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::: Pavimenti LIGNEI e IMPIANTI di riscaldamento/raffrescamento FOCUS di Domenico Adelizzi
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La tecnologia
migliora le proprietà,
i benefici e i pregi.
Ma per il migliore
utilizzo è anche bene
conoscere limiti
e avvertenze ...
Secondo lo studio svolto negli anni novanta dal professor Peters,
specialista in medicina del lavoro, direttore e responsabile dell'Istituto
di medicina industriale di Westfalia, Germania, nonché insignito
del premio "medicina e protezione del lavoro" da parte dell'associazione
nazionale dei medici tedesca; con i sistemi radianti si riduce la diffusione
delle malattie da raffreddamento nei luoghi di lavoro e, di conseguenza,
si ottiene anche una maggiore produttività aziendale. Comodità
e benessere soggettivo appartengono alla salute anche secondo il concetto
di salute dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), secondo
il quale, la salute non è solo l'assenza di malattie, ma uno stato di benessere
corporale spirituale e sociale. In quest’ottica, i benefici che s’ottengono
dall’utilizzo dei sistemi radianti si possono suddividere in due
gruppi: benefici di ordine generale e benefici legati alle specifiche caratteristiche
degli edifici da servire connessi al benessere termico e al risparmio
energetico.
::: BENESSERE TERMICO
Nei diagrammi allegati (schemi 1/2) è riporta la curva ideale temperatura/
altezza del benessere termico. Tale curva, ricavata sperimentalmente,
ci dice che per avere condizioni termiche ideali si deve mantenere un
po’ più calda l’aria a pavimento e un po’ più fredda quella a soffitto. Sempre
dai due diagrammi si può evincere che sono proprio gli impianti a
pavimento quelli più idonei a offrire simili condizioni e i motivi sono essenzialmente
due.
1. La specifica posizione degli elementi riscaldanti/raffrescanti che consentono
di mantenere l’aria più calda/fresca in prossimità del pavimento;
2. Il fatto che il calore o il fresco è ceduto soprattutto per irraggiamento:
cosa che evita il formarsi di correnti d’aria calda a soffitto e fredda a
pavimento.
::: RISPARMIO ENERGETICO
Rispetto ai sistemi di riscaldamento tradizionali, gli impianti a
pavimento, a parità di sensazione di caldo, consentono di mantenere
l’aria ambientale a una temperatura più bassa di circa
1÷2°C. Questo, comporta nel tempo sensibili risparmi energetici.
Inoltre, visto che funzionano a bassa temperatura, consentono
di ottenere elevati rendimenti quando si utilizzano pannelli
fotovoltaici, pompe di calore e caldaie a condensazione. Il concetto
che vi è alla base di un sistema radiante, è l’innalzamento
e abbassamento della temperatura media di un ambiente, grazie
alla trasmissione di calore per radiazione attraverso un’ampia
superficie che corrisponde al pavimento, al soffitto oppure alle pareti. I sistemi radianti, in genere funzionano
a temperature superficiali
prossime a quelle dell’ambiente e quindi
utilizzano minimamente l’aria come
vettore di calore. In questo modo, è
possibile conseguire le stesse condizioni
di benessere con una minore temperatura
dell’aria a cui corrispondono minori
dispersioni sia per conduzione sia
per il ricambio dell’aria degli ambienti
riscaldati e rinfrescati con questo sistema.
