della qualità
ambientale. Il Regolamento prevede che le imprese partecipanti adottino,
nei propri siti produttivi, dei sistemi di gestione ambientali basati
su politiche, programmi, procedure e obiettivi di miglioramento dell'ambiente
e pubblichino una dichiarazione ambientale che viene convalidata
dal certificatore accreditato.
Epd: Per valutare la sostenibilità di un edificio sono stati istituiti diversi
sistemi di valutazione e certificati in quasi tutte le nazioni Europee.
I dati di costruzione dei materiali, la cosiddetta Dichiarazione
dei Prodotti Ecologici (in inglese Environmental Product Declarations,
Epd), rappresentano il fondamento di questo tipo di certificato
ambientale utilizzato dagli architetti nella fase iniziale della progettazione.
I dati si basano sulle conosciute norme internazionali ISO e documentano
le caratteristiche dei vari materiali da costruzione. Oltre
alle risorse e utilizzo dell’energia così come la compatibilità ambientale
(e anche tossicologica), si considerano anche la durata e la manutenzione
del prodotto. La Environmental Product Declaration, in
italiano, denominata Dichiarazione Ambientale di Prodotto, in pratica
è una certificazione che attesta la sostenibilità ambientale di un prodotto
considerando l’impatto ambientale di tutte le fasi della sua vita,
dalla "nascita alla morte", ovvero dalle risorse utilizzate per assemblarlo
ai rifiuti prodotti nell’eventuale smaltimento al termine del
suo ciclo di vita utile. L'Epd è un'autodichiarazione certificata da Enti
terzi e quindi valutata con caratteristiche di obiettività e attendibilità
grazie all'impiego della metodologia scientificamente accettata e validata
dell'Analisi di Ciclo di Vita (Lca); ampia applicabilità grazie all'assenza
di valutazioni prestabilite riferibili a caratteristiche ambientali
da soddisfare che le rendono applicabili a tutti i prodotti e servizi;
aggiornabilità perché i contenuti possono essere migliorati, se necessario,
a seguito di osservazioni provenienti dall'esterno e quindi
essere nuovamente verificati.
Fsc: Il marchio Fsc sigla di Forest Stewardship Council indica che il legno
impiegato per fabbricare il prodotto proviene da foreste correttamente
gestite secondo i rigorosi standard ambientali, sociali ed economici
che l’associazione internazionale si è posta. In pratica, la foresta
di origine del legno marcato Fsc è stata controllata e valutata in maniera
indipendente in conformità ai principi e criteri per la gestione forestale
stabiliti e approvati dal Forest Stewardship Council. Questa è
un'associazione internazionale senza scopo di lucro che include tra i
membri gruppi ambientalisti, sociali e industrie di prima lavorazione,
trasformazione e commercializzazione del legno che collaborano per
migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Oltre che sul legno, il marchio Fsc lo si può trovare anche su tutti i derivati della cellulosa:
carta, tovaglioli, carta igienica, fazzoletti, ecc. e per i prodotti
contrassegnati da logo, Fsc fissa i contenuti minimi, in percentuale, di
materiale certificato.
Gut: Il "Gemeinschaft Umweltfreundlicher Teppichboden” è stato fondato
nel 1990, con l’obiettivo di garantire il massimo livello di compatibilità
ambientale in ogni stadio del “ciclo di vita” di un pavimento (prevalentemente
in linoleum). Il marchio Gut indica che il prodotto è stato
esaminato nei suoi aspetti salubri ed ecologici e soddisfa le restrittive
norme emesse dal Gut che garantiscono che il prodotto è stato testato
da uno degli istituti riconosciuti. Il rispetto dei criteri Gut viene monitorato
attraverso ispezioni annuali presso i produttori e il mercato. Le
società che appartengono all’associazione Gut esaminano gli agenti
chimici e le emissioni prodotte dai materiali mentre uno dei 5 istituti di
ricerca Europei effettua i test.
