Associazioni

Quando il guadagno facile rovina il mercato

Una lettera di Luigi Vagnarelli, un collega posatore che lavora da due anni in Australia, ha innescato una iscussione vivace sul forum dei posatori su Facebook, sul ruolo delle Associazioni, sulla tutela del lavoro dei posatori e sulle responsabilità delle aziende. Pubblichiamo qui di seguito la lettera e una selezione delle risposte

Vedo, con nostalgia, discutere dei soliti problemi, ma con maggior professionalità. Siete stati bravi a far crescere l’Associazione e penso che presto aumenteranno i risultati in termini di

qualità e soddisfazione professionale. Sono due anni che -umile artigiano senza patentino- sono assente, fisicamente, dall’Italia. Ma vi seguo da vicino, parchettisti patentati! Quello che sto notando e mi sembra sia sempre più evidente, é che si sta lottando contro i mulini a vento. Ora mi spiegherò meglio e ovviamente prendi tutto quello che dico come una mia semplice e personalissima opinione. I problemi a mio avviso sono i soliti: prima di tutto i prodotti cinesi a basso costo e spessissimo di bassa qualità; in secondo luogo la crisi economica. Questi due fattori portano come conseguenza l’abbassamento dei prezzi della manodopera, tempi di esecuzione ridotti con incremento dei problemi alla consegna dei lavori. Se non ricordo male, l’Associazione come suo intento si prefiggeva il riconoscimento della categoria con l’obbligo di “patentare gli artigiani”, regolarizzando quindi la qualità del lavoro. Bene,ma il problema dei materiali cinesi, la crisi economica e le mutate tempistiche di cantiere, questi criticità non le abbiamo causate noi, dimmi se sbaglio! Che noi ci spacchiamo la schiena sul lavoro e torniamo a studiare per il patentino, mentre dall’altra parte grandi magazzini e negozianti, per fare soldi, acquistano all’estero materiali scadenti perché fanno più quattrini, questo non va assolutamente bene e secondo me vanifica il vostro lavoro. Bisognerebbe trovare un modo di “boicottare” i venditori, grandi magazzini, rappresentanti, aziende con doppia faccia, che quando siamo insieme parlano bene ma alla resa dei conti razzolano male e che appena possono pensano al loro business, lasciandoci con problemi sempre più difficili da risolvere. Ci hanno obbligato a incollare con la bicomponente a discapito della vinilica che a tutt’oggi rimane la più “ecologica”, non soddisfatti hanno reso necessario il primer quando era sufficiente essiccare in modo onesto i materiali che noi posatori, a nostro rischio, assumendoci la responsabilità, dobbiamo installare e così via fino al cambio della classificazione dei materiali. Ricordo con nostalgia la Prima scelta extra Slavonia di Rovere sul lamparquet, mi chiedo “che fine ha fatto?”. Adesso la prima scelta è irriconoscibile, a volte è scura come il wengè altre bianca piena di alburno, ho esagerato ma rende l’idea. Ovviamente tutto questo avviene per ottimizzare di più la produzione, lasciando poi noi posatori a risolvere grane, senza dirci come fare. Immettere materiale sul mercato con una scheda tecnica che si è ridotta e rimpicciolita nel tempo fino a essere un semplice adesivo sul pacco, o peggio omettendola completamente, è veramente un gioco sporco che obbliga poi noi posatori a mille misurazioni, per garantire a posto loro il materiale che vendono, ma che spesso non producono. Mi hai chiesto di dire la mia. Pur non avendo esaurito le cose che avrei da dire, mi fermo qui perché vorrei avere una tua opinione al riguardo. Non vorrei passare per quello che lavorando fuori, snobba l’Italia e fa il sofisticato, io ho sempre lavorato all’estero lo sai, ma più vado lontano e più vedo realtà assurde, come aziende italiane che esportano qualità, lasciando mondezza nel nostro paese. Temo che il grosso del cambiamento debba partire da chi ci governa obbligando, vietando, punendo in primis le aziende che importano materiale scadente. Come può nel suo piccolo un artigiano cambiare questa situazione? Le grandi aziende cosa pensano a riguardo? Gli sono state fatte mai domande dirette in tal senso da parte dell’Associazione? Pensano di iniziare a tutelare chi acquista i loro prodotti e installa i loro materiali o vogliono continuare a stare sul gradino più alto dell’intoccabilità?

Bosisio Parquet Pietro Gregorio: se è premesso sarò breve. Se permettono di importare giocattoli tossici per i nostri bambini e se permettono di taroccare il cibo e le bevande, sai cosa gli importa delle normative per un pezzo di legno? Se togliamo il guadagno a tutti i costi e aggiungiamo un po’ più di coscienza, la professionalità verrà da sé.

Gabriele Marrazzini: è musica per le mie orecchie ciò che scrive l’amico Luigi e le considerazioni di Bosisio. Sono anni che nei miei editoriali sulla rivista Professional Parquet suono i campanelli d’allarme. Noi come casa Editrice pubblichiamo riviste anche in altri settori e garantisco che se non è zuppa è pan bagnato. Siamo nel paese dei furbetti e ogni mercato ha i suoi. Forse i figli dei nostri figli potranno raddrizzare un paese malconcio, ma solo se ci riapproprieremo del senso civico e umano del vivere.

