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::: RESTAURO A SORPRESA Antichi Mestieri di Mauro Errico
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Non capita tutti
i giorni di poter
toccare con mano,
e restaurare,
un pavimento
in legno di quasi
due secoli.
È successo a Firenze.
Fu una sorpresa per tutti vedere che, sotto a un pavimento in legno
da rigenerare, ve ne era un altro a disegno del quale neppure il proprietario
era a conoscenza… Così è iniziata la storia di una pavimentazione
di legno risalente all’anno 1870, scoperta per caso dopo che
alcuni elementi lignei del pavimento soprastante erano stati asportati.
La proprietà aveva richiesto un intervento rigenerativo, “classico”, di ripulitura
meccanica della superficie in legno di un vano di uno dei tanti
appartamenti all’interno di uno splendido palazzo storico fiorentino ubicato
in piazza San Firenze.
L’immobile in questione è il Palazzo Gondi, edificato nel 1490 da Giuliano
da Sangallo prendendo come esempio altri importantissimi capolavori
dell’edilizia signorile già esistenti all’epoca in città, fra cui Palazzo Medici e Palazzo Strozzi. Tra gli elementi mutuati
da queste opere c’è la forma cubica
impostata attorno a un cortile centrale,
il bugnato digradante su ciascuno dei
tre piani verso l’alto, le finestre centinate
sulle cornici marcapiano, il cornicione.
Rispetto ad altri suoi modelli, però, il
Sangallo ha saputo impostare un’evoluzione
nell’uso di questi elementi, facendone
uno degli esempi più riusciti di palazzi
di quell’epoca. L’elemento più innovativo
è il disegno delle finestre, con il
profilo delle pietre disposto a raggiera,
che assomiglia alle sfaccettature di una
pietra preziosa; le finestre del secondo
piano, inoltre, sono impercettibilmente
più alte, per compensare otticamente lo
scorcio prospettico. Altri elementi architettonici
interessanti sono la “panca di
via”, che crea una specie di zoccolo in pietra attorno al palazzo, e l’altana,
con colonne sulla sommità del palazzo lungo via della Condotta.
Il palazzo - rimasto incompleto per diversi secoli - su via dei Gondi era
affiancato da un antico edificio della famiglia degli Asini, demolito verso
il 1870 per allargare la strada che fiancheggiava Palazzo Vecchio. In questa
occasione è stato ingrandito anche Palazzo Gondi, con la creazione
del terzo portale e la costruzione di una nuova porzione di edificio. Ed è
proprio in questa “nuova” porzione di edificio che è ubicata la pavimentazione
in legno che abbiamo trovato sotto il pavimento in parquet.
::: A PROPOSITO DI PALAZZO GONDI
Soltanto nel 1874 il palazzo poteva dirsi finalmente terminato, con
l’apposizione dello stemma dei Gondi (ancora oggi il palazzo appartiene
ai discendenti della famiglia) su quella che era diventata la cantonata
laterale; si dice che Leonardo da Vinci abitasse in una delle case
distrutte per ampliare il palazzo e che proprio qui avesse dipinto la
Gioconda.
Nel cortile centrale, porticato su quattro lati con colonne corinzie, si trova
una fontana seicentesca, che sfrutta l’acqua proveniente dal Giardino
di Boboli che alimenta anche la Fontana del Nettuno; da qui inizia lo scalone
monumentale verso i piani superiori. Sempre sotto il porticato è
presente una statua togata di epoca romana. Tra le decorazioni interne
del palazzo ci sono un affresco di Matteo Bonechi e alcuni dipinti di autori
italiani e francesi; c'è anche un caminetto monumentale disegnato
dal Sangallo.
A questo punto vi sarà chiaro che, visti i precedenti illustri del palazzo,
nonché le personalità che vi hanno lavorato, l’antica pavimentazione ritrovata
necessitava di un intervento mirato e curato, che richiedeva una preparazione
specifica nel campo del restauro conservativo.
::: UN PREFINITO VECCHIO DUE SECOLI
Non è azzardato affermare che ci siamo trovati di fronte a una delle primissime
pavimentazioni stratificate (già un secolo prima che venisse inventata la
tipologia “prefinita”, a Firenze esisteva già lo stratificato), infatti, come possiamo
vedere dall’immagine in basso, la pavimentazione è così costituita:
• pannellatura in Abete con elementi incrociati;
• lamelle in legno nobile di circa un cm di spessore posate a disegno;
• pannelli dotati perimetralmente di incastro femmina (fatto a mano);
• supporto di posa costituito da una intelaiatura di travetti, sempre in Abete,
posti a sezioni incrociate.
Come si vede nelle foto, mentre veniva asportata la pavimentazione di
legno posta in opera, veniva alla luce la pavimentazione preesistente,
che mostrava evidenti segni di degrado dovuti alla inevitabile usura del
tempo, nonché alla trascuratezza della manutenzione e a qualche intervento
di restauro “improvvisato”.
Il ogni caso il pavimento emanava un certo fascino: non capita tutti i
giorni di poter toccare con mano un manufatto ligneo di quasi due secoli
fa, fatto interamente a mano.
