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::: GERMANIA: UNA LOCOMOTIVA FERMA IN STAZIONE il dossier di G. Carlini
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L’economia tedesca
è immobile, in linea con
il resto del mondo.
Il vero problema risiede
nel ruolo che questo
Paese svolge in ambito
UE: se si ferma, si ferma
anche l’Europa.
È ancora importante
cercare di collocarsi
su questo mercato
per competere quando
la crisi finirà? ...
La contrazione dei flussi commerciali dall’Europa, monitorati grazie
alla BCE, è nell’ordine del 6% (dati a marzo 2009), con una forte
tendenza al peggioramento, anche perché le politiche poste in atto
dai diversi governi del mondo non sono affatto indirizzate verso l’aumento
dei volumi di commercio. Pertanto ci troviamo con risposte alla
crisi basate su politiche fiscali attive, che hanno una ricaduta molto bassa
sull’interscambio commerciale.
Da queste premesse deriva la forte contrazione di attività industriale della
Germania sofferta in questi mesi. Tirare le somme è semplice: la locomotiva
è ferma perché tutto il mondo sta ripensando il proprio metodo
di sviluppo, ma forse proprio adesso, esattamente quando la produzione
tedesca cala del 7,5% a gennaio, reduce da un -22,8% nell’arco del 2008,
andrebbero ripensate quelle alleanze, joint venture e strategie per meglio
battersi sui mercati internazionali.
Come instancabilmente dichiarato dagli organi di Governo della Germania,
i Länder Orientali possono rappresentare una poderosa e formidabile base
logistica di appoggio verso il profondo est d’Europa.
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::: INVESTIRE IN GERMANIA…
Il parere di Luisa Glasmer
della Camera
di Commercio Italo tedesca di Milano
“Il mercato tedesco (82 milioni di abitanti, con un pil
di 2.423 miliardi di euro) è sempre stato particolarmente
attraente per le aziende italiane, che hanno
spesso optato per un investimento diretto in Germania
al fine di creare una rete di distribuzione capillare
oppure di avvicinarsi a clienti o fornitori importanti.
Inoltre, le ultime riforme sociali e fiscali tendono a ridurre
gli oneri fiscali e il costo del lavoro, rendendo il
Paese più competitivo.
Dal 1990 i nuovi Länder sono sicuramente le regioni
preferite dagli investitori stranieri, poiché combinano
il meglio di due mondi: l’Europa occidentale e quella
orientale. Ai fattori di interesse tipici di un Paese dalla
forte economia (potere d’acquisto a livello europeo,
forza lavoro con buona formazione, molto motivata
ed elevata produttività, ottime infrastrutture e
telecomunicazioni, centri di R&D ai più alti livelli), si
combina l’attrattività degli incentivi per gli investimenti
tra i più interessanti in Europa (IZ Investment
Allowance e Joint Task Program dal 30% al 50% per le PMI e incentivi per R&S).
A questi fattori economici si sommano anche fattori
logistici come la particolare idoneità di questi Länder
come trampolini per i mercati dell’Est Europa, ma con
tutte le facilitazioni e le sicurezze della Germania, anche
a livello di garanzie contrattuali.
Le agenzie di marketing territoriale forniscono inoltre
assistenza nell’identificazione di potenziali partner,
nella scelta delle locazioni, nell’adempimento di pratiche
burocratiche e nell’inserimento nei network associativi
settoriali e locali”.
Per informazioni: www.gtai.de
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::: UNA BASE LOGISTICA VERSO L’EST PROFONDO
Un’impresa si spinge a collocarsi verso l’estero se motivata,
in genere, da questi 3 passaggi:
• produrre in un mercato difficile da raggiungere o per
aggirare eventuali limiti doganali (market seeking);
• accedere a un mercato che è dotato di energie, risorse,
qualità umane e interessanti investimenti da fonte pubblica
(resource making);
• utilizzare quel Paese come base logistica per procedere
oltre, trovando anche nell’imprenditoria locale nuove
energie e progetti.
