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::: Ho una carica “SCOMODA” dalle associazioni di G. Marrazzini
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Così Lorenzo Onofri,
Consigliere incaricato
del Gruppo Pavimenti
di EdilegnoArredo,
definisce
scherzosamente
il suo ruolo. A un anno
e mezzo dall’elezione,
ci parla degli obiettivi
raggiunti, di qualche
dispiacere
e dell’allargamento
della base associativa ...
Abbiamo fatto una chiacchierata con Lorenzo Onofri, Consigliere incaricato
del Gruppo Pavimenti Legno di EdilegnoArredo, per parlare
delle iniziative “in fieri”, come il Progetto Trasparenza, e di quelle
portate a termine, come l’ingresso nel Gruppo dei cosiddetti “importatori”.
È passato un anno e mezzo dalla sua elezione alla guida del Gruppo
Pavimenti, c’è qualcosa che avrebbe voluto fare e non ha ancora fatto?
Lorenzo Onofri: Effettivamente il tempo vola. Non pensavo ci fossero tante
questioni aperte sul tavolo e ora ho più chiaro il motivo per cui quella
di Consigliere incaricato non è una carica molto ambita…
In effetti ci sono molte cose che abbiamo portato avanti, alcune delle
quali verranno concretizzate tra pochissimi mesi, forse già in occasione
di Made Expo. Mi riferisco in particolare al “Progetto Trasparenza”,
che va nella direzione delle nuove politiche europee, e italiane in particolare
(oggetto di discussione proprio in questi giorni), riferite al problema
del made in.
L’iniziativa è nata dall'esigenza di molti associati che non ne potevano più
di vedere circolare sul mercato pavimenti in legno “senza arte né parte”,
muniti di falsi certificati di ogni tipo, che quotidianamente minacciano la
sopravvivenza di quelle aziende che cercano invece di promuovere onestamente
e in modo trasparente i propri prodotti. Non si tratta di esaltare
in maniera indifferenziata il prodotto italiano, quello che vogliamo arrivare
a stilare è semplicemente il modo più corretto attraverso il quale il consumatore
deve essere informato sul prodotto che gli viene presentato. Una
specie di carta di identità del prodotto, trasparente appunto, attraverso la
quale il consumatore può valutare il parquet che sta acquistando e giudicare
se corrisponde o meno ai suoi gusti e alle sue esigenze.
Non parlo dell'ennesimo marchio di qualità, ma di un diverso modo di fare
informazione, che è ciò che manca oggi sul mercato. Poi se il prodotto
è fatto in Italia, Cina o Polonia non ha importanza, l'importante è la corretta
informazione al cliente.
Riguardo alle cose che non ho
saputo fare, sicuramente c'è
quella di non essere riuscito a tenere
il Gruppo Pavimenti compatto
nella partecipazione alla
prossima edizione di Made. Anche
se rispetto, e in parte condivido,
alcune delle motivazioni
che hanno fatto disertare qualche
importante azienda, mi rammarica
il fatto che, essendo Made
“la nostra fiera”, la fiera di Federlegno (così come il Salone del Mobile), avremmo dovuto credere di
più nel progetto a lungo termine, per renderla sempre più importante in
ambito europeo e internazionale.
Ovviamente questo tipo di progetto richiede tempo e risorse, ma se uno
ha ben chiaro l'obiettivo finale di lungo periodo qualche sacrificio
dovrebbe essere disposto a farlo… Questa è solo una mia opinione ovviamente.
Comunque il Gruppo in questa importante questione non è stato compatto
e di questo mi rammarico, oltre ad assumerne la piena responsabilità,
pur avendo fatto del mio meglio affinché ciò non accadesse.
L’iniziativa della quale va più fiero?
Lorenzo Onofri: In generale le cose che stiamo portando avanti sono
guidate più dal buon senso e da reali necessità che non da particolari
programmi “creativi”, non è il momento credo. Tuttavia sono particolarmente
orgoglioso di aver contribuito in modo determinante a spostare
la data di Made 2011. Oltre ovviamente alle pressioni che venivano da
tutta Edilegno, il Gruppo Pavimenti, in un incontro con i vertici di Federlegno
e Made, ha suggerito la soluzione della “staffetta” Cersaie - Made
Expo, come avviene con le fiere Bau e Dometex in Germania.
Visto che Cersaie rimane la fiera più importante del settore ceramico -
che è molto vicino al nostro - con la nuova data si dovrebbe favorire l’afflusso
a Made di operatori che provengono sia dalle zone più distanti
d’Italia, sia da tutti i Paesi del mondo. Quella di unire idealmente Milano
a Bologna, grazie anche al collegamento veloce con il treno, è stata forse
la stoccata decisiva per convincere anche Fiera Milano a concedere lo
spostamento.