I sistemi radianti, una volta posati e
messi in funzione, non richiedono particolari
interventi di manutenzione tecnica
e permettono un oggettivo, reale ed
effettivo risparmio grazie alla riduzione
dei costi di gestione dovuti a un consumo
energetico minore. Escludono inoltre
l’utilizzo di antiestetici e ingombranti
corpi scaldanti permettendo così il
completo sfruttamento dell’intera superficie
della parete, eliminando totalmente
il problema delle macchie e di
“baffi” di polvere sui muri. All’atto pratico,
per ogni °C di temperatura dell’aria
in meno si ottiene un risparmio energetico
del 7% e di conseguenza, su 6
°C di differenza corrisponde il 42% di risparmio
energetico. Naturalmente il vantaggio aumenta proporzionalmente
al volume da riscaldare, infatti, nei capannoni industriali o nelle
chiese il risparmio può anche essere del 70%. Se possiamo ridurre la
temperatura dell’aria, possiamo anche eliminare il movimento della polvere
e quindi migliorare le condizioni abitative e il livello igienico negli
ambienti. Questi tipi d’impianti sono più salubri di altri perché consentono
di respirare aria con un maggior contenuto percentuale d’ossigeno, di
mantenere il tasso di umidità relativa dell’aria più costante (che fa bene
sia al legno che ai materiali naturali traspiranti) e quindi è ideale per tutti
coloro che soffrono di malattie allergiche delle vie respiratorie. Il ragionamento
che si espone è valido sia per la stagione invernale che estiva
perché, potendo lavorare sulle strutture, riscaldandole o raffreddandole,
si è in grado di ridurre il trattamento dell’aria al minimo indispensabile
necessario per il ricambio e l’eventuale deumidificazione. L’Istituto
“Für technische Physik der Frauenhofer Gesellschaft" su incarico del
ministro della Repubblica federale tedesca preposto alla programmazione
urbanistica, dopo esperienze e ricerche pratiche a lungo termine effettuate
per un periodo ininterrotto di dieci anni, con lo scopo di confrontare
diversi sistemi di riscaldamento; ha dimostrato che utilizzando
impianti di riscaldamento/raffrescamento a pavimento a bassa temperatura,
si possono superare risparmi energetici del 35% rispetto agli impianti tradizionali. Dati ottenuti da prove pratiche di confronto compiute
su 604 alloggi facenti parte di un complesso edilizio di Geislingen (D) denominato
"Geislinger Siedlungs und Wohnungsbau GmbH": metà dei quali
riscaldati e raffrescati con pannelli radianti a bassa temperatura e
metà con impianti tradizionali, senza dimenticare i benefici specifici in
relazione all’uso dell’edifico come visibile nello schema 3.
::: LA RESA TERMICA DELL’IMPIANTO
La resa degli impianti di riscaldamento/raffrescamento dipende dalla
temperatura superficiale della parete, del soffitto o del pavimento e dalle
condizioni idrotermiche ambientali. In generale, ogni qualvolta la superficie
di una parete, di un soffitto o di un pavimento ha una temperatura
uguale o inferiore alla temperatura di rugiada dell'aria con cui e' a contatto,
sulla stessa superficie condensa la quantità d'acqua che non può
essere contenuta nell'aria sotto forma di vapore. Questo fenomeno provoca
la formazione di acqua sulle superfici che hanno una temperatura
uguale a quella di rugiada. La trasmissione del calore avviene in parte
per convezione e in parte per irraggiamento:
• Irraggiamento: più alte sono le differenze di temperatura tra le superfici
e più alto è l'irraggiamento, più lontani sono i corpi e minore è lo
scambio di energia.
• Convezione: più è bassa la differenza tra la temperatura superficiale e
la temperatura dell'aria ambientale e minore è la velocità dell'aria (sulla
superficie presa in considerazione) più bassa sarà la trasmissione di
calore per convezione.
