La nota legalePosa

Spazi flessibili, al passo coi tempi

Le cause sono un costo per tutti, in termici economici, di spreco di tempo e di energie. La situazione cambierà solo quando tutti gli operatori si decideranno ad assumere un ruolo pienamente professionale e collaborativo.

Incuriosito e attratto dai risultati dell’indagine di Domenico Adelizzi, a mia volta sottopongo all’attenzione dei lettori alcune considerazioni.
Una qualsivoglia riflessione volta a valutare i possibili risvolti concreti degli esiti di tale indagine non è per nulla agevole, anche solo per l’intervallo temporale preso in esame: così decisamente ampio. Non tanto in termini di numero di anni considerati, quanto in termini di nuove condizioni e di nuove circostanze sopravvenute nell’ultimo quinquennio, sia a livello normativo che a livello tecnico. Sottolineiamo pertanto la necessità di distinguere i comportamenti più recenti da quelli meno recenti.
È innegabile infatti che molti degli obblighi gravanti sugli operatori, ancorché ormai risalenti a quasi un decennio fa, basti pensare ad esempio alla scheda prodotto, abbiano cominciato a far sentire il loro peso solo a partire dal 2004/2005. Non escluso grazie anche a una più forte consapevolezza da parte dei clienti (consumatori o meno, non importa) e a una più insistente e capillare attività di informazione e formazione, a vari livelli resa.
Come dire che se nella prima parte del periodo considerato dall’indagine poteva anche starci una più modesta attenzione verso certe questioni tipiche del settore, nel secondo periodo non può accettarsi più.

IL MERCATO NON È PIÙ QUELLO DI PRIMA

Ciò posto, non può negarsi che il dato rilevato da Adelizzi impone un’attenzione e una riflessione ponderate, rivolte a organizzarsi e “armarsi” di quanto necessario per superare questa situazione. A tale scopo vedrei opportuna una distinzione tra i risultati in tre diverse categorie, riconducibili ciascuna a un soggetto diverso. Forse può essere vero sì che, come sostiene Adelizzi, il “comparto dei parquet e pavimenti di legno in genere” non è ancora maturo, ma personalmente ritengo che non si tratti di limiti in termini di capacità ad adeguarsi o a far fronte alle novità, quanto piuttosto di limiti sulla capacità di guardarsi intorno e capire che il mercato non è più quello di prima.
Al di là dei numeri e delle statistiche, a calarsi nel settore e a vivere certe situazioni, sembra quasi che gli operatori non abbiano voluto capire e facciano ancora difficoltà a capire che il consumatore è meno sprovveduto di prima e che nel settore c’è troppa presunzione. Una presunzione che li porta a guardare solo a loro stessi e a oscurare, già sul nascere, ogni possibile dubbio o, peggio ancora, ogni possibile motivo di confronto.
Non per forza con gli altri diretti operatori del settore, ma anche con chi si occupa di informazione e formazione. E non pensiamo solo ai posatori di pavimenti di legno, ma anche ai produttori e ai costruttori edili.

IL VERO PROFESSIONISTA

Sembra un gioco di parole, ma a scendere nei particolari, notiamo che una prima categoria di risultati sembra gravitare all’interno del solito problema della diligenza e dell’attenzione del posatore, quali condizioni e circostanze di un corretto operare, non solo attento alle modalità di svolgimento della propria attività, ma anche a tutto ciò che sta intorno e che precede. Attenzione e diligenza devono porsi anche ben oltre la regola dell’arte, costituendo tutte e tre, nell’insieme, un vero e concreto indice di professionalità: “la professionalità del vero professionista”.
Richiamando quanto già scritto quasi un anno fa, in particolare sulla professionalità del moderno posatore (si veda Professional Parquet n.1, Gennaio/Febbraio 2009, ndr), sembra che non sia neppure da escludersi che in non poche situazioni, in capo a molti operatori, manchi proprio la consapevolezza di coprire un ruolo professionale, ovvero dell’essere soggetti professionali. Con tutto ciò che ne segue.
Per essere realistici al massimo, ancora oggi, a fine 2009, a distanza di oltre dieci anni dal D.M. 101/97 in attuazione della legge 126/91, sono tantissimi i posatori che omettono di rilasciare del tutto una qualsivoglia documentazione informativa in favore del loro cliente. E senza considerare la ingiustificabilità di simile comportamento sotto l’aspetto normativo, non si comprende proprio il perché di questa riluttanza anche sotto un aspetto pratico e di utilità personale dello stesso posatore.
All’interno della stessa categoria di risultati vanno, poi, collocati i problemi relativi agli elementi strutturali dell’edificio perché, come detto prima, il posatore spesso non presta attenzione a ciò che precede e che sta intorno alla sua attività. Personalmente escludo che gli possano essere attribuite competenze e responsabilità su aspetti strutturali e progettuali, ma non escludo per nulla che per il suo corretto agire il posatore, prima di posare, deve considerare l’idoneità “del contesto” destinato a ricevere la sua posa. Sul punto si è già detto abbastanza lo scorso anno, per cui, più che dare risposte sono da muovere gli stessi dubbi: se si procede alla verifica dei luoghi, perché non effettuare un verbale? Se si rilevano delle incongruenze tecniche o delle situazioni dubbie, perché non rilevarle a chi di dovere? Se è vero che a fine posa, soprattutto in un cantiere ancora aperto, sono tante le possibilità che altri addetti dello stesso cantiere possono recare danno a quella posa, perché non preoccuparsi di ottenere un verbale di fine/consegna lavori?

