Il progetto dell'architetto

Cogli l’attico

In un attico anni ‘70 la semplice sostituzione della pavimentazione ha rivoluzionato tutto lo spazio, rinnovandolo nella luce e nello stile, conferendo una forte impronta eclettica e contemporanea

È l’alba. Il trillo impertinente della sveglia rompe il mio sonno: ciò che mi aspetta è l’ennesima giornata frenetica, fatta di lotte in cerca di risultati.

Per fortuna oggi posso prepararmi il caffè e sorseggiarmelo sotto il mattiniero cinguettio degli uccellini. Mi siedo fuori in un angolo, per avere la prospettiva completa del terrazzo che dialoga con la casa e viceversa. Il pensiero ritorna all’anno precedente, quando qualcosa non mi appagava, quando capivo che la casa non parlava la lingua mia e di mio marito. Andava personalizzata e sapevamo anche come. È dura metter d’accordo stilisticamente due coniugi architetti! Ma per noi non fu così.
Il progetto
In precedenza l’attico, che col superattico fa parte di un rinomato quartiere anni ’70 a est di Milano, nacque con la classica “multipavimentazione” tipica di quell’epoca; ovvero marmo per sala e corridoi, parquet industriale per le camere, e monocottura variegata per cucina e bagni. I successivi proprietari, durante la ristrutturazione scelsero di rifare tutto con un’unica pavimentazione di cotto Impruneta. Bellissimo di per sé e anche di gran pregio, ma a parer mio poco coerente con un contesto condominiale anni ’70. Fabrizio, mio marito, sapeva che il mio cuore batteva per un parquet maxiplancia color latte. Da anni lo sognavo e avevo giurato a me stessa che prima o poi l’avrei avuto. Poi, d’un tratto, è arrivata una svolta lavorativa, che andava a tutti i costi festeggiata: dissi a Fabrizio che se fosse andato tutto bene, sabato mattina saremmo corsi a Vanzaghello a prenotare il parquet per casa, da un nostro fornitore che reputo tra i migliori produttori di parquet in Italia. Così fu detto e fatto.
La scelta del parquet
Anche se era sabato, la sveglia suonò molto presto. Volevo arrivare ai capannoni della ARE bella fresca e con le idee molto chiare per scegliere il nuovo pavimento di casa. Per individuare “il parquet della mia vita” devo averci impiegato 30 secondi, se non meno. Fu letteralmente un colpo di fulmine! Eravamo stati istruiti sulle varie modalità di cura e manutenzione. Inoltre, siccome in famiglia abbiamo uno splendido Bracco di Weimar che a breve avrebbe avuto tanti cuccioli, il parquet doveva essere solido e resistente non solo nella sua struttura ma anche nella finitura. Avrebbe subìto ripetuti lavaggi giornalieri, dunque lo volevamo a prova di “bomba”. E devo dire che non ci siamo sbagliati optando per la qualità: abbiamo scelto una maxiplancia da applicazione a colla (una bicomponente che sarebbe andata diretta sul cotto, preventivamente trattato a spazzola grattante e acido muriatico per ottenere maggior ruvidità, quindi aderenza). L’essenza in rovere spazzolato, laccatura milk, opaca, lunghezza 2 metri, triplo strato, controbilanciato rovere. Personalmente non seguo necessariamente le mode, dunque sono per una posa che segua lo sviluppo della casa e non per forza la luce, come molti pretendono. In realtà la luce in una casa vira di continuo, specialmente nel nostro attico, dove ne entra tanta. Il bello è proprio godersi l’effetto delle generose plance, posate a correre lungo tutto lo sviluppo degli spazi e osservare come si alternano composte lungo l’intero pavimento, pervadendo ogni ambiente di una particolare lucentezza, che si riflette sulle pareti e sui suoi stessi oggetti. Il semplice cambio della pavimentazione ha apportato all’appartamento un maquillage sorprendente, rinnovandolo nella luce e nello stile con contemporaneità ed eclettismo allo stesso tempo. La scelta di un colore neutro che va a fondersi con gli altri toni tenui della casa, è talmente semplice e non invadente da permettere di operare stilisticamente in diverse direzioni. Permette, infatti, di dare a ogni ambiente una diversa personalità, seppur compatta e armonica grazie a un pavimento omogeneo che ne fa da minimo comun denominatore.
La casa ambiente per ambiente
Come sempre tifo per una pavimentazione unica, e anche in questo caso ci siamo imposti a spada tratta pure su bagni e cucina. Nel modus vivendi di ogni inquilino civilizzato riteniamo, infatti, non sia costume di rovesciare galloni d’acqua sul pavimento, tali da generarne un’alterazione del parquet. Così, al parquet dei bagni abbiamo abbinato la pietra di Gerusalemme, e un mobilio in Technowood atto a resistere all’acqua illimitatamente. Le camere da letto dialogano stilisticamente in modo molto diverso: quella dei genitori ha un carattere più deciso, con un lampadario -mutabilemolto presente nella sua bizzarria (Zettelz, Ingo Maurer) e un contrasto forte tra comodini minimalisti e un guardaroba settecentesco, in noce. La stanza della bimba, più romantica e ovattata, alterna i toni di rosa delle tende e degli sticks al bianco generale. Dalla sala, una scala a chiocciola dà accesso all’ampia cucina circolare, alla skyroom e al terrazzo. Un’eccezione sul colore è stata attuata proprio per il pavimento della cucina. Volevamo creare una rottura cromatica col piano superiore del superattico, sia -diciamo così- per divertimento stilistico, sia per una pura ragione di praticità. Poichè la cucina confina con il terrazzo, era infatti deputata a essere il luogo di maggior passaggio -specie in estate- tra l’interno e l’esterno. Una pavimentazione chiara avrebbe costituito un limite, obbligando tutti a ossessive e continue pulizie. Da qui la scelta di avere le plance cucina in rovere tinto moro, e per evitare l’antipatico effetto impronta (tipico dei pavimenti scuri), abbiamo chiesto la decappatura grigia delle venature, che crea una lieve ma raffinata disomogeneità cromatica, accentua le vene del legno, si abbina molto bene con l’acciaio degli elettrodomestici e mimetizza completamente eventuali impronte. Dalla cucina, poi, si apre una serra removibile, chiamata skyroom -estremamente romantica di sera alla luce della luna- che oltre al tavolo in inverno ospita diverse piante. Il suo pavimento è sospeso, per isolarsi dal freddo e per motivi di praticità è stato rivestito da plance di linoleum autoposante, di effetto legno. Quassù la luce è sempre generosa, per questo abbiamo osato con un pavimento più scuro. Alla fine, anche i nove cuccioli di Weimraner hanno abbondantemente dato sfogo alla loro esuberanza sul parquet di tutta la casa, giocando e correndo ininterrottamente, armati di affilatissime unghiette. Eppure la qualità ha tenuto!

 

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