Alcune parti della pavimentazione erano praticamente sfondate, in altre
zone nei pannelli mancavano porzioni più o meno grandi della struttura
in legno nobile (composta da diverse specie legnose che, assemblate,
formavano un particolare disegno).
I legni utilizzati per la costruzione della pavimentazione sono il Noce, l’Acero,
la Rovere e, come detto, l’Abete per il sottostrato, oltre che per la
struttura portante; sottolineo il verbo “costruire”, infatti all’epoca le pavimentazioni
in legno, rare, erano vere e proprie costruzioni fatte a mano
da validi ed esperti pavimentatori.
::: L’INTERVENTO, PASSO DOPO PASSO
Dopo aver asportato l’intera pavimentazione in legno posta sopra l’antico
parquet, sono stati asportati con cura i singoli pannelli, partendo dalle
fasce esterne di rigiro, sempre
in Rovere e Noce, togliendo
poi una a una le singole pannellature,
fermate tra di loro con
strisce di legno di Abete e con
chiodi alla struttura sottostante.
Una volta tolte le pannellature,
si è potuta osservare nella sua
completa superficie la struttura
sottostante portante, è stato
così possibile valutarne lo stato
di tenuta e individuare i punti
che avevano necessità di interventi
strutturali.
I singoli pannelli dell’antico
parquet sono stati preventivamente
numerati, insieme alle fasce (è fondamentale per la successiva fase
di reinserimento potere ritrovare la posizione
originaria di ogni pannello).
Dopo la numerazione, i pannelli sono stati
trasferiti in laboratorio, dove è iniziata la vera
e propria fase di restauro conservativo;
qui ogni singolo pannello è stato esaminato
per definirne i danni (i legni mancanti o da
restaurare, il grado di pulizia ecc.) e per valutare
gli interventi necessari.
Dopo la fase di catalogazione dello stato
strutturale e di valutazione degli interventi
necessari, è iniziato il restauro vero e proprio,
con la fase di lavaggio della superficie
mediante appositi prodotti, non aggressivi,
che eliminano le tracce di adesivo utilizzato
per la posa del parquet sovrammesso, lo
sporco ultracentenario e i residui di vecchie
stesure di cera.
Naturalmente sono stati necessari svariati
passaggi a mano del prodotto, con utilizzo
di paglietta in lana metallica, utensili modificati
al momento per il particolare impiego:
insomma, tutto il necessario per asportare
la quantità di sporco superficiale senza
danneggiare il legno e soprattutto…
molto “olio di gomito”.
Dopo la fase di pulizia superficiale di ogni
singolo pannello, gli stessi sono stati lasciati
all’aria perché si asciugassero lentamente,
senza forzature. Dopo tre/quattro di questi
passaggi i pannelli si potevano ritenere puliti.
::: QUANDO CI VUOLE ESPERIENZA…
Dopo la fase di pulizia, è iniziata quella di revisione della struttura portante,
molto importante perché si va a incidere proprio sul singolo pannello
e se ne determina la durata nel tempo.
Non si trattava soltanto di reinserire dei nuovi pezzi di legno, alcuni pannelli
presentavano infatti delle forti arcuature, quindi è stato necessario
“raddrizzarli” senza romperli, per riportarli all’antica planarità.
E qui sono entrate in gioco l’esperienza e le conoscenze in materia dei
vecchi artigiani. Nelle fotografie si può osservare la particolare struttura
allestita per ritrovare la planarità del singolo pannello, ricorrendo non
solo ai morsetti da falegnameria, ma anche a particolari travetti appositamente
curvati in maniera da ottenere una forza contraria alla direzione
che il legno aveva assunto.
A questo punto è stata la volta del reinserimento dei pezzetti mancanti:
si esegue una cernita dei pezzi, si cercano i legni, si sagomano i pezzi necessari.
Si è passati poi al vero e proprio inserimento nel disegno: ogni singolo pezzetto è stato incollato
con adesivo a basso impatto
ambientale, dopo averlo presentato
e provato.
Queste fasi anno comportato
un impegno notevole di tempo,
dal momento che ogni singolo
pezzetto di legno è stato ricavato
direttamente da piante già
tagliate (come ad esempio il
Noce), appositamente al fine di
avere una tonalità di colore
quanto più possibile prossima
all’originale.
Nel prosieguo dei lavori, di cui
ci occuperemo in un prossimo
articolo, potremo osservare le
fasi di finitura dei pannelli in laboratorio,
con le relative prove
di trattamento protettivo superficiale
e il reinserimento degli stessi nella stanza già pronta a riceverli,
posizionata all’ultimo piano di Palazzo Gondi.
::: BIBLIOGRAFIA
- Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, “I Palazzi parte prima. Arte e storia
degli edifici civili di Firenze”, Alinea Editrice, Firenze 2001;
- Mariella Zoppi e Cristina Donati, “Guida ai chiostri e cortili di Firenze”, Alinea Editrice,
Firenze 2007;
- Marcello Vannucci, “Splendidi palazzi di Firenze”, Le Lettere, Firenze 1995
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