Il progetto dell'architetto

Milano on the rail

Ecco la sfida: trasformare in maniera non convenzionale un normale e ordinario appartamento anni ’70 in uno spazio contemporaneo, intrigante e allo stesso tempo confortevole

Siamo a Milano. Metropoli complicata, frenetica, contraddittoria, scorbutica. Lavoratrice. Esausta. Sono nata qui e vivo qui da quarant’anni, sebbene interrotti da qualche migrazione lavorativa, con ritorno.

La vivo e la lavoro. Milano la respiro e subito la espiro. La amo e la detesto. Ma -da milanese- io posso ben dirlo. La città mi ha fatto crescere e ogni giorno mi sfida, senza lasciarmi tregua. E poi siamo contorti noi milanesi… per forza o per difesa. Pronti a tutto e abituati alle varianti, sempre con un piano “B” in tasca, per non trovarci in fallo, soprattutto noi architetti. Per un architetto, progettare casa è un gran lavoro psicologico, prima che progettuale. Credo fermamente che tra progettista e committente debba generarsi un feeling profondo, basato sulla capacità percettiva del progettista verso i bisogni, i modi, il carattere e le emozioni della persona che commissiona il lavoro. Esiste inoltre una sensibilità arcaica rispetto ai luoghi nei quali si nasce e si vive, che induce a interpretarne le forme e le modalità costruttive, senza bisogno di adattarle necessariamente. Questo legame è forte, fa parte di un’identità culturale che non ci lascia, ma persiste, come il sentimento di amicizia che non si perde nemmeno nel tempo. Questo successe con Orsola Mallozzi, amica che persi di vista e a cui dopo tanti anni, progettai la casa. L’appartamento da ristrutturare è un attico anni ’70 a fianco della ferrovia. Il progettista in questo lavoro è stato Fabrizio Arcoini, mentre io mi sono dedicata allo styling, ricerca e sviluppo. L’attico ha una curiosa forma a “elle”, irregolare, con tanta luce e tanta città. La sfida stimolante è stata quella di trasformare un nor- male appartamento in uno spazio contemporaneo, in- trigante e confortevole allo stesso tempo, in maniera non convenzionale. Il primo grande intervento è stato l’eliminazione della cucina preesistente che grazie all’abbattimento dei due muri all’ingresso ha “acceso” una vera e propria luce naturale in tutta la zona living, azzerando, con la doppia esposizione, l’ombra generata dalla disposizione precedente. I passi successivi richiedevano di ricavare dalle 2 stanze della zona notte anche una cabina armadio, che però non riducesse eccessivamente le camere, dato che una delle due sarebbe diventata lo studio giornalistico home based della proprietà.

 

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