|
::: La parola alla CHIMICA strategie di F. Fiorellini
-----------------------------------------------------------
Giorgio Squinzi,
ceo del Gruppo Mapei,
in occasione
del recente congresso
Fep, ha tenuto
un’interessante
relazione
sul mercato mondiale
dell’edilizia e su presente
- e futuro - dei
pavimenti in legno.
Lo abbiamo intervistato
a fine lavori ...
La capacità di analizzare le materie prime e i prodotti è fondamentale
per lo sviluppo tecnologico di un’azienda. Con questo obiettivo,
nei laboratori Mapei, sono disponibili le strumentazioni e le tecniche
più avanzate di analisi chimica e chimico-fisica, capaci di valutare ogni
caratteristica dei differenti prodotti; anche per questo Mapei è oggi
“…la numero uno al mondo nel mercato degli adesivi e materiali affini per
l’installazione di pavimenti e rivestimenti e la numero tre al mondo nel
mercato della costruzione di sostanze chimiche”. Parole pronunciate dal
Ceo del Gruppo Mapei, Giorgio Squinzi, in occasione del 35mo congresso
Fep, in apertura di un’interessante relazione sull’evoluzione del mercato
delle costruzioni a livello mondiale, che ha toccato anche il tema delle
sorti del comparto dei pavimenti in legno.
Come riferito dal dottor Squinzi, nel periodo 2008 - 2013 lo sviluppo del
mercato dei pavimenti in legno, così come quello della ceramica (i due
segmenti - ha sottolineato il Ceo Mapei - sono fortemente correlati), è e
sarà strettamente legato agli investimenti in edilizia residenziale.
Restando in Europa, la maggior parte dei Paesi subirà un declino grave nel
prossimo quinquennio; il calo più alto degli investimenti si avrà in Spagna,
mentre il settore immobiliare tedesco rimarrà sostanzialmente stabile. Spostandoci
a Ovest, l'ultima versione del censimento degli Stati Uniti (aprile
2010) indica un forte aumento di autorizzazioni per le abitazioni, tanto da
far pensare che il momento più critico nel mercato degli alloggi sia finito.
Il parquet sembra reagire bene alla crisi. Merito soprattutto dell’evoluzione
del prodotto, capace ormai di “conquistare” sia i designer sia i consumatori
finali. Tra i preferiti ci sono i parquet di latifoglie, con tavole
sempre più grandi, e i prefiniti.
Cambiano anche le tecniche di posa, i must sono: ridotti tempi di installazione,
conservazione del precedente livello del pavimento, ridotto impatto
ambientale e basso livello di inquinamento interno.
Come ha ricordato Giorgio Squinzi, Mapei offre soluzioni ad hoc, con
bassissime emissioni e certificate:
- sistemi di insonorizzazione per la riduzione della superficie e rumori
d'impatto (con Mapesonic e tecnologia Mapesilent);
- massetti di calcestruzzo di facile applicazione e rapida asciugatura (come
Mapecem e Topcem);
- composti autolivellanti per sottofondi (come Ultraplan);
- adesivi esenti da solventi e con bassissime emissioni di composti organici
volatili (COV), dotati di certificazione EC1 e con caratteristiche di alta
adesione su ogni supporto, anche su piastrelle di ceramica esistenti.
Caratteristiche, queste ultime, che mostrano l’ultima fase dell’evoluzione
degli adesivi per parquet, oggi totalmente rispettosi dell’ambiente e
delle persone: si è partiti negli anni ’50 e ’60 con gli adesivi in soluzione
acquosa e a solvente per arrivare agli attuali mono componenti poliuretani
classificati EC1.
::: LA SOSTENIBILITÀ. COI FATTI
E a proposito di sostenibilità e certificazione (ma non solo), al termine
della riunione Fep abbiamo fatto due domande al presidente Mapei.
Durante il Congresso si è parlato molto di “Green building” e
“Green products”. Esiste, a suo avviso, una chimica amica dell’ambiente?
Qual è la posizione del Gruppo Mapei?
Giorgio Squinzi: Se diamo uno sguardo a tutte le ricerche e le statistiche
realizzate negli ultimi 20 anni attorno a questo tema, ci possiamo
facilmente rendere conto che la chimica si è migliorata sotto tutti
i parametri.
Un esempio per tutti? Ci sono importanti studi internazionali che dimostrano
che per ogni tonnellata di CO2 emessa dalle aziende chimiche c’è
un risparmio medio di 2,7 tonnellate all’anno di CO2 a valle.
Cosa significa in concreto? Pensiamo per esempio ai prodotti utilizzati
per l’isolamento termico a cappotto degli edifici: per ogni tonnellata di anidride
carbonica emessa in ambiente per produrre adesivi, isolanti, pitture,
c’è un considerevole risparmio di fabbisogno energetico (2,7 tonnellate
di CO2 appunto) per riscaldare e raffreddare le nostre case.
