Il progetto dell'architetto

Il restauro e il parquet

L’uso del parquet in un edificio del 1600: il recupero ai fini abitativi di una porzione di sottotetto accessibile da una piccola apertura

di Massimo Corsico*

Eccoci al terzo appuntamento in cui illustrerò l’uso del parquet in una ambientazione antica. Sì, antica: stiamo infatti parlando di un edificio del 1600 sottoposto a vincolo diretto (D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42). Siamo in centro storico, in un Palazzo che trova i primi riferimento cartografici in una veduta del 1617. Il progetto, curato in collaborazione con l’Ing. Giorgio Rigone, prevedeva il recupero ai fini abitativi di una porzione di sottotetto accessibile da una piccola apertura. La dimensione complessiva del solaio di sottotetto, oggetto dell’intervento, era di circa 60 m2. Pochi metri quadri, ma davvero complessi per la pluralità di approfondimenti richiesti dalle diverse problematiche, non ultime quelle strutturali. Gran parte dell’attenzione progettuale è stata dedicata al consolidamento strutturale del sottotetto: il solaio di calpestio esistente era costituito da un assito su cui erano posati su un letto di sabbia e calce dei medoni in cotto. L’assito appoggiava su un’orditura secondaria di travetti e quindi di travi principali. L’intradosso del solaio, completamente decorato, costituiva originariamente la finitura a vista del locale sottostante al piano primo.

In un’epoca non rilevata fu realizzata una volta a padiglione, anch’essa decorata, la cui struttura centinata estradossale risulta appesa alle travi primarie del solaio tramite delle “biellette” in legno.
Nell’ambito della realizzazione, al fine di creare il volume necessario a ospitare la scala di accesso al nuovo vano, è stata prevista una modifica distributiva che prevedeva la demolizione di un bagno. L’accesso al sottotetto è stato quindi previsto attraverso la realizzazione di un nuovo varco nella muratura di mattoni, in corrispondenza del tamponamento di una antica apertura. L’intervento ha previsto la rimozione controllata della finitura in medoni. Successivamente alla rimozione dell’allettamento di malta e alla pulizia dell’estradosso dell’assito, si è proceduto al controllo dell’integrità delle tavole e quindi alla misurazione della planarità del solaio.

Per garantire il rispetto utile all’utilizzo a fini abitativi del nuovo locale, si è dovuto far sì che lo spessore della nuova stratigrafia dei materiali che sarebbero stati posati sopra all’assito, risultasse molto simile a quello esistente (nell’ordine dei 4-4,5 cm). La tecnica di consolidamento scelta è stata ovviamente quella del rispetto delle caratteristiche fisiche dei materiali, facendo lavorare il legno con il legno tramite l’applicazione, direttamente sull’assito esistente, di un secondo strato di tavolato (spessore 3,5 cm) con andamento ortogonale rispetto a quello esistente. L’intervento ha previsto la rimozione controllata della finitura in medoni. Successivamente alla rimozione dell’allettamento di malta e alla pulizia dell’estradosso dell’assito, si è proceduto al controllo dell’integrità delle tavole e quindi alla misurazione della planarità del solaio. I due strati sono stati resi collaboranti attraverso il serraggio di viti da legno applicate in corrispondenza dei travetti sottostanti. Preventivamente l’assito esistente era stato vincolato ai travetti tramite chiodi ad aderenza migliorata. Il solaio, così irrigidito, è stato collegato alle murature perimetrali attraverso dei perni realizzati con barre piegate ad aderenza migliorata, a loro volta “inghisate” nella muratura e quindi vincolate all’assito tramite dei cavallotti metallici.

Ottenuta una sufficiente planarità della superficie, la scelta migliore che si potesse fare era quindi quella di utilizzare un materiale leggero, applicabile senza la presenza di un massetto, che permettesse lo scorrimento e che garantisse una corretta frizione dovuta ai movimenti della complessa struttura lignea sottostante. “Ça va sans dire” il parquet flottante: in rovere sbiancato, posato a correre per aumentare l’effetto ottico della profondità del nuovo volume recuperato. Anche l’illuminazione segue lo stesso principio, al fine di enfatizzare la visione prospettica.

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*Note sull’autore

Architetto. Laurea Magistrale in Architettura al Politecnico di Milano. Nel 2005 ha iniziato a collaborare prima con IUSS-Pavia e s uccessivamente con l’Università di Pavia. Fino al 2012 è stato professore a contratto del corso “Principi e tecniche di pianificazione urbana” (ICAR/20). Autore di apprezzate pubblicazioni scientifiche. Dal 2017 al 2018 Assistant Project Manager presso J&A consultant sulle commesse Area Falck di Sesto San Givanni, Allianz Refurbishment sede di Trieste, torre Libenskind (TcC) City Life Fit Out – PwC. Nel 2016 ha frequentato il programma EPFIRE – Programma esecutivo in finanza immobiliare e immobiliare della SDA Bocconi. Dal 2016 membro di Commissione del Paesaggio del Comune di Segrate a Milano. Negli ultimi anni, ha lavorato come architetto per la progettazione architettonica preliminare e definitiva di hotel, negozi, abitazioni ed edifici pubblici. Affianca un’esperienza ventennale in architettura e urbanistica, oltre a una solida esperienza analitica che ha sviluppato negli otto anni è stato stretto collaboratore del prof. Vittorio Gregotti sotto il quale ha sviluppato progetti di pianificazione urbana a scala urbana e metropolitana. Tra questi: il Progetto preliminare della centralità urbana di Acilia Madonnetta, Pujang New Town, il progetto definitivo ed esecutivo per lo stadio Agadir, la nuova sede di UBI Banca e la Trasformazione dell’area Cecchetti a Civitanova Marche.

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