La nota legalePosa

Qual è il tuo grado di professionalità?

Posare a regola d’arte oggi non é piú sufficiente. Oltre alla competenza sul campo, occorre l’aggiornamento, la conoscenza di prodotti, tecniche, norme…

Delle competenze e delle responsabilità del posatore si è già detto a lungo e in diverse occasioni, sia su questa stessa rivista sia nei momenti di confronto e di dialogo sui diversi temi della posa dei pavimenti di legno.
Si è anche detto come queste responsabilità siano oggi, ben più di prima, il frutto dei nuovi oneri scaturiti dal carico di norme europee rivolte alla tutela del consumatore e, più in generale, del mercato.
In non poche occasioni, poi, chi scrive ha cercato di evidenziare l’importanza e la necessità di acquisire una più forte consapevolezza del senso e della portata della professionalità che tale carico normativo impone per il posatore e, tutto sommato, anche per gli altri operatori della filiera. Ma sembra quasi che non sia mai abbastanza.

INTENDIAMOCI SUI TERMINI

Le espressioni “professionalità” e “competenza” oggi ricorrono sì più di prima tra gli operatori del settore, ma spesso troppo disinvoltamente, talora nel tentativo di giustificare il proprio convincimento su quanto e perché ci si ritenga in grado di sostenere tale carico o, peggio ancora, facendo leva esclusivamente sulle proprie capacità e sulla propria (lunga) esperienza.
Ma, ahimé, un simile ragionamento finisce per essere la base dell’immobilismo dell’imprenditoria artigianale del settore e, forse, anche della incapacità per molti di soddisfare le nuove e sempre più incalzanti esigenze del mercato.
La professionalità – nella casistica giuridica in tema di esecutori di contratto d’opera – appartiene all’agire con diligenza e correttezza (contrattuale), perizia e competenza (ovvero capacità e preparazione tecnica), attenzione e predisposizione di cautele, osservanza delle norme e degli obblighi di legge. Come tale essa non è e non può essere una dote che si ha “di proprio” o che una volta acquisita la si mantiene (e sfrutta) automaticamente e meccanicamente. Essa è molto di più: è il frutto di un continuo e lungo processo evolutivo e di crescita che impone dinamicità di atteggiamento e costanza di impegno, così da poterle dare un serio, reale e concreto riscontro qualificante.
In passato si era parlato di professionalità per effetto di una qualificazione professionale nei soli termini di un percorso scolastico. Ma siccome alla luce di un mercato in continua evoluzione non può più ritenersi corretta neppure questa impostazione, forse è il caso di tornare a parlare, per riscoprirli, del ruolo e della opportunità della qualificazione professionale per il settore della posa dei pavimenti di legno.
Di fronte a chi invoca una qualificazione verificata e confermata da soggetti terzi alla categoria, c’è anche chi la vorrebbe invece lasciata al gioco concorrenziale dello stesso mercato e chi ancora alla stessa particolare categoria di appartenenza, attraverso processi di formazione e di selezione nell’interesse proprio della categoria.
Ma a parte ciò, e a prescindere dalla bontà delle diverse ragioni sottostanti all’una o all’altra soluzione, un contributo al percorso della qualificazione potrà e dovrà per forza di cose venire dalla risposta all’interrogativo posto con lo stesso titolo di apertura: quale professionalità per il moderno posatore?

L’IMPORTANZA DI METTERSI IN DISCUSSIONE

La risposta non può che venire da una riflessione per gradi.
Innanzitutto considerando professionalità e competenza sempre insieme ed entrambe, unitamente, come pressante motivo per un’attenta verifica del proprio modo di operare e per una continua riflessione sulle proprie esperienze, piuttosto che strumento per esaltare le proprie capacità ed esperienze. In altre parole, come motivo per mettersi sempre in discussione (ovviamente, professionalmente parlando), più che per darsi conferme o, peggio ancora, per presumerle.
Se guardiamo al passato del lavoro del posatore dei pavimenti di legno dobbiamo necessariamente pensare a come esso sia stato fortemente basato sul bagaglio o, più esattamente, sul patrimonio esperienziale maturato dal singolo operatore nel moltiplicarsi delle occasioni di impiego e di integrazione delle varie applicazioni tecniche cui è stato di volta in volta chiamato.
Se pensiamo al presente, dobbiamo invece pensare a come esso sia fortemente condizionato dall’evoluzione dei processi di fabbricazione e delle caratteristiche dei prodotti utilizzati per un corretto operare, così che oggi diventa necessario e doveroso per il posatore raggiungere veri e propri momenti di integrazione tra una domanda sempre più particolare ed elaborata e una perizia (intesa nel senso letterale di abilità e capacità) sempre più mirata e professionale.
È innegabile, infatti, che il ruolo del posatore sia sempre più in evidenza per la inevitabile incidenza che la sua opera finisce per avere sul prodotto finito. E se tale incidenza è certamente rimessa alla competenza e alla professionalità del posatore, lo è anche perché inscindibilmente legata e derivante dalla conoscenza del prodotto (inteso in senso ampio e globale) per cui egli è chiamato ad intervenire.
Da qui alla qualificazione professionale il passo è (teoricamente) breve.

