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Focus sul Mercato Europeo del Parquet

Focus sul Mercato Europeo del Parquet

Il mondo è cambiato. Il mercato è cambiato. E nulla tornerà più come prima. Lo dicono gli economisti. Lo dice il buon senso. I più forti sistemi economici mondiali come i Paesi in via di sviluppo e quelli più poveri sono stati colpiti e nessun settore, salvo rarissime eccezioni (e l’edilizia non è uno di questi!) è stato risparmiato. Il punto è: come confrontasi con i nuovi scenari? “Il futuro è nelle nostre mani” ammonisce – Carlo Comani, membro del board Fep. Interessante anche lo spunto di un altro italiano, Lorenzo Onofri, presidente del Gruppo Pavimenti Legno, che ai produttori di casa nostra suggerisce di “… creare un polo produttivo italiano importante, magari accorpando aziende o rami di aziende del settore, in modo da aumentare i volumi e le forze per poter competere con i grandi produttori stranieri” (in chiusura del servizio trovate due “illuminanti” commenti).

Ma andiamo per ordine e torniamo in Europa. Da Istanbul – dove si è tenuto, lo scorso 8 giugno, l’annuale congresso della Federazione europea dei produttori di parquet (Fep) – viene una voce di cauto (molto cauto) ottimismo. Un dato è certo: il mercato europeo del parquet, dal 2007 a oggi, si è confrontato con volumi nettamente inferiori a quelli cui era abituato e quello che emerge è un quadro sempre più polarizzato, con alcuni Paesi dell’Europa centrale e settentrionale (Austria, Germania e Norvegia per esempio) con performance prevalentemente positive, contro una corrente più preoccupante che coinvolge le regioni meridionali, Italia e Spagna su tutte. In linea generale, rispetto al 2010, nel 2011 il settore ha tenuto, con una produzione totale che è cresciuta dello 0,58% (ma c’è il +31% dell’Olanda e il -14% della Spagna!) e un consumo che è calato dell’1,65% (segnaliamo anche qui il +15% della Svezia e, per esempio, il -28% dell’Ungheria). “Le nostre stime sono forse un po’ ottimistiche – avverte il presidente Fep Lars Gunnar Andersen – vero è che molti Paesi, soprattutto al nord, hanno avuto un buon 2011. Sicuramente il 2012 sarà un anno di sfide per i produttori europei”.

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