GPP: È acronimo di Green Public Procurement, tradotti in Italia con
Acquisti Pubblici Verdi che significa integrare considerazioni di carattere
ambientale nei processi d’acquisto delle pubbliche amministrazioni.
Più in particolare, utilizzando la definizione della Commissione
Europea: “Gpp è l’approccio in base al quale le Amministrazioni
Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di
acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo
sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca
e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto
possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”. In sintesi, si
tratta di uno strumento di politica ambientale volontario che intende
favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto
ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. In base
alle stime della Commissione Europea, la spesa pubblica nei Paesi
membri nel 2002 ammontava a 1.500 miliardi di euro, pari al 16,3% del
relativo pil; il potenziale contributo della P.a. in questa direzione è,
quindi, notevole. Se tutti gli acquisti di beni, servizi e lavori fossero
effettuati scegliendo le opzioni a minore impatto ambientale e stimolando
il mercato a migliorare le proprie prestazioni, i vantaggi per
l’ambiente sarebbero considerevoli. La diffusione del Gpp può agevolare
anche il settore privato e i consumatori a fare scelte di acquisto
migliori sotto il profilo ambientale che può incentivare il sistema produttivo
all’innovazione tecnologica, potenziando ulteriormente gli effetti
positivi sull’ambiente.
Green Building Council: Il Green Building Council è un’associazione
no profit con sede anche in Italia nata con l’obiettivo di: favorire e accelerare
la diffusione di una cultura dell’edilizia sostenibile, guidando la
trasformazione del mercato; sensibilizzando l’opinione pubblica e le
istituzioni sull’impatto che le modalità di progettazione e costruzione
degli edifici hanno sulla qualità della vita dei cittadini. Essa, fornisce
parametri di riferimento chiari agli operatori del settore oltre che in centivare il confronto tra operatori del settore creando una community
dell’edilizia sostenibile. In Italia il Gbc promuove il sistema di certificazione
indipendente Leed (Leadership in Energy and Environmental Design)
i cui parametri stabiliscono precisi criteri di progettazione e realizzazione
di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto ambientale
contenuto, stabilendo un valore di mercato per i “green building”,
stimolando la competizione tra le imprese sul tema delle performance
ambientali degli edifici incoraggiando comportamenti di consumo
consapevole anche tra gli utenti finali.
Gev - Emicode: Gev è l’Associazione dei Produttori Tedeschi per il
Controllo delle Emissioni. L’associazione, senza scopo di lucro, tutela
e promuove gli interessi nel campo ambientale di tutti i produttori di
impianti chimici, prodotti per pavimentazione e materiali da costruzione,
oltre che per gli adesivi. La Gev attraverso il suo marchio Eurocode
tutela i consumatori e a tale scopo, l’associazione svolge misure
idonee di controllo, classificazione ed etichettatura dei prodotti
chimici e adesivi.
Klimhous: È la versione tedesca di CasaClima. È un metodo di certificazione
energetica degli edifici nato nel 2002 in ottemperanza a quanto
già licenziato dalla Comunità Europea come Direttiva CEE 2002/91/Ce,
che, a seguito del protocollo di Kyōto, tratta la questione della certificazione
energetica degli edifici. Ideato da Norbert Lantschner, ex direttore
dell'ufficio "Aria e Rumore", del Dipartimento all'Urbanistica, Ambiente
ed Energia della provincia di Bolzano; il progetto consta nel miglioramento
delle prestazioni energetiche del proprio patrimonio gestendo
l'intero processo, effettuando le verifiche sui progetti e conferendo
ad auditori specializzati l'incarico di compiere gli opportuni sopralluoghi.
