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Quando la posa è sbagliata

Se è vero che la qualità è l’unica arma per contrastare i tempi di crisi, allora la sola soluzione per i professionisti sta nell’informazione tecnica e nell’aggiornamento periodico per evitare improvvisazione e danni.

Ultimamente sono stato oggetto di cortesi rimostranze da parte di alcuni addetti ai lavori, perché a loro dire, a volte non presto la dovuta attenzione alla professionalità di chi si fa carico di porre in opera i pavimenti in legno.
Sinceramente non mi pare sia così, anzi le mie osservazioni nascono per lo più da errori madornali nella esecuzione dei lavori di posa in opera, errori che rendono evidenti quelle lacune che ritengo debbano essere colmate.
Nonostante tutto, devo dire che alcune persone perseverano nella loro improvvisazione, che rasenta il ridicolo e questa mia affermazione del tutto bonaria, vuole essere soltanto un ennesimo ammonimento perché si cerchi di comprendere che fino a quando nel mercato sussistono persone improvvisate, nessuno ne trarrà beneficio nel medio e lungo periodo.
Racconto ora di un sopralluogo eseguito presso un’abitazione sottoposta a un normale intervento di ripristino, per valutare lo stato delle pavimentazioni di parquet che, secondo la proprietaria, periodicamente presentavano dei sollevamenti.

Un parquet senza le carte in regola

È stato soprattutto quel termine “periodicamente”, ripetuto dalla signora con insistenza che non mi convinceva ma, nel contempo, mi incuriosiva.
Un pavimento in legno, massiccio o stratificato, non può presentare delle anomalie temporanee; il difetto esiste o non esiste.
Ho preso visione della pavimentazione in legno strati ficata prefinita, costituita da singoli elementi lignei aventi spessore di 10 mm circa, con larghezza di circa 90 mm e di varie lunghezze. La classica tipologia di pavimentazione descritta e caratterizzata nella norma UNI EN 13489:2004 Pavimentazioni di legno – Elementi multistrato con incastro.
Lo strato nobile è costituito dalla specie legnosa di Rovere con il supporto di compensato; ho potuto esaminare il materiale fuori opera prelevando dei listelli da confezioni originarie della fornitura, rimaste come scorta nell’appartamento.
Come spesso accade, nessuna scheda tecnica o del prodotto risultava essere stata consegnata al cliente; quindi, al momento del mio sopralluogo, il materiale non era accompagnato dal documento di identificazione come richiesto dal Codice del Consumo (D.L. del 06 Settembre 2005 n° 206). La proprietaria, alla quale avevo spiegato in cosa consisteva la scheda prodotto, nonostante le richieste fatte al fornitore, non ha ricevuto alcuna risposta in merito. Anzi, sembrava che stesse richiedendo chissà quale documento misterioso.

Esame della pavimentazione

A onor del vero, come possibile osservare nelle fotografie, la pavimentazione di legno si presentava generalmente complanare al piano di posa, non erano presenti evidenti o anomale fessurazioni tra gli elementi di legno, così come neppure deformazioni dimensionali degli stessi. C’è da dire che il mio sopralluogo è stato condotto in inverno, con impianto di riscaldamento in funzione e percentuali di umidità ambientale piuttosto basse. Tuttavia un elemento era interessante: quando le persone ci camminavano sopra, la pavimentazione in legno mostrava un effetto flottante, salvo in alcune porzioni che erano state oggetto di interventi successivi all’ultimazione dei lavori, condotti dagli stessi operatori che avevano posato il parquet. Risultava comunque, da fotografie che la proprietà aveva scattato, che la pavimentazione di legno, in maniera periodica, mostrava sollevamenti, tanto da rendere persino difficile l’apertura delle porte finestre. Proprio per risolvere questo problema era intervenuta la ditta che aveva eseguito l’opera, ma poiché le operazioni non sono poi state condotte nel rispetto dello stato dell’arte, le riparazioni sono tuttora visibili. Come si può vedere dalle immagini, le zone riparate sono esteticamente riconoscibili. È da notare che le porzioni di pavimento che sono state oggetto di questi interventi di ripristino, sono state assemblate tramite incollaggio con adesivo sintetico al piano di posa. In altri punti della pavimentazione in opera, provando a sollecitare manualmente alcuni elementi, ho potuto osservare, invece, che il loro sollevamento era facile e netto e non richiedeva particolare forza.
A questo punto è stato evidente di sistema di posa che il parchettista aveva utilizzato: il pavimento in legno stratificato da 10 mm di spessore, in pratica un due strati, era stato posto in opera con sistema flottante. Il materassino non esisteva ma il problema non era dato dalla sua mancanza quanto, semmai, dal fatto che era stato posato con metodologia flottante un pavimento che notoriamente deve essere incollato – e bene anche – al piano di posa. Tanto per rendersi conto della situazione e del perché il pavimento evidenziasse periodicamente dei sollevamenti, è stata eseguita una stima del contenuto di umidità nel legno in opera, misurandola con l’apparecchio GANN Hydromette HT 65 ed elettrodo a infissione secondo EN13183-2: Legno – Determinazione dell’umidità – Metodo elettrico.
Le misure sono state condotte su alcuni elementi già in opera, scegliendo gli stessi con una dislocazione casuale nell’intera superficie e questo ha permesso di utilizzare validamente il metodo elettrico anziché il metodo EN 13183-1 (metodo per pesata) come indicato nella norma UNI EN 13489 citata.
Per il piallaccio di Rovere, con posizionamento dei selettori nelle specifiche posizioni per il legno di Rovere, varie misurazioni hanno dato il valore medio di stima: UR = 7,3% circa.
Questo valore di stima medio di umidità era ancora assolutamente congruo con i valori limite riportati nella normativa di riferimento per il parquet in oggetto.