SE IL PRODUTTORE NON INFORMA CORRETTAMENTE…

Quanto alla categoria degli esiti dell’indagine riferibili ai produttori, anche per costoro le censure mosse nel tempo non sono state poche.
È un dato di fatto che spesso la posa non sia avvenuta correttamente perché l’informazione su quel prodotto non era completa o corretta. Talvolta anche con riguardo alla idoneità di certi strumenti per la posa di certi prodotti lignei. In compenso però, qui, l’imminente marcatura CE dovrebbe aiutare a porvi rimedio. In realtà non solo perché essa impone a carico del produttore le informazioni/istruzioni sulla posa, ma anche perché dovrebbe agevolare l’individuazione di un’informazione incompleta o non corretta. Nel persistere di certi produttori su una informazione approssimativa e vaga, al posatore attento non potrà infatti sfuggire che nel mettere in atto quelle istruzioni qualcosa potrebbe non tornare, sia in termini di correttezza di posa sia in termini di strumenti. A quel punto, potrà agevolmente tirarsi fuori da coinvolgimenti in responsabilità non proprie. Ma, cosa ancor più interessante, egli potrà più agevolmente selezionare e distinguere tra prodotto e prodotto, prendendo le distanze da quel che non lo convince tecnicamente. E quando questa non convinzione passerà da lui agli altri tecnici del mercato (pensiamo a progettisti, responsabili di cantiere e imprenditori edili, oltre che agli stessi venditori), difficilmente quel produttore potrà continuare in quel modo senza adeguarsi, correggendo la propria tecnica informativa.

LE “FISIOLOGICHE” LAMENTELE DEL CONSUMATORE

Quanto infine alla categoria di esiti relativi alle lamentele del consumatore, essa si deve prendere come un dato di fatto del mercato, un naturale suo aspetto fisiologico comune a molti settori. È normale e naturale che il consumatore, quando non ha da rilevare un vero motivo tecnico di contestazione, si lasci andare a lamentele di vario genere e fondamento, o per non pagare o per ottenere una riduzione sul prezzo. È frequente in molti settori, in particolar modo laddove il lavoro umano vada a inserirsi su un prodotto materiale.
Tuttavia possiamo ormai ritenere ugualmente come un dato di fatto che la tutela del posatore da simili contestazioni può passare attraverso una corretta documentazione del proprio operare, talvolta a partire dallo stesso iniziale incarico. Certo non può escludersi di incorrere nel consumatore pronto a far causa per niente, ma ciò che non deve ammettersi è che il posatore non abbia niente a propria tutela al di fuori del puro e semplice lavoro svolto.

UN COLLABORATIVO INTERAGIRE TRA OPERATORE E OPERATORE

Alla luce di tutto ciò, è a questo punto inevitabile dedurre che tutti i possibili risvolti giuridico-legali troveranno ampio spazio fino a quando tutti gli operatori del settore non si decideranno ad assumere un ruolo pienamente professionale nel loro agire sul mercato e nel loro interagire all’interno della filiera. Molti effetti comportamentali seguono anche all’incerto e poco collaborativo interagire tra operatore e operatore.
Per tornare alle osservazioni di prima, la carente o fallace documentazione informativa accompagnatoria del prodotto non deve essere strumento neppure per il posatore per ottenere dal produttore o dal venditore uno sconto su quel prodotto, ma strumento per integrare la correlazione e correggere la relazione tra l’uno e l’altro soggetto.
Il vero risvolto giuridico-legale del settore è sicuramente quello economico, dal momento che le cause sono un costo per tutti. Anche chi alla fine ottenesse di veder riconosciuta la correttezza del proprio agire, comunque si troverebbe ad aver sopportato un costo che difficilmente gli verrà ripagato e che è dato anche dal tempo e dalle energie sprecate. Ottenere il rimborso delle spese di causa dalla controparte non può mai coprire tali costi.
Comunque, a non organizzarsi per superare questa situazione, il peggior risvolto negativo finisce, piuttosto, per subirlo indiscriminatamente l’intero settore.

RICORDA!

Al di là dei numeri e delle statistiche, a calarsi nel settore e a vivere certe situazioni, sembra quasi che gli operatori non abbiano voluto capire e facciano ancora difficoltà a capire che il consumatore è meno sprovveduto di prima e che nel settore c’è troppa presunzione.
È un dato di fatto che spesso la posa non sia avvenuta correttamente perché l’informazione su quel prodotto non era completa o corretta. Talvolta anche con riguardo alla idoneità di certi strumenti per la posa di certi prodotti lignei. L’imminente marcatura CE dovrebbe aiutare a porre un rimedio a queste situazioni.

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