Dopo un approfondito esame finale, l'organo certificatore
rilascia il certificato e la relativa targhetta CasaClima agli edifici che
rientrano nei parametri previsti dall'iter certificativo. Per diffondere i
principi base dello standard CasaClima, l’associazione organizza corsi
per progettisti, artigiani e committenti. È un modello di certificazione
energetica in continua espansione, non solo sul territorio italiano ma
anche in Austria e in Germania dove sono state rilasciate le prime certificazioni
energetiche.
ISO 14001: Nel settembre 1996 fu pubblicata la prima versione della
norma ISO (International Organization for Standardization) 14001:
"Environmental Management System - Specification with guidance for
use". Questa è una norma che definisce i requisiti organizzativi/gestionali
di tipo ambientale che un'organizzazione deve soddisfare per
ottenere il riconoscimento da parte di un certificatore esterno. Il certificato
di Sistema di gestione ambientale conforme alla norma internazionale
ISO 14001 si conferisce solo se si soddisfano le seguenti linee
generali: introduzione e mantenimento di un sistema di gestione
ambientale; formulazione e rispetto di una specifica politica ambientale
dell’implementazione uniforme di strategie ambientali; rispetto delle leggi e regolamentazioni ambientali; il tutto con l’attuazione e il
rispetto di un sistema di ispezione interno per il rispetto delle normative
ambientali, verificato da esperti esterni di un ente di certificazione
indipendente e di parte terza accreditato a poter svolgere tali
tipi di verifiche.
Icea Anab: Icea e Anab sono un’associazione Nazionale Italiana per
l’Architettura Bioecologica che sviluppa metodi e processi di produzione
dei materiali per l'edilizia e, più in generale, dell'abitare compatibile
con l'ambiente, la salute dell'uomo e con il contesto socio-culturale nel
quale vengono utilizzati. L’associazione nasce nel 2004 e si fonda sul
principio di indipendenza e di separazione dei ruoli che affida ad Anab
il compito di redigere, aggiornare e promuovere le norme per i materiali,
i sistemi e gli organismi edilizi secondo i principi dell’architettura
sostenibile e a Icea quello di responsabile del rilascio, mantenimento,
estensione, sospensione e ritiro della certificazione. L'obiettivo della
certificazione Icea-Anab dei materiali per la Bioedilizia è di migliorare
la qualità dei prodotti dell’edilizia riducendo le emissioni nocive, l'utilizzo
di energia e utilizzando risorse rinnovabili per unità di prodotto
durante tutte le fasi sia precedenti che durante e dopo la fabbricazione
e post-produzione, nel rispetto dell'ambiente, della salute e della sicurezza
dei lavoratori e degli utilizzatori.
Leed: La normativa americana Leed, acronimo di Leadership in
Energy and Environmental Desig, è stata introdotta e implementata
nel 1998 dal U.S. Green Building Council, che è uno dei più completi
sistema di valutazione che certifica gli edifici commerciali e gli uffici
nuovi o esistenti così come strutture residenziali che rispettano l’ambiente
e il “verde”. I criteri adottati per ottenere il certificato Leed
prevedono l’applicazione del concetto di "edificio verde" stabilendo
uno standard comune di misura, promuovendo pratiche integrate di
progettazione per l'intero edificio, dando un riconoscimento ai leader
dell'industria delle costruzioni attenti al rispetto dell'ambiente, stimolando
la competizione nello sviluppo di progetti, materiali e metodi
costruttivi verdi, aumentando la consapevolezza dei benefici che
porta alla "costruzione verde" nel mercato dell'edilizia, adempiendo a
tutti gli obblighi di legge dell'edilizia, mantenendo allo stesso tempo
il maggiore profitto possibile. Il certificato Leed che può essere platino,
oro o argento, l’ottiene il costruttore dopo aver inviato una documentazione
di rispetto delle normative richieste dai vari sistemi di
verifica. Il certificato lo concede il "Green Building Council" responsabile
dell'elaborazione ed istituzione del sistema Leed usato nel progetto.
