Appunti TecniciPosa

Serve un posatore qualificato per fare un parquet di qualità

Il parquet esige da sempre cultura, conoscenza approfondita delle sue caratteristiche e soprattutto la professionalità dei posatori

Seguiamo sempre con grande interesse tutte le iniziative che sono intraprese nel settore parquet, relative alla ricerca e allo sviluppo, che regolarmente le aziende svolgono per mettere a punto prodotti sempre più evoluti sotto il profilo tecnico applicativo, ma soprattutto più rispettosi della salute del posatore e dell’ambiente. Sicuramente meritano anche un plauso, le iniziative per far aumentare per mezzo di corsi e meeting la cultura del parquet a professionisti quali ingegneri, architetti e direttori lavori che hanno importanti compiti progettuali e di controllo su quello che viene fatto. Però, va detto che l’iniziativa di far conoscere alla rivendita questo settore per mezzo di corsi e meeting e con nozioni tecniche applicative, a parte qualche caso, è stata accolta tiepidamente e ha mostrato una scarsa volontà di queste strutture di conoscere tutto quello che è indispensabile per proporre correttamente il parquet, conferendogli il giusto valore e mettendo in evidenza pregi e perché no, anche limitazioni poiché comunque comuni a tutti i tipi di pavimentazione. Riguardo a questa indifferenza, qualche segno di miglioramento si vede, anche se in ritardo e in maniera molto limitata. A tal proposito ben venga l’iniziativa di alcune ditte produttrici di prodotti per il settore parquet e di parquet che oltre a investire risorse nella ricerca allo scopo di presentare sul mer cato prodotti sempre più evoluti, si fanno carico di diffondere cultura e assistenza dei consumatori, compiti questi della rivendita. A nostro parere questa volontà c’è da parte dei produttori di prodotti e materiali per il posatore1parquet e pensiamo che vada al di là dal fatto di dover operare in questo senso solo per controbattere la loro concorrenza. Malgrado questa realtà, operando semplicemente come persone che si occupano solo di problematiche nel settore spesso tutto ciò ci obbliga a una riflessione: ma a chi ha giovato quello che è avvenuto e fatto in precedenza? Ci riferiamo per esempio a quelle situazioni dove il posatore si trova a prendere in considerazione un intervento in cantiere taglieggiato dalla frase: “Se non lo fai tu lo fa un altro”. Ci riferiamo a quelle situazioni dove l’appalto del subappalto crea premesse tipo: “Ti do 20 euro al metro quadro perché a me ne danno 18”. Ci riferiamo a quelle situazioni dove il posatore propone al cliente cicli a minor impatto ambientale e questo gli comporta di operare nella maniera che ha proposto ma senza maggiorazione di prezzo. In questa situazione difficilmente i posatori potranno ricambiare gli sforzi che a monte hanno fatto le aziende per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie, sempre più spesso tutto questo finisce semplicemente con la solita frase propositiva: “Ho 1500 m2 di pavimentazione in parquet, che prezzo mi fai?”. In questa realtà tutto quello che è stato fatto, tutto quello che sarebbe importante per il settore fare non conta niente, né l’operatività delle aziende produttrici, né tanto meno la professionalità del posatore. Incredibilmente da parte dei posatori è una battaglia persa pur disponendo dell’arma dei materiali, dei prodotti e della professionalità. Incredibilmente solo un’impresa di costruzioni riesce a farsi pagare un intervento di pavimentazione in parquet fuori capitolato a un prezzo sicuramente remunerativo, nel modo che vuole lei e in maniera anticipata. Questo dato di fatto, ovvero che la professionalità che distingue molti posatori di parquet impedisce loro di immaginare tali opportunità, penso giustifichi la riflessione: a chi giova l’attuale operatività in essere nel settore parquet al giorno d’oggi? Una riflessione la merita anche la scellerata scelta commerciale di aver diffuso e favorito l’opportunità di far vender il parquet a tutti, senza considerare che questo tipo di pavimentazione esige da sempre cultura, conoscenza specifica delle caratteristiche e delle sue limitazioni e soprattutto la professionalità dei posatori. Abbiamo avuto la presunzione di scavalcare i posatori per darlo in pasto a tutte le strutture di rivendita quali: supermercati, rivendite di varie pavimentazioni e ancor peggio rivendite di materiali edili.A parte poche di queste strutture commerciali, il resto non ha mai dedicato niente per far conoscer al consumatore finale quello può dare una pavimentazione in parquet, ma ha solo pensato a commercializzare alla pari di un barattolo di salsa o di qualsiasi rivestimento ceramico fino ad arrivare a sostituirlo con esso con il solo criterio: si vende. In occasione dell’ultimo CERSAIE di Bologna, nelle falsi vesti di clienti interessati, io e l’amico Paolo Rettondini ci siamo presentati in diversi stand, ma al contrario di quanto potete immaginare: non vendevano parquet ma materiale ceramico per rivestimenti e pavimentazioni. Non avevamo nessuna intenzione di abbandonare il parquet ma al contrario volevamo renderci conto e conoscere meglio un prodotto che già da anni è stato presentato al mercato come alternativa al parquet: la ceramica tipo parquet. Il motivo di questa nostra indagine mascherata, era anche il fatto che, operando nel settore, abbiamo raccolto una miriade di pareri che mettevano in evidenza solo preoccupazione, malcontenti e volontà di non rivendere più il parquet, tutte situazioni che sommate alla crisi hanno messo in evidenza solo una inconfutabile realtà: la perdita di mercato, la perdita di lavoro per centinaia di operatori del settore. Abbiamo dato un insignificante peso e peggio cancellato l’immagine del posatore, trasformandolo in un prestatore di mano d’opera, in questo modo continuerà a passare in secondo piano e il cliente finale tratterà sempre più direttamente con la rivendita o quelle strutture commerciali che proporranno al cliente finale quello che a loro farà guadagnare di più rimanendo dietro una scrivania e qualora il suo cliente riesca a non farsi influenzare dalle sue proposte commerciali e scelga il parquet, non sarà a vantaggio del posatore ma della rivendita la quale con tutta probabilità, nonostante riesca sempre a farsi pagare in modo più che remunerativo e in tutti i modi, sarà sempre alla ricerca di un posatore che le farà gli interventi al prezzo più basso. Di fronte a queste situazioni, nell’immaginario non è un’utopia vedere l’elemento del parquet che reclama a gran voce: “Fate l’esame di coscienza, voi che avete causato tale situazione!”. Di fatto al posatore viene richiesta sempre più professionalità confermata dal fatto che è uscita una nuova norma, la UNI 11556, che definisce i requisiti relativi all’attività professionale del posatore di pavimentazioni e rivestimenti in legno e/o a base legno, in conformità al quadro europeo delle qualifiche. Questa realtà non solo merita delle riflessioni ma esige, da chi di dovere, delle urgenti iniziative che moralizzino il mercato altrimenti questa attuale realtà operativa e di mercato allontanerà sempre di più il possibile cliente finale dal settore parquet e soprattutto dal posatore che, non bisogna dimenticare, è la parte più importante che concretizza il lavoro di tutti. Ecco perché oggi, per il futuro del settore parquet, per tutti gli operatori è d’obbligo porsi queste domande: a chi giova quello che è stato fatto e quello che continuiamo a fare e a chi gioverà se andiamo avanti così?

 

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