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::: Piccoli interventi per “RIGENERARE” IL PARQUET RISTRUTTURAZIONI di Mauro Errico
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Ecco come è possibile
ridare vita
a un pavimento
in Noce nazionale
e Cipresso. Poche
semplici mosse
per trasformare
un pavimento
“trascurato” in una
superficie vintage ...
La crisi nell’edilizia, si sa, ha colpito duro. E ancora continua a colpire;
di nuove costruzioni edili nessuna traccia all’orizzonte, qualche
ristrutturazione, per di più lavori rallentati da una burocrazia
incommensurabile. Per il resto l’orizzonte è ancora alquanto grigio, per
non dire nero. In tutto questo c’è però un segnale positivo del quale, ritengo,
si debba tenerne conto; chi lavora con serietà e professionalità da
sempre, in effetti pur avendo molto meno lavoro rispetto ad alcuni anni
addietro, riesce sempre e comunque a lavorare. Il tutto a differenza di altri
soggetti, che hanno fatto una politica al ribasso sia di prezzi che di
qualità, e che alla luce di quanto avvenuto si sono in pratica eclissati.
Non lavorano più o perché hanno completamente cessato l’attività oppure
hanno addirittura lasciato il mondo del parquet per cercare di inserirsi
in altri settori. Uno dei lavori, che se fatti in maniera adeguata e con
professionalità possono essere remunerativi, è quello relativo al restauro;
anche piccolo, semplice, non importa se non siamo in ambienti storici,
riparare un pavimento in legno risalente agli anni ’60 o al massimo ai
primi anni ’40 del secolo scorso, è pur sempre una prova di abilità.
::: LA MANUTENZIONE È IMPORTANTE
Si sa che ogni tanto qualche intervento di manutenzione all’interno di un
immobile come pareti da imbiancare, mobili da riparare, infissi da revisionare
o pavimenti di legno da rigenerare si rende necessario. Di seguito
vediamo una serie di piccoli interventi rigenerativi, ovvero ripulitura
della superficie con sostituzione di doghe danneggiate o al limite della
fruibilità. Gli interventi sono stati condotti su un pavimento in legno rappresentato
da doghe in autentico Cipresso e Noce Nazionale di pavimenti
risalenti ai primi anni del secolo scorso.
::: L’INTERVENTO SUL LEGNO IN NOCE NAZIONALE
E CIPRESSO
La pavimentazione di legno in Noce Nazionale e Cipresso, era ed è situata
nell’interno di un grande appartamento del centro storico fiorentino;
finitura ovviamente a cera, mai restaurato nel corso dei suoi novanta e
passa anni di vita.
In pratica, a parte il passaggio del classico canovaccio leggermente umido,
nessun altro intervento di manutenzione era stato fatto fino a qualche
mese fa. E per di più dobbiamo aggiungere che data la primaria finitura
protettiva della pavimentazione, eseguita a cera (la classica cera
d’api) con l’impiego di “stracci” inumiditi, si è gradatamente nel tempo
ammalorata la situazione. Sempre all’interno del medesimo appartamento,
erano presenti altri vani pavimentati nella medesima epoca con legno
di Pickpain, molto in voga fino agli anni ’60.
La superficie del pavimento era,
oramai, diventata praticamente
irriconoscibile tanto che era
stata lasciata andare, un peccato
perché il disegno originario a
spina di pesce con alternanza
di listelli in Cipresso chiaro e
Noce Nazionale scuro, non era
poi così male. Certamente all’epoca
di assemblaggio, era una
pavimentazione di grido e unica
nel suo genere.
Bisogna premettere che, una
delle richieste fatte dalla direzione
lavori, o meglio uno dei
divieti imposti, era di non utilizzare
macchine a rullo meccaniche,
e comunque non era possibile
intervenire con i classici
utensili elettrici per ripulire la
superficie del pavimento stesso.
Si voleva cioè ottenere prima di tutto una superficie
rigenerata togliendone lo sporco superficiale,
protetta allo stesso tempo con prodotti a
basso impatto ambientale, ma evitare eccessive
levigature dello spessore del legno e, soprattutto,
intervenire senza ausilio di attrezzature meccaniche.
