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::: Chi è il MODERNO POSATORE? eventi di Gabriele Marrazzini
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E come può, attraverso
la sua professionalità,
valorizzare un
pavimento di legno?
Questi gli interrogativi
che Mapei ha rivolto
a una vasta platea
internazionale lo scorso
ottobre. Operatori e
associazioni di categoria
europee a confronto ...
Come può un moderno posatore valorizzare, attraverso la sua professionalità,
un pavimento in legno? Quali doti deve possedere e
cosa deve conoscere? E ancora, qual è lo stato dell’arte del settore,
in Italia e in Europa. Questi gli importanti interrogativi che Mapei ha
posto a una vasta platea internazionale giovedì 21 ottobre, a Milano,
presso l'auditorium dell’azienda, in occasione di un convegno che potremmo
definire “interculturale”. Già, perché il Gruppo leader mondiale
nei prodotti per l’edilizia ha invitato a discutere sul tema operatori provenienti
da tutta Europa: c’erano rappresentanti delle associazioni di categoria
tedesche (EUFA P+F), austriache (Bundesinnung der Bodenleger),
inglesi (British Wood Flooring Association), olandesi (VPL, Vereniging
Parketvloeren Leveranciers), spagnole (Federación Española de Pavimentos
de Madera), ceche (Parkettlegerzunft und Fußbodentechnik der Tschech.
Republik), polacche (SPP Stowarzyszenie “Parkieciarzy Polscy”), rumene
(AMPR). E naturalmente italiane, con Federlegno Arredo e Aippl.
Il tema è stato introdotto da Angelo Giangiulio, product manager settore
parquet in Mapei, che ha illustrato la complessità della filiera dei
pavimenti in legno e ha tentato di assegnare a ciascun “attore” un
ruolo preciso: “Il produttore ha il compito di fare ricerca - ha spiegato
- mentre il rivenditore si deve preoccupare di avere un’esposizione
curata e di essere preparato tecnicamente, per affrontare e risolvere i
dubbi e le incertezze del cliente finale; quanto al posatore, dovrebbe
essere sempre informato e aggiornato sulle nuove regole di posa e
quindi proporre al cliente soluzioni innovative. Solo la professionalità
del posatore può valorizzare il prodotto”.
Come si ottiene tutto ciò? Con continui corsi di aggiornamento professionale.
Pensa a
una scuola professionale
europea
Giangiulio, per ora
ancora un sogno,
“…ma il sogno si
può trasformare in
obiettivo e l’obiettivo
si può raggiungere”.
E attorno al tema
della professionalità
e della formazione
sono ruotati
tutti gli interventi
successivi.
::: IL “MODELLO TEDESCO”
Particolarmente significativa a questo proposito la relazione di
Heinz Brehm, presidente EUFA, Associazione per la promozione
della formazione nella posa di parquet e delle altre pavimentazioni
(si legga la sua intervista nelle pagine successive, ndr). Come
quella di Josef Heller, il vicepresidente. Ha illustrato il sistema
di istruzione tedesco Brehm, sottolineando come la sua efficacia
risieda nell’unire la teoria alla pratica: “Ci sono scuole professionali
in ogni Regione - ha sottolineato - che prevedono un percorso
formativo di 3 anni in cui l’apprendista si impegna a 360
gradi, a scuola e in azienda (la specializzazione presso i produttori
è parte integrante del quadro didattico). A conclusione del
percorso, l’allievo deve superare un esame di idoneità che gli dà diritto
al diploma, strumento basilare per l’accesso al lavoro”.
I vantaggi del sistema sono facilmente intuibili: riduzione dei costi di insegnamento
professionale per lo Stato (parte dei costi se la accolla il privato), fedeltà
all’azienda, maggiore produttività dell’apprendista. Un corollario “divertente” è
poi il Concorso europeo di posa, come ha esposto Brehm: “Tutti gli apprendisti
che superano l’esame per il diploma con voto 2 possono partecipare al Concorso
federale, il vincitore sarà il rappresentante tedesco al Concorso europeo”.
::: CI VOGLIONO REGOLE CONDIVISE
Un modello da seguire quello tedesco, purtroppo ancora molto lontano dagli
standard italiani. E proprio agli italiani è “passata la palla”, in particolare ad Alfiero
Bulgarelli e Dalvano Salvador, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione
italiana posatori pavimenti in legno. Il primo ha parlato dei passi
in avanti compiuti dall’associazione italiana, il secondo ha illustrato una serie di
norme di recente approvazione sulla posa dei parquet, intervento integrato da
quello di Stefano Berti, dirigente di ricerca di Ivalsa CNR di Firenze, che oltre a
parlare di specifiche norme, ha sottolineato l’importanza di poter avere regole
condivise in un settore (e in un mondo!) in cui ognuno pare poter dire la sua.