In pratica, questo vuol dire che più grande è la superficie raffrescante in
rapporto alla superficie globale, più bassa è la quantità unitaria di energia
scambiata per irraggiamento. Se per esempio in una stanza si raffresca
il soffitto e una parete, diminuisce l'irraggiamento, e di conseguenza,
la resa del raffrescamento per metro quadro (alle stesse condizioni). In
quest’ottica, i pavimenti radianti presentano rese estive limitate in condizioni
normali e si preferisce che l’edificio sia bene isolato. Se però vengono
irradiati direttamente dal sole, come ad esempio nel caso di ambienti
con grandi vetrate, aumenta vistosamente il ΔT e di conseguenza
anche la resa termica (fino a 100 W/m2). È molto importante che la temperatura
superficiale sia molto omogenea, per questo motivo il differenziale
tra mandata e ritorno è sempre di 2-3 °K. Il sistema presenta un’elevata
inerzia termica, di conseguenza si consiglia l’uso soprattutto in ambienti
con grandi volumi e con vetrate esposte a sud e a ovest, oppure
quando il soffitto degli ambienti contiene un grande numero di fari alogeni
che emettono molto calore radiante. Inoltre il sistema richiede un controllo
dell’umidità relativa molto accurato. Infine, può suscitare insoddisfazione
negli ambienti in cui le persone si trovano per molte ore sedute,
soprattutto se vestono calzature leggere.
::: L’IMPORTANZA DELL'UMIDITÀ AMBIENTALE
Il valore su cui ruota l’intero sistema è il punto di rugiada, di conseguenza
la misurazione e il controllo dell’umidità relativa dell’aria diventa non
solo è importante ma anche strategico. Il valore ideale di U.R.A. è tra il 50 ed il 60%; pertanto risulta efficace e di buon auspicio che:
• Le sonde per la misurazione dell’umidità ambientale siano collocate in
tutti gli ambienti più soggetti ad affollamento;
• Le sonde comandino il funzionamento del sistema di deumidificazione
(ad aria primaria o con deumidificatori di zona) che funzionerà con aria
neutra (20-21°C in uscita dalle bocchette);
• La temperatura di mandata dell’acqua possa essere variata in funzione
della temperatura interna richiesta e, soprattutto, in funzione del valore
di umidità relativa misurata;
• I migliori sistemi per evitare il rischio di condensazione, prevedano
l’innalzamento della temperatura di mandata per affrettare l’innalzamento
di temperatura superficiale fino a quando la temperatura superficiale
non sia salita sopra al punto di rugiada (molto importante per
pannelli a pavimento).
• La regolazione per zone o per singoli ambienti può avvenire tramite
termostato o sonde di temperatura con funzione estate/inverno.
Si ricorda, che i sistemi migliori di impianti offrono la possibilità di alzare
o abbassare la curva della temperatura di mandata in base al tipo di
resistenza e massa termica che ha la struttura e ciò risulta particolarmente
fondamentale per quei sistemi a pavimento che consentono di ottimizzare
sempre al massimo la resa termica dell’impianto. Ad esempio,
più è elevata l’inerzia termica del sistema e più grande sarà il tempo di
risposta dell’impianto e maggiore sarà il “delta di sicurezza”, ovvero la
possibilità di avvicinarsi al limite della temperatura superficiale.
::: EQULIBRIO IGROSCOPICO AMBIENTE/PARQUET
A differenza di altri materiali, il legno non è direttamente sensibile alle
variazioni di temperatura mentre viceversa lo è molto alle variazioni di
umidità relativa dell’aria. È noto che per quanto concerne l’Europa centro-
meridionale l’umidità percentuale del legno ideale compresa tra 10%
12% perché il legno è in equilibrio igroscopico con l'ambiente circostante
e non si muove se viene mantenuto in condizioni climatiche costanti
e, viceversa, varia il suo contenuto di umidità se varia quello dell’ambiente
dove esso è immerso. In estrema sintesi, il legno si comporta come
una spugna che assorbe umidità in ambiente più umido e si asciuga
in ambiente più secco rispetto al proprio contenuto di umidità. E’ altrettanto
vero che anche l’ambiente si comporta come una spugna. Ossia
che assorbe umidità dai corpi più umidi in esso contenuti e deposita su
di essi quella in eccesso in forma di condensa. Infatti, il massimo di umidità
che un ambiente può contenere a una determinata temperatura
coincide con il cosiddetto “punto di saturazione” che corrisponde a
quello detto di condensa. Oltre questo punto l'umidità si trasforma in acqua.