Analisi delle cause

Nelle pavimentazioni poste nei vari locali, quindi, non si notavano deformazioni causate da imbarcamento né ritiri tali da produrre fessurazioni tra gli elementi.
Le condizioni climatiche al momento della visita erano in pratica ottimali, tenendo conto tuttavia che era inverno, quindi con condizioni di maggiore secchezza dell’aria; in altre parole di minore presenza di umidità ambientale (il valore di umidità di stima del legno indicherebbe una percentuale di umidità del 40% circa con temperature fra 20°C e 25°C).
Se era vero che gli elementi in opera non mostravano deformazioni anomale, come era confermato dal loro contenuto di umidità, era anche vero che si sviluppavano sollevamenti delle doghe in concomitanza della variazione delle condizioni ambientali igroscopiche, le quali, come risaputo, possono avere influenza sulla stabilità dimensionale dei manufatti lignei.
Dato che il materiale fornito era un formato prefinito a 2 strati (senza controbilanciatura) posto in opera con sistema flottante, era inevitabile che lo stesso evidenziasse problematiche di aderenza al piano di posa. Il sollevamento di porzioni del pavimento in legno che avveniva con cadenza ciclica era dunque da imputare alla posa in opera, ovvero all’errata metodologia impiegata per questo tipo di materiale.
Anche se al committente, al momento della vendita, o al più tardi al momento della consegna, non sono state date istruzioni scritte per la conservazione e per la manutenzione dei pavimenti di legno (così come sarebbe invece previsto dalla ex legge n. 126 del 10 aprile 1991 e dal D. n. 101 dell’ 8 febbraio 1997, oggi Codice del Consumo D.L. 06 Settembre 2005 n° 206) appare evidente che l’errore di posa sia stato fondamentale. Ritengo pertanto che quanto lamentato sia da imputare esclusivamente all’errata metodologia di posa in opera del materiale e del mancato incollaggio degli elementi costituenti la tipologia di parquet specifici. Inoltre, non era nemmeno possibile indicare non tanto l’estensione del fenomeno ma la sua possibile evoluzione nel tempo, dato che la problematica era strettamente connessa alle condizioni ambientali. Purtroppo, alla domanda della proprietà sul come si poteva ovviare il problema, si poteva rispondere solo con la sostituzione integrale della pavimentazione. Questo perché anche se la posa era stata eseguita, come già detto, con sistema flottante, non era possibile ricollocare gran parte della medesima dato l’incollaggio dell’incastro degli elementi lignei.
Quindi il problema si sarebbe potuto risolvere solo attraverso una nuova fornitura di materiale da posare con incollaggio totale, con l’ausilio di uno specifico adesivo sintetico bicomponente e un’adeguata preparazione del piano di posa.
Il lavoro da svolgere, in presenza di arredi completi e del nucleo familiare, era notevole più che altro per l’invadenza degli stessi lavori.
Del resto al fine di rendere la pavimentazione in legno eseguita nel rispetto dello stato dell’arte, occorre procedere nella seguente maniera:

  1. asportazione, numerazione e collocamento in deposito del battiscopa in legno esistente;
  2. asportazione della pavimentazione di legno;
  3. preparazione del piano di posa previa molatura con macchina a disco carborundum, stesura di promotore di adesione;
  4. fornitura di nuovo materiale ligneo, della medesima tipologia specie legnosa e classe di aspetto (scelta);
  5. posa in opera per incollaggio totale utilizzando specifico adesivo sintetico bi componente;
  6. posa in opera del battiscopa.

Tutte queste operazioni possono di fatto essere eseguite soltanto dopo aver tolto i mobili. Possiamo dire che l’errore è da svariate decine di migliaia di euro.
In definitiva abbiamo un ennesimo caso, poichè purtroppo non é isolato, di posizionamento di un materiale stratificato a due strati con un metodo di posa errato. Non si comprende perché queste persone non sappiano, o non riescano, a leggere quelle informazioni che sono riportate in tutte le confezioni e che i produttori inseriscono.
Così come non comprendiamo perché ancora oggi, si debba ricevere risposte negative alla richiesta di esibizione di una scheda prodotto che è prevista da un decreto legge oramai vecchio di nove anni e, addirittura, risalente a una precedente legge del 1991.
Queste sono alcune delle perle, che ritengo siano, anche se non da sole, alla base della causa di una caduta quasi verticale della vendita dei pavimenti in legno: scarsissima informazione da parte di rivenditori non qualificati, abbinata a improvvisati posatori.
A proposito, questi ultimi interpellati sul perché avessero posto in opera un pavimento con sistema flottante quando nei documenti, che poi l’azienda produttrice aveva gentilmente inviato, vi era scritto a caratteri cubitali che doveva essere posto in opera per incollaggio, hanno risposto che loro hanno sempre fatto così! Probabilmente é giunta l’ora di dedicarsi più ad altre categorie di professionisti, che non ai cosi detti posatori. Questi ultimi, purtroppo, sono immuni dalle informazioni tecniche e rigettano di continuo ogni aggiornamento.
Forse sono nati imparati come dicono allegramente da qualche parte, però i risultati non sembrano essere loro favorevoli. Comunque andiamo avanti nella informazione tecnica e nell’aggiornamento periodico dato che solo attraverso la qualità si riesce a contrastare questo periodo non certamente brillante.

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