Negli ultimi decenni le relazioni economiche tra Italia e
Germania si sono costantemente intensificate, sia sul piano
più semplice dell’interscambio, sia, soprattutto, su
quello degli assetti proprietari delle imprese. È quanto emerge
da una ricerca pubblicata il 18 febbraio 2009 dalla
Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK-Italien) e da
DEinternational Italia Srl, condotta sulle imprese italiane
presenti in Germania.
Riguardo ai settori interessati alla sinergia tra i due Paesi,
balza immediatamente all’occhio quanto quello del legno
sia realmente sottorappresentato rispetto al complesso
della nostra partecipazione e in considerazione del tradizionale
impegno all’estero degli imprenditori italiani.
A questo punto, e con questi dati, perché gli imprenditori
del parquet dovrebbero interessarsi alla Germania?
Come meglio ci ha spiegato Luisa Glasmer della Camera
di Commercio italo-tedesca, la Germania è in grado di rappresentare
un’importante piattaforma logistica di lancio
verso il profondo est europeo. I suoi Länder orientali (presenza
italiana nulla), dove sono in azione robusti piani di
sostegno economico alle PMI, rappresentano terreno fertile
per identificare una classe di imprenditori con cui entrare
in joint venture, capaci di pensare in maniera “occidentale”,
per lanciarsi in mercati ancora da valorizzare.
A tutti è nota la piaga della conflittualità, spesso anche sul
piano giudiziale, in atto tra i partner che gli imprenditori italiani
identificarono nell’est d’Europa nell’ultimo decennio.
Questo problema è figlio di un sistema giudiziario
spesso non in linea con la civiltà e l’obiettività del diritto che esiste invece
nell’Europa occidentale.
Se questi aspetti sono chiari a tutti e chi ci è passato ha dovuto mettere
mano al portafoglio per uscirne, sapere di poter contare su un ordinamento
giuridico obiettivo come quello tedesco - e per di più con imprenditori
occidentali, in grado di avere visuali a lungo respiro - cambia completamente
il contesto nel quale si lancia la propria iniziativa e la connessa
resa sull’investimento.
::: FATTORI DI COMPETITIVITÀ
La Germania appare fortemente competitiva, rispetto all’Europa in genere,
come infrastrutture e qualità di vita.
Nella ricerca pubblicata della Camera di Commercio Italo-Germanica sopra
citata, le imprese italiane hanno sottolineato, tra i fattori per cui si
sono recate in questa nazione, la facilità di accesso alla ricerca e sviluppo
per nuove tecnologie, il contesto competitivo, l’assenza di taglieggiamenti
e intrusioni malavitose nella gestione aziendale.
Un altro dato. Una consistente parte delle imprese italiane in Germania (il 31%)
ha maturato questa iniziativa nel corso degli anni Duemila, mentre il 42% nel
decennio precedente. In termini di tipologia di attività avviata, il gruppo di aziende
più “recente” ha scelto di avviare un’impresa completamente ex novo, il
secondo gruppo ha invece preferito rilevare nomi e marchi già attivi. Nel 70%
dei casi gli italiani preferiscono rilevare la totalità della proprietà aziendale.
::: LA NATURA DELLA CRISI
La grandiosa esposizione verso l’estero che caratterizza l’economia tedesca
è la sua fonte principale di guai: essendo l’economia mondiale in forte
rallentamento lo è anche l’industria tedesca. La crisi tedesca è però diversa
da quella anglosassone, se gli inglesi e gli americani hanno troppo delocalizzato,
affidandosi eccessivamente alla finanza e al terziario (per cui
soffrono una “doppia” crisi), le nazioni che hanno conservato un forte apparato
produttivo soffrono meno. Per la precisione, se le caratteristiche
delle difficoltà di chi ha troppo delocalizzato sono anche sociali oltre che
produttive, per chi ha mantenuto un buon tessuto produttivo resta solo la
seconda parte della crisi, ovvero quella di sottoutilizzo della capacità di
produzione. È ciò che il premio nobel per l’economia Paul Krugman chiama
“economia della depressione” (al contrario di quanto abbiamo sempre
sperimentato, oggi la crisi è sul lato della domanda e non da quello dell’offerta,
per cui ci troviamo senza studi ed esperienze adeguate).