È ovvio altresì che non ci possa essere quindi un’umidità ambientale
superiore al 100% ma solo valori pari o inferiori. Questo valore massimo
di umidità non é però fisso ma cresce al crescere della temperatura e
cala al calare di essa. Da queste considerazioni teoriche conseguono importanti
chiarificazioni pratiche. Se un ambiente chiuso viene raffreddato
produce un innalzamento dell’umidità ambientale percentuale. Se
questo raffreddamento produce un aumento oltre il limite del 100%, l’umidità
in eccesso si condenserà come detto sui corpi solidi più freddi visto
che questi sono quasi sempre più lenti a scaldarsi e raffreddarsi dell’aria.
È da notare che l’ambiente tende ad avvicinarsi sempre al suo limite
superiore di saturazione con velocità tanto maggiore quanto più alta é
la temperatura finale, prelevando dai corpi in esso presenti l’umidità. Se
quindi l’ambiente viene riscaldato senza immissione o prelievo di umidità
dall’esterno, si osserverà che l’umidità dei corpi tenderà a migrare
nell’ambiente seccandoli. In definitiva, si può dire che un ambiente più
caldo tende velocemente ad assorbire l’umidità dai corpi fino a giungere
all’equilibrio igroscopico con essi e, viceversa, un ambiente che diventa
più freddo tende, anche se con minor velocità, a far condensare umidità
sui corpi solidi in esso contenuti. Quindi, le parti più fredde di un parquet
che sono in genere quelle più vicine al massetto e muri perimetrali,
sono quelle più soggette al deposito di eventuale condensa. Questi elementi
che in genere nei parquet antichi erano lasciati grezzi sono quindi
i più soggetti al depositarsi della condensa, un'umidità superficiale che
penetra facilmente attraverso le porosità del legno. In casi estremi queste
parti, sono le più soggette anche a muffe e attacchi di insetti xilofagi
che prediligono ambienti umidi. È ovvio che se invece un ambiente è
provvisto di un sistema umidificatore-deumidificatore con regolazione
automatica continua dell’umidità tramite umidostato, le variazioni di
temperatura che ci possono essere in un ambiente interno non influenzano
minimamente il legno e nemmeno quindi i parquet e i mobili antichi
constata che questa metodologia è utilizzata per conservare le opere
d’arte nei grandi musei.
::: IL LEGNO E IL CAMBIO DELLE CONDIZIONI
AMBIENTALI
E’ palese che se il rapporto legno - acqua - ambiente non
è ideale si possono generare ritiri o rigonfiamenti del legno
a causa della perdita o assunzione di umidità e, l’entità
delle variazioni dimensionali e volumetriche sono
condizionate dalle direzioni anatomiche del legno, ossia
dalla direzione longitudinale (parallela all’asse di crescita
dell’albero) radiale (perpendicolare all’asse longitudinale)
e tangenziale (tangente agli anelli annuali). Il legno,
passando dallo stato fresco all’umidità normale del 12%
(per le zone temperate), evidenzia un ritiro dell’ordine
del 0,2 - 0,3% in direzione longitudinale (detta anche assiale),
del 2-3% in direzione radiale e del 4-6% in direzione
tangenziale, ricordando che questi dati sono espressi
in percentuale delle dimensioni allo stato fresco. La diversità
tra i due limiti radiale e tangenziale è la causa
principale della formazione degli spacchi sui tronchi abbattuti
che non vengono mantenuti adeguatamente umidi