Il contributo di Lorenzo Onofri, a Milano in veste di Consigliere incaricato del
Gruppo pavimenti legno di Edilegno, è stato incentrato su una disamina
dell’evoluzione del mercato dei pavimenti in legno negli ultimi anni:
“Abbiamo davanti scenari in rapida evoluzione: negli ultimi 3/4 anni
è diventato sempre più difficile definire e capire chi è produttore di
pavimenti in legno, in Italia come in Europa; c’è bisogno di maggiore
chiarezza, di regole condivise, a tutti i livelli: dobbiamo sederci
tutti attorno a un tavolo con l’obiettivo ultimo di tutelare
il consumatore e il suo diritto alla salute e all’informazione”.
Rientra in questo “piano d’azione” il Codice
di trasparenza di Edilegno, il risultato di circa
un anno e mezzo di lavoro del Gruppo
Pavimenti, che si pone l’obiettivo di creare
una sorta di carta di identità del pavimento
in legno e di fornire al consumatore
tutte le informazioni necessarie per capire
cosa effettivamente sta acquistando.
Su questo argomento si è soffermato lungamente anche Domenico Adelizzi,
storico collaboratore di Professional Parquet, il cui intervento, particolarmente
apprezzato dalla platea, è stato incentrato sul tema: “Il pavimento
in legno visto con gli occhi del consumatore finale. L’evoluzione
del concetto di qualità e le dinamiche delle contestazioni”.
A chiudere i lavori un ospite di eccezione: il padrone di casa. Giorgio Squinzi,
Ceo del Gruppo Mapei nonché presidente di Federchimica, ha tenuto un’interessante
relazione sull’evoluzione del mercato delle costruzioni a livello mondiale,
toccando anche il tema delle sorti del comparto dei pavimenti in legno.
Nonostante non si vedano schiarite all’orizzonte, almeno per i prossimi due anni,
non è stato completamente pessimista Squinzi: “Bisogna che ci rimbocchiamo le
maniche e ritorniamo a investire, giocando in attacco anziché in difesa”. Mestiere
che Mapei fa da sempre, per esempio investendo due terzi circa della ricerca nello
sviluppo di prodotti e sistemi più compatibili con l’uomo e con l’ambiente.
::: LA “MISSIONE” DELLA STAMPA SPECIALIZZATA
Un piccolo spazio ce lo siamo ritagliati anche noi di Professional Parquet.
Parlare delle strategie di comunicazione in Europa - il ruolo che ci è stato
affidato - non è stato per nulla semplice. Non abbiamo potuto far altro
che partire dalla nostra esperienza personale, iniziata vent’anni fa circa.
Anche nel mondo della comunicazione l’esperienza tedesca ha fatto da
apripista e non a caso: i maggiori produttori di parquet erano tedeschi,
in Germania era (ed è) presente una storica associazione di posatori.
Va da sé che le prime riviste tecniche del settore sono nate in Germania.
Spostandoci in altri Paesi europei dove la produzione di parquet non è
così significativa, troviamo riviste più giovani, che passo passo hanno
cercato di affermarsi e di fornire il loro contributo nei rispettivi mercati.
Ma il compito è stato arduo. Gli Stati Uniti sono un mondo a parte. Lì l’associazione
di categoria (NWFA), che riunisce gli operatori della filiera a
tutti i livelli (produttori, rivenditori e installatori), è sempre stata molto
forte e i numeri americani sono sempre stati molto diversi dai nostri.
Tornando ai nostri giorni, attualmente, a livello europeo, la stampa di
settore è vitale e presente a manifestazioni ed eventi internazionali. Del
resto la missione della stampa specializzata è proprio questa: promuovere
il settore. C’è un ruolo pedagogico: la stampa specializzata è lo strumento
mediante il quale imprenditori, dirigenti, artigiani, rivenditori,
operatori della filiera a tutti i livelli si acculturano. E c’è un ruolo “strategico”:
la comunicazione come fattore di successo delle imprese.
Ma non finisce e non deve finire qui. Chi fa comunicazione deve guardare
avanti, assumersi la responsabilità di essere avanguardia. Devono mutare
le proposte - e le forme - editoriali col mutare dei tempi.
Così come all’avanguardia devono essere il moderno posatore (sono
passati quasi vent’anni e il parquet è stato al centro di un’evoluzione
davvero significativa: da pavimento a complemento d’arredo, da pezzo
di legno a oggetto dei desideri) e la moderna azienda.
Mapei - e si creda, non lo sottolineiamo per dovere di ospiti - ha dimostrato
anche in questa occasione di esserlo, promuovendo un momento
di confronto prezioso, fondamentale per la crescita di tutto il comparto
e foriero, speriamo, di spunti e di sviluppi futuri.
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