Ovviamente non va trascurata la drammaticità della prima parte della
crisi, quella in azione negli USA e in Gran Bretagna, che è di “sistema”,
ovvero per controlli non eseguiti perché aboliti, di sovra esposizione finanziaria
a livello di famiglia e così via.
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::: LE RELAZIONI ECONOMICHE ITALIA - GERMANIA
• Imprese italiane con partecipazioni in aziende tedesche: 1.200;
• Imprese tedesche che partecipano al capitale in aziende italiane: 1.600;
• Dipendenti in Germania che lavorano in imprese a capitale italiano: 140.000;
• Fatturato prodotto dalla imprese tedesche a capitale italiano: 65.000 milioni di euro;
• Settori dove il nostro Paese ha pesantemente investito: alimentari e bevande, abbigliamento, materiali per edilizia, metalli di base,
macchine e apparecchi meccanici, servizi bancari e assicurativi;
• Settori dove la presenza italiana è scarsa: legno e prodotti affini, pelletteria, mobili, carta, editoria e stampa, mezzi di trasporto,
prodotti elettrici, logistica & trasporti, servizi ICT;
• La regione italiana più attiva in Germania è la Lombardia, seguono il Veneto e l’Emilia Romagna.
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::: L’ESPERIENZA ITALIANA
Presentato il quadro macroeconomico complessivo, vi offriamo il parere
di un produttore italiano che opera in Germania da anni, Chimiver Panseri
di Pontida, Bergamo. Abbiamo parlato con Nevio Panseri, co-direttore
generale della società.
Signor Panseri, può raccontarci cosa rappresenta la sua presenza
in Germania?
Nevio Panseri: A oggi Chimiver vende i propri prodotti nel mercato
tedesco attraverso un unico rivenditore, Olivenholzparkett,
nostro esclusivista su alcuni Länder.
Operiamo da diversi anni su questo mercato, ma solo tre anni fa
abbiamo deciso di “investire di più”. Anche per questo abbiamo
deciso di partecipare alle ultime tre edizioni della fiera Domotex
di Hannover, riscuotendo un buon successo, successo che ci ha
spinti a confermare la nostra presenza anche alle prossime due edizioni,
ampliando l'area espositiva da 50 a 100 mq.
Ci siamo inoltre associati al GEV (Gemeinschaft Emissionskontrollierte
Verlegwerkstoffe), ottenendo a oggi 4 certificazioni prodotto in EC1
(“very low emission”). Solitamente il posatore tedesco è molto attento a
questi aspetti, per cui, senza il tipo di certificazioni appena menzionato,
non è possibile operare in questo contesto. Al momento abbiamo altri 2
prodotti in fase di certificazione.
Se ha scelto di operare in Germania ci sarà un motivo…
Nevio Panseri: Per la potenzialità e la competenza del mercato. Nel nostro
settore riuscire a vendere i propri prodotti sul mercato tedesco significa
essere in grado, dal punto di vista tecnico, di affrontare tutti gli
altri mercati europei, soprattutto quelli dell'est, senza problemi. È come
un banco di prova…
Si dice sempre Germania, ma a ben guardare un Länder è diverso
dall'altro. In base alla sua esperienza, dove ritiene sia saggio impegnarsi?
Nevio Panseri: A oggi ci stiamo impegnando
nelle zone di Colonia e Berlino,
Länder di competenza del nostro partner
commerciale, in futuro abbiamo in previsione
di iniziare nella zona di Monaco.

I consumi tedeschi dei prodotti che
producete sono uniformi in tutto il
Paese o ci sono zone di maggior interesse?
Nevio Panseri: Ritengo siano uniformi.
Chimiver si è avvantaggiata di fondi
UE, tedeschi o italiani, sulla base dei
quali ha deciso di posizionarsi in Germania?
Nevio Panseri: No, a oggi ci stiamo autofinanziando.
È alla ricerca di sinergie con altri produttori
per ampliarsi?
Nevio Panseri: In qualità di market leader italiano, riteniamo di essere
in condizione per poter agire in completa autonomia. Ovviamente
siamo alla ricerca di nuovi distributori nelle zone libere.
Per chiudere, cosa significa sul mercato Chimiver come presenza aziendale?
Nevio Panseri: Siamo stile italiano nel mondo, con 50 dipendenti e 15
milioni di euro di fatturato.