Quanto a Mapei, da sempre lavoriamo con molta determinazione in questa
direzione, in anticipo sui parametri stabiliti dal protocollo di Kioto.
Basti pensare che due terzi circa della nostra ricerca - parliamo di circa
60 milioni di euro all’anno - vengono investiti dal Gruppo nella ricerca e
nello sviluppo di prodotti e sistemi sempre più compatibili con l’uomo e
con l’ambiente. Uno degli obiettivi raggiunti è l’azzeramento quasi completo
dell’impiego di solventi nocivi: oltre che un motivo di orgoglio, un
forte stimolo alla ricerca.
Restando in tema di ambiente e sostenibilità, devo segnalare, purtroppo,
una grande confusione nel mercato; concetti vaghi come “bioedilizia”
e “prodotti ecologici” vengono strumentalizzati da molte, troppe,
aziende, che arrivano a inventare strane autocertificazioni
con sistemi improvvisati, talvolta davvero
fantasiosi.
Noi come Gruppo siamo a favore solo di quelle certificazioni
rilasciate da Istituti seri, riconosciuti internazionalmente,
tramite procedure consolidate e
accettate a livello internazionale. Per esempio, nel
campo dei prodotti per la posa del parquet, in particolare
degli adesivi, ritengo che oggi sia fondamentale
avere la certificazione EC1, rilasciata dall’ente
tedesco GEV, “appoggiata” e utilizzata da tutti
i principali produttori europei.
Sono fermamente convinto che gli sforzi delle aziende
nella direzione della sostenibilità devono
essere portati avanti con serietà e certificati in
modo trasparente… Le parole in questo campo
non valgono nulla.

Cosa può fare l’impresa italiana, e cosa sta facendo Mapei, per contribuire a far crescere il nostro Paese e per dare
un futuro migliore ai nostri figli?
Giorgio Squinzi: Noi imprenditori non possiamo piangerci addosso, stare
qui passivamente a chiedere incentivi, bisogna che ci rimbocchiamo le
maniche e ritorniamo a investire, giocando in attacco anziché in difesa.
Io ritengo che il futuro del nostro Paese dipenda in larga parte dall’internazionalizzazione
del nostro sistema manifatturiero. Dobbiamo sforzarci di
essere competitivi all’interno del Paese, incidendo sui nodi storici che frenano
l’industria: alto costo dell’energia, complicazioni burocratiche, un sistema
normativo penalizzante, la fatiscenza del sistema infrastrutturale.
Ma al tempo stesso dobbiamo cercare di internazionalizzarci, al limite anche
produttivamente, perché il made in Italy acquisisca una parte sempre
più importante del mercato globale. Se saremo capaci di fare questo creeremo
un futuro e una speranza per i nostri figli. Nel caso contrario siamo
destinati a un declino, inizialmente magari lento, ma inesorabile.
“NEI PROSSIMI 10 ANNI L'ASIA (GIAPPONE
ESCLUSO) GODRÀ DI UNA PIÙ RAPIDA CRESCITA
NELL'INDUSTRIA DELLA COSTRUZIONE,
BATTENDO TUTTI GLI ALTRI PAESI DEL MONDO.
L'INTERO CONTINENTE ASIATICO (GIAPPONE
COMPRESO) DOVREBBE AUMENTARE IL SUO
VALORE REALE NEL SETTORE DELLA
COSTRUZIONE DI OLTRE IL 70%. LA STESSA
COSA ACCADRÀ NEL SUD AMERICA, ANCHE SE
IN PERCENTUALE MINORE RISPETTO ALL’ASIA.
IN MEDIO ORIENTE E AFRICA IL SETTORE DELLE
COSTRUZIONI DOVREBBE RIPRENDERE UN
PERCORSO DI COSTANTE CRESCITA. L’EUROPA
RISULTA INVECE DIVISA IN DUE: DA UN LATO
L’EST, DESTINATO A CRESCERE VELOCEMENTE,
DALL’ALTRO L’OVEST, CON UN RITMO PIÙ
RALLENTATO. IN AMERICA IL SETTORE DELLE
COSTRUZIONI AL NORD, DIVERSAMENTE DAL
SUD, DOVREBBE RIPRENDERE, A BREVE, UN
TASSO STABILE DI CRESCITA”. [GIORGIO SQUINZI, CEO MAPEI]
|
Lei è ottimista?
Giorgio Squinzi: Lo sono. Dirigo un Gruppo che conta 63 società, con 56
stabilimenti in 25 Paesi in giro per il mondo, credo di aver fatto, e di continuare
a fare, la mia parte.
Come dargli torto…
|