::: LO SCENARIO PRODUTTIVO È CAMBIATO
Per chiudere, come vede l’ingresso nel Gruppo dei cosiddetti ‘importatori’?
Trova che la collaborazione tra tutti gli anelli della filiera possa
aiutare la crescita del mercato o gli interessi sono troppo diversi?
Lorenzo Onofri: La questione dell’allargamento della base associativa
per quel che riguarda il settore pavimenti in legno non è una problematica
solo italiana.
All’inizio di settembre si è tenuta per la prima volta a Bruxelles una
riunione tra i responsabili nazionali delle associazioni nazionali dei
produttori di parquet. Erano presenti, oltre a me, il responsabile tedesco,
austriaco, francese e olandese. Sicuramente una minoranza come
numero di Nazioni, ma espressione della maggioranza del “volume” del
mercato europeo.
Il mio intervento ha toccato proprio questo “problema”, che in Italia abbiamo
affrontato con onestà e decisione. Non possiamo più fare finta
che lo scenario della produzione di parquet sia quello di qualche anno
fa. Nel mercato ci sono aziende “commerciali” che vendono milioni di
metri quadrati, così come molti produttori, italiani ma non solo, associati
alle rispettive Federazioni nazionali, che ormai fanno un volume considerevole
della propria attività commercializzando pavimenti in legno
prodotti altrove.
Ne sono scaturiti una serie di commenti a catena che hanno messo in luce
una situazione che riguarda tutte le Federazioni europee. Stanno affrontando
tutti lo stesso problema. Noi in qualche modo abbiamo cominciato
a risolverlo, con il buon senso di chi non può “predicare bene e
razzolare male”.
Con quale scusa Federlegno avrebbe dovuto impedire l’ingresso nel
Gruppo ad aziende che fanno lo stesso tipo di mestiere di molte che sono
già associate? Come definire oggi, anche in base alle norme vigenti,
chi è produttore? E come non rendersi conto del fatto che ormai operiamo
tutti nello stesso mercato, con gli stessi distributori, molto spesso gli
stessi fornitori (specie per chi tratta materiali finiti) e broker?
Meglio allora sedersi allo stesso tavolo e discutere le politiche comuni
da portare avanti piuttosto che farci la guerra all’interno dello stesso
settore, magari con federazioni diverse e concorrenti. Io ho optato per la
linea della chiarezza e dell’apertura a un fenomeno in evoluzione, che
non si ferma solo pensando che non ci riguardi.
Indubbiamente aziende completamente produttrici (che partono cioè
dalla materia prima per arrivare al prodotto finito), come la mia per esempio
(Stile), hanno esigenze diverse e sicuramente molto più complesse
rispetto ad aziende che commercializzano soltanto o eseguono solo
alcune fasi della lavorazione. Ma stiamo lavorando affinché si ristrutturi
completamente il Gruppo e il suo modo di operare.
Riguardo a questo tema specifico, un particolare ringraziamento personale
lo devo a Ivan Todini, portavoce di una “cordata” di aziende commerciali
intenzionate a iscriversi al Gruppo Pavimenti di Federlegno, che ha fatto
in modo che questo processo decisionale procedesse in modo molto più
rapido di quanto non fosse accaduto in passato. Dopo numerosi incontri e
scambi epistolari siamo riusciti a sedere dalla stessa parte del tavolo e
trovare, per primi in Europa, la soluzione più razionale al problema.
C’è ancora molto lavoro da fare per completare il quadro delle nuove regole
da scrivere, ma sarà una bella sfida da affrontare nel prossimo futuro…
::: LA PAROLA AL PROTAGONISTA
Ivan Todini, volto noto nel mondo
dei pavimenti in legno (in
passato ha lavorato per diverse
aziende produttrici e oggi si occupa
di consulenze), è stato uno
dei principali promotori della
“svolta” del Gruppo Pavimenti,
capeggiando la “cordata” di aziende
intenzionate a iscriversi a
Federlegno.
Molte sono state le riunioni preventive,
gli incontri, i confronti
serrati che lo hanno visto come protagonista, tutti mossi dalla convinzione che un allargamento
della base associativa avrebbe potuto portare
più forza e credibilità a tutto il Gruppo e all’intero
settore, specialmente in una delicata fase economica
come quella che stiamo vivendo.
“Ho sempre creduto fortemente nella possibilità di
realizzare un processo di collaborazione all’interno
della filiera che potesse portare nuove idee e sinergie
- ha dichiarato Todini -. Le problematiche attuali necessitano
di un confronto aperto e costruttivo. Un
primo passo in questa direzione è stato fatto, ma non
basta. Sarà fondamentale ora organizzare degli incontri
per portar avanti piattaforme concrete”.
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