Pertanto, un edificio riceve il certificato Leed solo se soddisfa I
requisiti ecologici fondamentali della costruzione e guadagna un certo
numero di punti basati su determinate specifiche e l’uso di materiali
da costruzione eco-compatibili. Adesivi, vernici e pavimenti anche
a base di legno, di per sé non possono ricevere un certificato
Leed, però possono far guadagnare punti all’edificio contribuendo così
a ottenere il certificato e il marchio.
Pefc: Acronimo di Pan-European Forest Certification Council. È un'organizzazione
internazionale non-profit, non governativa dedicata a promuovere
la gestione forestale sostenibile (Gfs) attraverso un ente indipendente
di certificazione di terza parte. Pefc opera in tutta la catena di approvvigionamento
forestale per promuovere le buone pratiche nella foresta e
per assicurare che il legname e i prodotti forestali non legnosi vengano
prodotti con il rispetto dei più alti standard ecologici, sociali ed etici, cosicché
i clienti e i consumatori sono in grado di individuare i prodotti
provenienti da foreste gestite in modo sostenibile. Pefc si distingue perché
approvando i sistemi nazionali di certificazione forestale sviluppati
attraverso particolari processi da adeguata importanza alle priorità e alle
condizioni locali. Il certificato Pefc è spesso scelto dai proprietari di piccole
foreste perché dà loro un contributo duraturo alla sussistenza e allo
sviluppo rurale ed è anche per questo motivo che diverse centinaia di migliaia
di foreste hanno acquisito la certificazione Pefc favorita anche dalle
politiche della sostenibilità che vigono in più Paesi.
Natureplus: Natureplus è l'associazione internazionale che ha come scopo lo
sviluppo sostenibile nel settore dell'edilizia. L'associazione unisce l'esperienza
di mercato degli operatori, la competenza tecnica degli utenti dei materiali
da costruzione e l'industria. L’attestato Natureplus lo si ottiene solo con la
qualificazione scientifica dei test e rispetto degli standard istituti, visionati da
una commissione che prevede sia gruppi ambientalisti che di tutela dei consumatori
e dei sindacati. L'obiettivo primario dell’etichetta è di fornire ai consumatori
come pure agli architetti, commercianti, imprese di costruzione e a
tutti coloro che sono coinvolti nella costruzione, la consapevolezza della preservazione
della salute, la tutela delle nostre risorse limitate e la loro idoneità
di applicazione. I prodotti che riportano il marchio sono costituiti prevalentemente
da fonti rinnovabili/sostenibile delle materie prime.
Nordic swan eco - label (white swan): La Nordic eco-label ufficiale, denominata
Swan, è stata introdotta dal Nordic council of ministers (Consiglio
nordico dei ministri). È un’organizzazione non-profit commissionata dal
parlamento e dal governo svedese. Il logo Swan (cigno) dimostra che un
prodotto è una scelta a favore dell’ambiente. I requisiti si riferiscono principalmente
alla considerazione dell’ambiente esterno, ma includono anche
l’ambiente interno con dei criteri molto rigidi rispetto all’intero ciclo
di vita di un prodotto. È l’etichetta ecologica più importante e famosa in
Svezia, ed è di uso comune negli altri Paesi scandinavi. I criteri che devono
essere rispettati prevedono che nel prodotto non vi sia nessuna, o, in
alcuni casi, un contenuto minimo di sostanze dannose per l’ambiente e
per la salute, avere un contenuto altamente riciclabile, mettere in atto un
basso consumo energetico durante la produzione e soddisfare i requisiti
generali per un basso impatto ambientale sull’acqua, sul suolo e sull’aria.
L'etichetta ecologica anche detta White Swan (cigno bianco) è attiva anche
in Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda e la filosofia che vi è alla base
del “White Swan” è quella di aiutare i consumatori nel loro desiderio di
comprare con una coscienza "verde", contribuendo così allo sviluppo di
un ambiente più pulito e una società migliore.
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