Ghelli Paolo: i produttori hanno associazioni che tutelano i loro interessi che sono molto forti anche grazie alle possibilità economiche di cui dispongono. Noi dovremmo fare altrettanto, almeno per avere avvocati e periti che difendano i nostri diritti. La strada da percorrere è sicuramente lunga almeno fino a quando lo Stato o le Regioni non si decideranno a creare un albo. Dopo la teoria, la pratica. Quelli che non vogliono l’albo professionale sono gli stessi che si permettono di farpassare norme ad hoc con il benestare e la connivenza dei politici che dovrebbero, per il bene comune, tutelare il consumatore decretando la creazione dell’albo.

Bosisio Parquet Pietro Gregorio: io già un po’ di tempo fa ho scritto sul forum di Professional Parquet, noi posiamo in opera un prodotto che sia mono o multistrato fatto da altre aziende. Essendo il nostro lavoro ne abbiamo cura e la nostra esperienza ci permette di consigliare il prodotto giusto per i nostri clienti a seconda dell’ambiente in cui andrà posato. Perché dico “prodotto”? Perché è un’azienda che ce lo “prepara”.Ma se chi lo prepara, lo dà -senza offesa per nessuno- a cani e porci, mi dici come fai a valorizzare il tuo prodotto? È come se vado dal macellaio e gli compro un’auto, o no? Adesso alcune aziende stanno invertendo il senso, ma è come si dice nel mio dialetto: quand l’è scapaa il pursciel, te saret sò il stabiel, ovvero quando è scappato il maiale, chiudi il recinto.

Mauro Errico: buongiorno signori, un caro saluto al lontanissimo ma vicino Luigi. Quanto scritto da te, caro Luigi, è verità che comunque da oltre 25 anni passa immune da riviste, riunioni, ecc. Si perché questi paradossi sono oramai storici. Parliamo, parliamo ma poi? Io ho sempre creduto nella professionalità, per questo sono stato e sono oggetto di “attacchi”, sembra strano ma è così. Del resto dire la verità a diversi, non tutti, dà noia io però sono fatto così e continuerò senza cambiare una virgola. Il settore è pieno di comitati di affari, su questo non vi è dubbio, il prefinito poi ha dato il colpo di grazia non solo ai parchettisti, ma anche a diverse aziende. Solo chi si è diversificato e comunque guarda non solo al prezzo ma anche alla qualità è riuscito sia pure con difficoltà a rimanere aperto. Altri sono scomparsi apparsi e spariti come meteore. Io credo che il futuro dei parchettisti è nelle loro mani e basta. Alle superiori una professoressa mi diceva: “aiutati che Dio ti aiuta”. Perché quando ci sono le riunioni, stranamente, tutti hanno da fare? Perché si dilettano a sparlare del vicino come comari, senza vedere che le aziende, almeno alcune, fanno esclusivamente il lorointeresse? Le associazioni esistono, però o sono comitati di affari oppure vengono “snobbate” perché probabilmente non offrono cene e regalini. A chi ha scritto se ci sono avvocati e periti, dico che questi ci sono da decenni, su Professional Parquet per anni ci sono state personalità a disposizione gratis e adesso ancora ci sono consulenti che rispondono ai problemi. Ebbene, sapete chi scrive e chiede? Solo i privati, mentre i parchettisti si possono contare sulle dita delle mani. Come mai? Per fare, si potrebbe fare tanto, però occorre la partecipazione di tutti, non di pochi volenterosi o di persone che hanno solo interesse personale perché altrimenti sarete sempre una minestra riscaldata, mentre il mercato, piano piano, ve lo portano via. Tutti insieme è possibile cambiare le tante cose che non vanno e che servono affinché il mercato funzioni in maniera decente, se non come in Australia o altri Paesi esteri, almeno molto meglio di adesso. Non abbiate paura di mettervi in gioco, non c’è niente da perdere ma solo da migliorare.

Luigi Vagnarelli: caro Mauro grazie, come sempre, è un piacere leggere i tuoi commenti e ascoltarti. Grazie anche a Gabriele Marrazzini, dalla sua rivista spesso ho preso spunti importanti, sia legali che tecnici. Anchese distante, rimango regolarmente aggiornato sulla nostra situazione ed è stata una piacevole sorpresa quando Simone si è preso l’impegno non indifferente di aprire e amministrare questa finestra così vicina ai nostri problemi, un grazie ancora al nostro Presidente Simone Biagiotti. Quello che volevo puntualizzare e sensibilizzare era il rapporto produttori installatori. Argomento scomodo quanto delicato, poiché è sufficiente una parola messa male che si innescano querele e denunce. Proprio queste ultime sono il problema maggiore che divide le categorie, perché di fatto impedisce una normale e costruttiva discussione. Le aziende si sentono minacciate, giustamente, dal fatto che i parchettisti non sono più ignoranti come 20 o 30 anni fa, ora sono informati, o almeno ci provano, e questo sta mettendo in luce le cattive prassi delle azienda, come il materiale scadente. Quindi tornado alle denunce, il problema rimane del posatore ed eventuali cause hanno costi inaccettabili. Per riprendere il discorso dell’amico Marco, ovviamente è come una barzelletta che chi produce si auto controlla, ci hanno preso per asini? Purtroppo riescono a fare tutto sotto la luce del sole, le leggi glielo permettono, i controlli fanno ridere e la cosa peggiore è che preferiscono esportare i prodotti di qualità all’estero piuttosto che rimanere e investire in Italia, tanto ormai quello che c’era da prendere lo hanno già preso.

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