PARLIAMO DI QUALIFICAZIONE

La qualificazione deve allora, per forza, presupporre uno standard di conoscenze, abilità e competenze proprie di quel settore professionale in cui il singolo operatore è chiamato a intervenire.
Ma tale standard non può essere solo quello acquisito all’inizio dell’avventura professionale (magari conseguito dopo un intenso tirocinio professionale), ma deve essere anche quello maturato e verificato nell’esperienza dei singoli casi incontrati e vissuti e, soprattutto, sostenuto dal continuo e incessante aggiornamento tecnico-culturale, tecnico-scientifico e tecnico-normativo.
Qualche posatore tende a ritenere che la qualificazione professionale possa conseguire automaticamente da una posa a regola d’arte. Attenzione: la posa a regola d’arte non è la posa nei termini che il posatore, forte della propria personale esperienza, ritiene più corretta; è la posa che tiene conto delle esigenze del cliente, della loro realizzabilità, della corretta progettazione, della corretta e idonea scelta dei materiali, della corretta predisposizione e utilizzazione di macchine, strumenti e attrezzi, della corretta osservanza dei criteri e dei canoni della tecnica più accreditata, della corretta applicazione dei principi di legge (anche se talora previsti solo a tutela del mercato), della capacità organizzativa e gestionale di uomini, mezzi e cantieri.
La posa professionale e a regola d’arte deve poi fare i conti anche con gli imprevisti e, quindi, deve sollecitare le capacità di intervento per porre rimedio alle eventuali inidoneità o le abilità per elaborare soluzioni adeguate ed efficaci. Anzi, proprio per questa essa dovrà anche essere l’occasione perché l’operatore abbia a manifestare esperienza e competenza (sia come formazione teorica che pratica), professionalità (come capacità, preparazione e aggiornamento) e serietà, come si conviene ad ogni professione.

PROCEDERE PER GRADI SUCCESSIVI

La professionalità, allora (a voler seguire questo criterio), oltre a capacità e competenza nel campo richiederà anche capacità di procedere per gradi successivi, con una logica e una coerenza di impostazione che va dalla lettura e comprensione di un disegno tecnico al corretto utilizzo e impiego di strumenti, macchine e prodotti, dalla pianificazione del lavoro alla organizzazione e gestione del singolo cantiere, dalla valutazione delle esigenze del committente alla consegna di un prodotto funzionale e corredato della dovuta documentazione.
Quindi con un procedere che passa attraverso la verifica iniziale dello stato dei luoghi e del prodotto stesso, della sua documentazione accompagnatoria, della possibile realizzabilità (sotto il profilo tecnico e operativo), delle eventuali richieste per particolari materiali per la posa e, a maggior ragione, per particolari tipologie di posa e che procederà senza trascurare che le prestazioni del prodotto finito devono essere mantenute anche dopo la posa in opera.
Non a caso l’obbligo di garanzia riconosciuto dalla legge in favore dell’utilizzatore finale (consumatore) del prodotto installato e la stessa marcatura CE hanno di mira sia la durata sia la corretta fruibilità del prodotto, sia l’efficacia delle sue prestazioni sia il loro mantenimento nel tempo. Solo così potrà correttamente intendersi il senso dell’attribuzione di una vera e propria professionalità agli operatori del settore. Una professionalità che non può certo venire dalla semplice iscrizione ai registri della Camera di Commercio, ma da ben altro che, a propria volta, dovrà scaturire da una personale e mirata scelta operativa, oltre che, ovviamente, dall’acquisizione della consapevolezza della continua evoluzione del mercato e della tecnica e della scienza e, quindi, dalla conseguente necessità di adeguamento e aggiornamento.

NUOVI OBBLIGHI E ADEMPIMENTI

Ma non solo. La professionalità del posatore oggi più di prima deve fare, non di meno, i conti con i nuovi obblighi e adempimenti in tema di sicurezza sul lavoro che, sotto un profilo strettamente organizzativo e gestionale, impongono anche una adeguata capacità per la programmazione e attuazione della prevenzione in azienda e in cantiere.
Intesa e voluta dalla nuova e recentissima legge sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D. Lgs. 81/08) in termini di “idoneità tecnico-professionale”, essa è solo l’ultimo degli aspetti della dinamicità della professionalità dell’operatore esecutore di un contratto d’opera.
Idoneità da manifestarsi e dimostrarsi con la verifica e il controllo – relativamente al datore di lavoro – del possesso di mezzi, strumenti, conoscenze, competenze e capacità per poter operare in sicurezza e, quindi, prima ancora, da realizzarsi – relativamente all’esecutore di un’opera – con la capacità di valutare i rischi propri dell’attività da svolgere e di individuare le idonee misure di protezione in funzione della prestazione da eseguire.

RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE!

La qualificazione professionale, dunque, non potrà che essere il risultato di un procedimento lungo e intenso, che non può prescindere dal possesso di informazioni e competenze tecniche e normative, dalla conoscenza di materiali, di prodotti, di procedure e dalla continuità dell’aggiornamento, oltre che, ovviamente, dalla capacità del correlativo adeguamento ai singoli casi.
Svuotare di contenuto una simile professionalità per pigrizia o negligenza o, peggio ancora, per un atteggiamento rinunciatario verso tutto quello che essa comporta, finirà per essere motivo di danno e per il singolo operatore e per l’intero settore e l’intero mercato.

IN DUE PAROLE…

La professionalità appartiene all’agire con diligenza e correttezza (contrattuale), perizia e competenza (ovvero capacità e preparazione tecnica), attenzione e predisposizione di cautele, osservanza delle norme e degli obblighi di legge. Non è e non può essere una dote che si ha “di proprio” o che una volta acquisita la si mantiene (e sfrutta) automaticamente e meccanicamente.
Essa è molto di più: è il frutto di un continuo e lungo processo evolutivo e di crescita che impone dinamicità di atteggiamento e costanza di impegno, così da poterle dare un serio, reale e concreto riscontro qualificante.

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