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::: SOCIOLOGIA DEI CONSUMI strategie di G. Carlini
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Cambiano i gusti e i modi d'intendere il prodotto. Siamo in grado di intercettare le nuove tendenze e di
'educare' il cliente alla nostra proposta? ...
Oggi è sabato, siamo verso fine mese. Come sempre prendo le ultime
25 copie del Sole 24Ore e, prima di cestinarle, riguardo rapidamente
tutto. Si tratta di un’operazione di ripasso che dura circa tre ore,
ritrovando i diversi articoli già letti e sottolineati, a volte con qualche appunto
ai margini. Quindi l’archiviazione. Così riesco a far scorrere un tratto
di tempo effettivamente minimo (neppure un mese) ma molto intenso,
rendendomi conto di quanto quest’era corra, pur portandosi con sé un
mondo di particolari.
Grazie alla visione d’insieme delle quasi 1300 pagine sfogliate, provo a
trarre delle sintesi. Il caso Pomigliano, lo scivolamento verso la deflazione,
l’euro che non può morire ma il dollaro che non sta meglio, l’inutile litigiosità
della politica, l’assenza di visuali, il calo produttivo del 70% per qualche
impresa del settore automotive, l’export che tira, ma rappresenta solo
una zattera per un mercato fermo. C’è poi l’inchiesta dove si scopre che la
maggioranza degli imprenditori italiani, più che temere l’insoluto, è certa
di una forte contrazione della domanda in questo 2010.
Se il quadro è questo, allora la sintesi non può che essere:
• il confronto per stabilire come sale o scende la produzione non può essere
applicato sul 2009, ma deve risalire a prima del giugno 2008 (inizio
ufficiale della grande crisi odierna);
• se un bene (vedi autovettura) cade in termini di produzione, con valori
così grandi e in pochissimo tempo, non si tratta più solo di crisi, ma di
un cambio nei gusti e desideri dei consumatori;
• è in atto uno spostamento dei bisogni verso nuovi modelli comportamentali
di consumo più sobri, ecologicamente evoluti, non necessariamente
più semplici sul piano tecnico, ma certamente accessibili e facili nell’uso;
• nel nuovo identikit di prodotto c’è uno stile di vita che cambia.
Non è vero che tale evoluzione sia stata indotta dalla crisi, ma trae forza
da nuovi modelli sociali. Ad esempio, con il taglio delle pensioni, stiamo
modificando le regole sociali di base; nella mia generazione i genitori erano
più ricchi dei figli, oggi stiamo andando verso un modello di società rovesciato.
Che sia giusto o sbagliato non lo so, da sociologo rilevo il cambio
d’impostazione con gusti, pensieri, bisogni completamente diversi.
Per un’azienda che vuole restare sul mercato, qualsiasi sia il segmento
d’attività, il punto è se intercetta o no le nuove tendenze, che ancora non
sono chiare per gli stessi consumatori, alla ricerca di “altro”. Resterà protagonista
chi saprà educare il cliente al suo prodotto e si preoccuperà di
collaborare nel fare insieme qualcosa che serva a entrambi: per l’azienda
che produce e chi consuma. Questo bisogno di formare il cliente però,
non può più essere perseguito con la pubblicità massiccia, come fatto nei
decenni precedenti, perché anche quel modello espressivo è superato.
Il mondo si fa ancora più complesso e selettivo, per navigarci serve utilizzare
tutti gli strumenti conosciuti: un piano di marketing, una politica
commerciale che ne esegua i diversi passaggi, una del personale, una strategia
d’insieme, una di qualità. A ben guardare sono aspetti noti a tutti, ma
non applicati, ecco perché qualcuno resterà e altri scompariranno.
GIOVANNI CARLINI, LIBERO PROFESSIONISTA-AZIENDALISTA, DOCENTE IN
SOCIOLOGIA DEI CONSUMI COME DELLA
DEVIANZA, DIRETTORE DIDATTICO PER ISP ITALIA DI CORSI AZIENDALI ON-LINE,
PUBBLICISTA, CORRISPONDENTE DALL'ESTERO PER SPAZIO TRE, OPINIONISTA
PER SIDERWEB.COM (IL PORTALE
DELL'INDUSTRIA SIDERURGICA ITALIANA)
E ANALISTA DI MERCATO PER LA CASA
EDITRICE TECNICHE NUOVE.
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