::: LA PAROLA ALL’ASSOCIAZIONE TEDESCA
Christoph Windscheif (c.windscheif@bdf-ev.de) è il responsabile dell’ufficio
stampa dell’Associazione Tedesca di parquet, Verband der Deutschen
Parkettindustrie (www.parkett.de). A lui abbiamo chiesto di parlarci
della situazione del comparto dei pavimenti in legno.
Gli operatori tedeschi apprezzano contatti in sinergia con altri produttori
europei? E il Governo favorisce i rapporti di collaborazione
tra produttori di diverse nazionalità?
Christoph Windscheif: Non abbiamo
svolto una ricerca di questo tipo, ma credo
di non sbagliarmi nell’affermare che il
sistema produttivo tedesco è, se non il
più aperto, sicuramente molto disponibile
ad accordi di sinergia.
Nel settore dell’industria, il Governo sostiene
in particolar modo l’export, con il
programma AUMA, www.auma.de.

Quali sono i mercati di sbocco del parquet tedesco e, nel caso di importazione,
da chi comprate?
Christoph Windscheif: La Germania ha esportato in Svizzera per circa
un milione di mq, in Austria per 815.000 mq, in Francia per 564.000 mq,
in Italia per 385.000 e infine in Russia per 241.000 mq.
L’import ha riguardato invece l’Austria per
3 milioni di mq, la Polonia per 1,2 milioni,
la Cina per 776mila e infine l’Indonesia
per 744.000 mq.
La Cina è vostro concorrente?
Christoph Windscheif: La Cina è diventato
un serio competitore per noi, specificatamente
nel settore del low price del parquet.
Se nel 2006 la Germania ha importato
per 435.000 mq, oggi questo valore è
indicativamente di 776.000 mq (in crescita
dell’80%) per un controvalore di 12,1
milioni di euro.
Quanto si usa il parquet in Germania?
Christoph Windscheif: Non abbiamo dati
certi, ma indicativamente il 5% dei pavimenti
tedeschi, nelle abitazioni private,
negli alberghi e negli, uffici è in parquet.

::: IL PARQUET IN GERMANIA
In chiusura, allora, diamo uno sguardo ai
numeri del mercato tedesco dei pavimenti
in legno. I grafici esposti in questa sezione
sono sia di fonte FEP (la federazione europea
delle industrie del parquet) sia gentilmente
offerti dal signor Windscheif dell’Associazione
tedesca.
Analizzando queste cifre (relative al 2007), emergono dei dati su cui riflettere:
• la produzione di mosaico è cresciuta del 12%, l’importazione è cresciuta
del 23,62%;
• l’importazione di parquet massiccio (14 - 22 mm) si attesta su un +42%,
l’esportazione su un + 31,46%;
• I consumi di mosaico sono a +25,69% e di solido a + 31,74%.
Senza ombra di dubbio i dati qui esposti sono migliori di quelli del 2008;
non ci sono ancora statistiche certe su questo, ma solo primi dati non
confermati, ma “disastrosi” soprattutto se si confronta il periodo ottobre
2008/marzo 2009.

Come già detto, la crisi sarà lunga (è prevista in conclusione nel 2011)
e la sua fine non perverrà gratuitamente, nel senso che non basta attendere
che arrivi da sola senza fare nulla perché maturi! Tutte le crisi
finiscono perché ci si lavora sopra, con passione e fatica. Prima del
‘900 le fasi di stasi nel ciclo economico
duravano anche trent’anni senza particolari
difficoltà.
Immaginando che ogni impresa “faccia
la sua parte” per restare attiva, inaugurando
quello stile che la identifichi sul
mercato per innovazione e buon rapporto
costo/prodotto, i dati tedeschi sono
ormai quelli sopra indicati.
Sicuramente però nel dopo crisi, diciamo
verso il 2010 - 2011 questi dati, seppur
diversi negli importi (probabilmente
dimezzati sul lungo trend, rispetto a oggi,
tutti in campo negativo) indicano delle
linee di tendenza che andranno considerate
comunque, pur in presenza di
consumi, gusti e stili cambiati dagli eventi
che stiamo vivendo.
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