e delle fessurazioni, imbarcamenti e torsioni che invece
si manifestano sia sulle tavole che su listoni, tavolette e lamelle per
parquet sia durante le fasi di essiccazione e stagionatura, sia durante la
stabilizzazione del legno all’ambiente di posa. Il rapporto tra i due principali
ritiri (o rigonfiamenti), è talvolta indicato con il termine nervosità
ed è caratteristico di ogni specie legnosa ma, come altre proprietà e caratteristiche
del legno, questa può variare anche all’interno di una stessa
pianta e, di conseguenza, anche da elemento a elemento, da listone a listone
e da tavoletta a tavoletta. Per esempio, se prendiamo un tronco allo
stato fresco e lo sezioniamo longitudinalmente ricavandone tavole
con le medesime dimensioni, dopo aver atteso l’equilibrio a valori d’umidità
prossimi al 12%, si può osservare che le varie tavole si sono comportate
in maniera differente: quelle ricavate dalle zone più esterne (in
prossimità della corteccia), subiscono deformazioni molto più consistenti
di quelle riscontrabili sulle tavole corrispondenti alle zone più interne
e vicine al midollo. Il comportamento descritto, è da mettere in relazione
alla diversa ampiezza dell’angolo formato dall’anello annuale rispetto
ai lati delle tavole che permette al ritiro tangenziale, già naturalmente
superiore rispetto a quello radiale, di agire su una maggiore superficie
provocando di conseguenza deformazioni consistenti. La deformazione
precedentemente descritta, causata dalla diversità del ritiro
tangenziale rispetto al ritiro radiale, prende il nome di imbarcamento
che, nella prassi comune, s’utilizza per qualsiasi cambiamento nella forma
intervenuto dopo la lavorazione di un elemento di legno.
::: POSA DEL PARQUET SU MASSETTI RISCALDANTI/RAFFREDDANTI
(IN SINTESI)
La posa del parquet su massetti riscaldanti/rinfrescanti rappresenta
sempre nella fase iniziale una condizione a rischio per il parquet vista la naturale igroscopicità del legno e la potenziale “caduta di vapore acqueo”
che, già contenuta nelle malte di posa, si disperderà gradualmente
nelle fasi successive alla sua accensione. Il condizionamento igrotermico
conseguente, non controllabile - se non con un’idonea progettazione eseguita
con le dovute precauzioni - può portare a problemi più o meno
grandi inducendo sensibili deformazioni dimensionali nei semilavorati di
legno. Il legno è provvisto di un alto potere isolante e per questo potrà
essere utilizzato in spessori ridotti (10-15 millimetri) allo scopo di attenuare
l’effetto eminentemente isolante, rallentando il processo fisico di
conduzione del riscaldamento allo strato d’aria. Altro importante requisito
richiesto a qualunque sistema radiante, è la continuità morfologica
dei vari componenti mancando la quale, viene meno il presupposto fisico
indispensabile per lo svolgimento di una corretta conduzione del calore.
Il caso vede specificamente interessati i parquet flottanti i quali
semplicemente appoggiati e isolati da uno strato soffice di posa, vedono
ridurre la loro capacità radiante a causa dello strato d’aria interposta. Ogni
pavimentazione radiante ha delle specificità caratteristiche da verificare
sempre nella fase di progetto sia dell’impianto che del parquet con
l’aiuto del termotecnico.
::: CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI
L’impianto di riscaldamento/raffrescamento si basa sul principio base
della circolazione di acqua calda a bassa temperatura, (28-38°C) dentro a
una serpentina di tubi di polietilene annegati nel massetto di calcestruzzo
del pavimento. La superficie raggiungerà la temperatura di 26°C-27°C
e trasmetterà il calore per irraggiamento, senza essiccare l'aria ma trasmettendosi
direttamente all'ambiente e alle persone, eliminando i cosiddetti
moti convettivi dell'aria (generati dai radiatori tradizionali) che
sollevano e trasportano la polvere e le particelle inquinanti oltre ad annerire
le pareti. Poiché il riscaldamento è esteso a tutta la superficie del
pavimento, viene anche scongiurata la formazione di muffe dovuta ai fenomeni
di condensazione per i ponti termici fra esterno e interno e, poiché
su tutte le superfici la temperatura è più alta, a parità di comfort l'aria
può essere mantenuta a temperatura più bassa e con 18°C si ha il benessere
dei 20°C dei radiatori con il vantaggio di risparmiare sui consumi
(dal 20 al 25%) e di mantenere il giusto grado di umidità. Altri possibili
vantaggi sono l'eliminazione dei radiatori per lasciare più libertà nell'arredo
e, data la bassa temperatura d'esercizio, la possibilità di impiegare
energie alternative come la pompa di calore, l'acqua calda di falda o
quella industriale di recupero in particolari zone. A causa dell'inerzia termica
che condiziona i tempi di avvio e distacco, questo è un tipo di impianto
inadatto negli ambienti dove sono richieste frequenti interruzioni
di riscaldamento. Con gli impianti di riscaldamento/ raffrescamento si ha
anche un altro significativo vantaggio, ossia quello di ottenere il riscaldamento
in inverno e il raffrescamento in estate. Nel circuito, infatti, anziché
acqua calda può essere immessa acqua raffreddata da un refrigeratore
che, rispetto al condizionatore a parete, non genera flussi diretti di
aria fredda, ma una diffusione omogenea del fresco in tutto l'appartamento.
La doppia funzione di riscaldare e raffrescare può essere ottenuta anche con un impianto di climatizzazione che ha radiatori ad aria
fredda o calda (ventilconvettori), collegati alla centrale refrigerante e alla
pompa di calore o alla caldaia vera e propria. Al cambio di stagione
basta convertire la funzione. Certamente Il pavimento radiante/raffrescante
è uno dei sistemi di riscaldamento preferiti dal nostro organismo
anche se nei suoi confronti esiste una generale diffidenza. Gli inconvenienti
del passato sono stati risolti e rispetto agli altri sistemi presenta
vantaggi funzionali ed economici: maggiore omogeneità di temperature
nei diversi locali, minime correnti ascensionali di aria calda e quindi meno
polvere in circolo, libertà di arredamento per la mancanza di radiatori
e risparmio energetico. Però, in tutto questo contesto, non si deve dimenticare
che gli elementi lignei da posa, siano essi grezzi o finiti, monostrato
o a più strati hanno i fisiologici e naturali limiti derivanti dalla particolare
e complessa struttura morfologica del legno e che, di conseguenza,
se negli ambienti non vi è un adeguato sistema di umidificazione/
deumidificazione ambientale collegato all’impianto di riscaldamento/
raffrescamento, non si può pretendere che durante i passaggi da caldo
a freddo o mantenimento della temperatura desiderata in inverno o
in estate, il parquet rimanga inalterato. Qualche limitata fessura o cretti
o sganciamento potrebbero sempre verificarsi anche se il parquet è stato
posato nel rispetto di tutte le regole. Se poi non si sono rispettate tutte
le regole di verifica e posa, è più che naturale aspettarsi difformità
ben più gravi quali ad esempio: distacchi più o meno visibili accompagnati
da sollevamenti, nonché distacco dello strato nobile (se l’elemento
ligneo è multistrato) dislivelli, dentellature e limitate ma visibili carenze
di planarità. Però, tutto ciò può essere facilmente limitato e anche evitato,
basta non avere fretta, posare con cura, dare al legno il tempo di adattarsi
al mutarsi delle condizioni idrotermiche ambientali e rispettare
tutte le direttive, specifiche e istruzioni che sia chi ha installato l’impianto
e sia chi ha posto in opera il parquet ha debitamente consegnato al
fruitore del parquet. Da quanto scritto, il rapporto tra legno-parquet/impianto
di riscaldamento/raffreddamento a pavimento è sicuramente possibile
e auspicabile con il consenso della temperatura ed umidità ambientale
se mantenute negli intervalli adeguati (°C 18-21/ U.R.A. 45-60%)
e sempre che si sappia, si accetti e si sia coscienti che:
• Per evitare il generarsi di difetti (a volte non ripristinabili), occorre
sempre verificare i valori dei vari elementi e controllare che il rapporto
legno-umidità sia idoneo e corretto in funzione delle condizioni climatiche
rilevate nell’ambiente;
• Il legno, tende “sempre” a muoversi, e quindi è sempre utile considerare
preventivamente le dilatazioni/restringimenti che, nel tempo facilmente
si generano;
• La temperatura, l’umidità relativa dell’aria e l’esposizione alla luce determinano
il diverso modo di comportarsi degli elementi lignei;
• Qualche sporadica alterazione/deformazione degli elementi lignei può
sempre succedere però, è scontato che il difetto non deve alterare l’equilibrio
idrometrico e ambientale/parquet che, con innovazione e tanta
fatica si è realizzato.
AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE ... |
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| [maggio 2009] ADESIVI PER PARQUET: una norma ad Hoc di D. Adelizzi | 
| [maggio 2009] APPALTI E “RESPONSABILITÀ SOLIDALE” dell'avv. F. Cafiero | 
| [marzo 2009] COSA CAMBIA CON LA NUOVA UNI EN 14342 di D. Adelizzi | 
| [marzo 2009] MARCATURA CE: NUOVE PROSPETTIVE dell'avv. F. Cafiero | 
| [marzo 2009] LUSSO E FUNZIONALITÀ. interior design dell'arch. L. Truzzi | 
| [gennaio 2009] NORME IN CACHET di D. Adelizzi | 
| [gennaio 2009] NOCE, VARIAZIONI SUL TEMA di F. Fiorellini | 
| [gennaio 2009] QUAL È IL TUO GRADO DI PROFESSIONALITÀ? dell'avv. F. Cafiero | 
| [gennaio 2009] QUANDO CI VUOLE COLPO D’OCCHIO (E MAESTRIA) di M. Errico | 
| [novembre 2008] SEDOTTO DALLA LUCE di. L. Truzzi | 
| [novembre 2008] PERCHÉ SI CONTESTA TANTO? di A. Viscardi | 
| [novembre 2008] CI VUOLE MESTIERE, PROFESSIONALITÀ, UMILTÀ (E ALTRO ANCORA…) di F. Cafiero | 
| [novembre 2008] UNI 11.265:2007, PER SAPERNE DI PIÙ di D. Adelizzi | 
| [novembre 2008] RESTAURO A SORPRESA di M. Errico | 
| [luglio 2008] Il legno, la musica e la città di L. Truzzi | 
| [settembre 2008] Architettura e libertà di L. Truzzi | 
| [settembre 2008] RICOMPENSA O “BASTONATA”? di A. Viscardi | 
| [settembre 2008] I PERICOLI DELLA CONSEGNA “SILENZIOSA” di F. Cafiero | 
| [settembre 2008] PARQUET e impianti di riscaldamento e raffrescamento [II parte] di D. Adelizzi | 
| [luglio 2008] LA DISPONIBILITÀ paga? di A. Viscardi | 
| [luglio 2008] IL POSATORE è un operatore professionale! di F. Cafiero | 
| [luglio 2008] PARQUET e impianti di riscaldamento e … di D. Adelizzi | 
| [luglio 2008] SARDEGNA magica di M. Errico | 
| [maggio 2008] Nuove forme per vecchie INDUSTRIE di L. Truzzi | 
| [maggio 2008] Un angolo etnico nel bosco dei misteri di L. Truzzi | 
| [maggio 2008] Atmosfere inedite in ufficio di G. Fermi | 
| [maggio 2008] IL CONTRATTO. Serve o non serve? di A. Viscardi | 
| [maggio 2008] IL CONTRATTO. Aspettative e impegni vanno chiariti di F. Cafiero | 
| [maggio 2008] SPAZI FLESSIBILI, al passo coi tempi di D. Adelizzi |
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