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Tecnologie per il legno-arredo, negativo anche il terzo trimestre

L’indagine trimestrale Acimall documenta un calo degli ordini del 39,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In calo anche i fatturati: -29,8%

Il periodo aprile-giugno 2020 registra un forte calo degli ordini di macchine e utensili per la lavorazione del legno, in linea con l’andamento di tutti i comparti della meccanica strumentale e dell’intera economia in generale: -39,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, sommatoria del meno 34,2 per cento registrato nella domanda estera e del crollo del 59,2 per cento della domanda nazionale: sono i dati contenuti nell’indagine trimestrale realizzata dall’Ufficio studi di Acimall – l’associazione confindustriale delle tecnologie per il legno-arredo.

Il carnet ordini è pari a 2,4 mesi (erano 2,6 lo scorso trimestre) e dall’inizio del 2020 si evidenzia un aumento dei prezzi dello 0,5% (0,8 per cento a fine marzo 2020). In calo anche i fatturati: meno 29,8%.

Un risultato inevitabile, se si pensa alla chiusura totale delle fabbriche nel mese di aprile e alla graduale, lenta ripresa delle attività produttive nel mese di maggio. Un mese di giugno “operativo” non poteva certo risollevare le sorti del trimestre, condizionato da un ricorso alla cassa integrazione e allo smart working che hanno inevitabilmente mutato i modelli organizzativi delle aziende. Non resta dunque che attendere il rimbalzo della domanda che, secondo più fonti, dovrebbe avvenire nei prossimi mesi sia nelle richieste di tecnologie dal mercato interno che da oltre confine.

L’indagine qualitativa riflette le attese degli imprenditori: il 7% degli intervistati indica un trend di produzione positivo (era il 12% nel trimestre precedente), mentre l’86% indica un andamento in calo (era il 69% nel gennaio-marzo); il restante 7% propende per una situazione stabile (era il 19 per cento).

Emerge a sorpresa una “tenuta” sui temi della occupazione: alla fine del primo trimestre di quest’anno il 69% delle imprese prevedeva un calo della occupazione, percentuale scesa al 47% a fronte di un 53% che pensa a una sostanziale stabilità (era il 75% tre mesi fa). Nessuno immagina un saldo positivo degli occupati. Le giacenze risultano stabili per il 27% degli intervistati, mentre il 20 pensa a una crescita e il 19% a una flessione.

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