Ciò per mantenere quanto più possibile l’originalità
della manualità esecutiva nella pavimentazione
di legno. Interventi con levigatrici meccaniche
avrebbero certamente sortito un ottimo effetto di
ripulitura, ma nel contempo avrebbero snaturato
in un certo senso la natura di un pavimento oramai
centenario.
Non solo, ma era importante anche tenere sotto
controllo lo spessore nominale degli elementi lignei
in opera.
I listelli presentavano anche diversi problemi di
“passaggio” del tarlo, anche se ad onor del vero
non si sono rilevate tracce di attività degli insetti
al momento dell’opera. La posa in opera originaria
era stata eseguita con il metodo “flottante” infatti
le singole doghe erano posizionate a terra su
di un leggero telo e tenute assieme
da lamelle in ferro, posizionate a loro volta negli
incastri laterali.
Chiaramente le nuove listelle, riprodotte con il
medesimo legno di Cipresso e Noce ove necessitava la sostituzione in quanto erano completamente danneggiate, sono state
riposizionate al loro posto con l’uso di adesivo vinilico.
Le listelle nuove erano state anche preventivamente “sbassate alla pialla
a spessore” al fine di portarle immediatamente al pari delle listelle rimaste
in opera; questo per evitare ulteriori interventi con macchine levigatrici.
Successivamente sulla superficie delle stanze da restaurare è stata condotta
una specie di raschiatura manuale, ma fatta con uno strumento
modificato che pulisce la superficie delle singole tavole quindi senza utilizzare
carta abrasiva con macchine a rullo o frullini.
Dopo avere fatto presente alla direzione lavori che quindi si sarebbe potuto
osservare una sorta di leggera differenza di tonalità fra alcune zone
della superficie lignea, i lavori di
ripulitura sono stati eseguiti.
L’impiego di aspirapolvere riduceva
al minimo il disagio per l’operatore,
che rimaneva a stretto
contatto con la superficie del
pavimento proprio nella fase di
asportazione dello sporco superficiale.
Sempre nel medesimo
luogo, sono state restaurate
anche alcune stanze pavimentate
con legno di Pickpaine, stesso
formato delle doghe e medesimo
sistema di posa in opera
ovvero flottante.
Gradualmente comunque la superficie
del pavimento in legno
dei vari vani, cominciava ad evidenziare
l’antico colore originario
con un impatto visivo gradevole
per l’osservatore. Nel corso
dei lavori di asportazione
dello sporco superficiale, sono
stati eseguiti anche alcuni interventi di riparazione
quali l’inserimento delle “sverze di legno” per
richiudere delle fenditure, createsi nel corso dei
decenni. Il procedimento è stato adottato in quanto
sia la dimensione delle fessure, sia il diniego a
impiegare prodotti al solvente, non permetteva
l’utilizzo del classico prodotto per impastare dello
stucco.
Inoltre ricorrere all’utilizzo di inserti di legno della
medesima specie, ha permesso di mantenere
quasi integra la superficie del pavimento alla visione
dell’osservatore; evitando il ricorso all’impasto
di stucco, che certamente si sarebbe degradato
quasi immediatamente nel tempo a seguito dei normali movimenti del legno,
si è mantenuto anche l’originalità
dell’intervento primordiale
di posa in opera.
Non dimentichiamo poi che,
salvo alcune porzioni, la quasi
totalità delle pavimentazioni è
sempre flottante pertanto anche
lo stucco non avrebbe dato
garanzie di durata nel tempo.
L’effetto finale della superficie
lignea del pavimento durante i
lavori di pulizia, è sicuramente
apprezzabile nella fotografia in
alto, dove si osserva come varia
la tonalità del legno man
mano che si procede alla ripulitura.
Come si può vedere, già dopo il
primo trattamento protettivo
dato utilizzando una miscela di
cere ed oli, la superficie del pavimento
riprende immediatamente
l’antico splendore. Sussistono
diversi elementi lignei che, apparentemente,
evidenziano una maggiore capacità di assorbimento
ma trattasi di una peculiarità della materia stessa.
Infine con la stesura di altre mani di prodotto,
si raggiunge una nuova “brillantezza” della superficie
lignea. Da adesso in poi toccherà alla proprietà
mantenere questo nuovo splendore con una semplice
manutenzione periodica.
AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE ... |
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